Varese

Varese, Bilancio partecipato nello Statuto, la Commissione non decide e rinvia

comune di VareseE’ continuato, nel tardo pomeriggio, a Palazzo Estense di Varese, il confronto in Commissione sullo Statuto comunale, spesso definito la Costituzione della città. Un confronto presieduto da Stefano Crespi (Ncd) e che ha visto al suo ordine del giorno due punti. Dopo oltre un’ora di confronto non si è “trovata la quadra” su nessuno dei due punti. Un fatto importante, dato che la riforma dello Statuto – secondo  le intenzioni di tutto il Consiglio – dovrebbe essere approvata all’unanimità.

Primo punto all’ordine del giorno, la proposta del Pd Fabrizio Mirabelli di introdurre lo strumento del bilancio partecipativo. “Nulla di eversivo, dato che in diversi Comuni è uno strumento di partecipazione già previsto, Uno strumento importante, che può contribuire ad avvicinare i cittadini alle istituzioni, tanto di più oggi quando le Circoscrizioni sono state abolite”, ha spiegato Mirabelli. Nella proposta Mirabelli, entro il 30 giugno di ogni anno la giunta deve prevedere a bilancio uno stanziamento per opere o servizi che stiano a cuore ai cittadini. “Una cifra che non può essere mille euro, ma neppure un milione”, ha aggiunto il capogruppo Pd in Comune. Un principio da inserire nello Statuto, lasciando poi ad un regolamento successivo il compito di concretizzare tale principio riconosciuto nello Statuto.

Il confronto registrava voci favorevoli allo strumento, da Nicoletti (Movimento Libero) a Rocco Cordì (Sel), da Ennio Imperatore (Udc) a Francesco Cammarata (M5S).

Assai perplesso sulla proposta, invece, il capogruppo della Lega Nord, Giulio Moroni, che ha dichiarato come “in un sistema elettivo come il nostro siamo noi consiglieri a rappresentare i cittadini e a farci portavoce dei bisogni dei vari quartieri”. Una perplessità che non è venuta meno neppure davanti alla proposta di introdurre il principio che fosse “facoltà dell’Amministrazione comunale introdurre tale principio”. Il capogruppo leghista si è impegnato a confrontarsi con il suo gruppo. E il punto è stato rinviato.

Più rapido il confronto sulla proposta dell’Ncd Crespi di introdurre, nello Statuto, una definizione della famiglia più precisa di quella contenuta nel testo attuale dello Statuto: Crespi ha proposto di citare la Costituzione italiana che parla di una società naturale fondata sul matrimonio. “Una puntualizzazione necessaria, dato che oggi tutto viene messo sullo stesso piano”, ha spiegato Crespi. Un’innovazione che ha trovato subito diverse obiezioni da parte di tutti i commissari. Particolarmente forti le obiezioni del leghista Moroni e del Sel Cordì. Nulla da fare, dunque, per la proposta di Crespi, che – dopo essersi confrontato con gli altri consiglieri e considerata l’importanza attribuita al tema – potrebbe arrivare anche a non votare lo Statuto.

4 maggio 2015
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