Lettere

C’è speranza se questo accade a Milano

milanoLo scrittore Guido Morselli in una nota nel suo diario del 1957, scrisse che l’Italia è “Un Paese adorabile che meriterebbe, di essere meglio abitato.” Morselli in questa riflessione venata di pessimismo, ma di grande originalità ci sembra colga un aspetto non marginale del nostro carattere e s’inserisce, con la sua lapidaria ed incisiva  analisi nel solco della tradizione letteraria dei grandi scrittori che da Machiavelli a Leopardi hanno analizzato la mentalità, il carattere e la moralità della società italiana e degli italiani, stigmatizzandone soprattutto il cinismo e la mancanza di civismo.

Scrive Giacomo Leopardi ne Il Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani , tagliente pamphlet  sull’Italia e gli italiani: “L’Italia è una terra incapace di costruire una convivenza civile, una sana dialettica; un paese dominato dal cinismo, incapace di rispettare e di esser rispettato; un agglomerato di singoli individui ognuno sprofondato nel proprio orizzonte privato, particolare; e dove l’opinione pubblica, la società civile, stenta a trovare la propria maturità, la propria autonomia”.

Come dar torto a Leopardi e a Morselli? Il loro giudizio molto attuale è piuttosto fondato: troppo scarso, ad esempio, è il senso dello Stato, della comunità, del rispetto altrui, calpestiamo la nostra dignità spirituale, sfregiamo i monumenti, abbandonando alla speculazione il paesaggio, tagliando fondi per la cultura, trascurando la scuola, inaridendo le nostre radici culturali e letterarie, lasciando impuniti troppi reati, abbassando il livello etico generale e così via. Spesso si è tentati di condividere il pessimismo inguaribile di alcune grandi personalità che sono state spesso la coscienza critica (inascoltata) del nostro Paese.  Se poi ci soffermiamo a riflettere sullo scempio compiuto recentemente a Milano dai violenti nichilisti italiani e stranieri, che hanno messo a ferro e  fuoco il centro, dovremmo concludere che ormai abbiamo toccato il fondo.

Eppure guardando come ha reagito prontamente e civicamente il cittadino milanese, possiamo dire che se questo è accaduto a Milano c’è speranza per questa bistrattata Italia. E’ possibile risalire la china con un impegno civico, e morale come quello che i cittadini milanesi, uniti nel rifiuto della violenza, della devastazione e del terrore, stanno profondendo nel ripulire la loro città e manifestando perché Milano non venga più violentata e ferita.

Quella dei milanesi è la risposta morale più bella che si poteva dare nel 70° della Liberazione al giovane partigiano Giacomo Ulivi che, alla vigilia della sua fucilazione, avena scritto agli amici: «Tutto noi dobbiamo rifare… Ma soprattutto, vedete, dobbiamo rifare noi stessi: è la premessa per tutto il resto. Credetemi: la cosa pubblica è noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo. Ogni sua sciagura è una sciagura nostra”». Parole eticamente, civilmente e intensamente attuali, a settant’anni da quel 25 aprile.

Oggigiorno i giovani non vengono più allevati, ma si limitano a crescere.  I giovani per lo più sono attratti dalle lusinghe della società dei consumi. Le aspettative per il domani che potrebbero spingere i nostri giovani ad agire con entusiasmo sono state scalzate dalle numerose minacce che il futuro reca con sé: la disoccupazione cronica, la mancanza di significato dell’esistenza determinata anche dalla perdita del senso dell’impegno politico e/o religioso, l’invecchiamento della società, lo sfruttamento delle risorse vitali dell’uomo, l’egemonia del denaro come ultima istanza per dare senso alla vita. Chi non si aspetta nulla dall’avvenire non lavora su se stesso, non s’impegna e non persegue alcun ideale.  In un mondo dove il futuro non è più una speranza, in un mondo senza valori e senso, l’individuo si spersonalizza e sembra compiere le atrocità più terribili. “Privato dei significati che oltrepassano la sua esistenza quotidiana, l’uomo si riempie di disgusto e di livore, e in qualche caso passa alla violenza. E una società che non sappia aprire vie di sfogo alle passioni ideali degli uomini chiede di essere ridotta in macerie dalla violenza.Quando avremo capito questo, l’era dell’omicidio senza movente tramonterà”. (G.Ceronetti).

Alla politica spetta ridare ai giovani, un lavoro, un senso, una speranza. Ma ai  giovani  e non solo a loro, bisognerà dire di  non stancarsi mai di ripetere  quanto  ebbe a dire in proposito John Fitzgerald  Kennedy: “Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese.” Ma perché questo possa avverarsi occorre che quello che sta avvenendo a Milano avvenga in tutta Italia. Bisognerà quindi ripartire dallo Stato, dalla classe dirigente politica e da tutte le agenzie formative: scuola, famiglia e chiesa  le quali dovranno,  tutti insieme, avere il compito di educare alla giustizia ,all’onestà, al rispetto delle regole comuni, e all’adesione ai valori etici condivisi.

Romolo Vitelli

4 maggio 2015
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