Milano

“Turandot” alla Scala per Expo, un’opera al nero che dà poche emozioni

Un momento dell'opera

Un momento dell’opera

Scelta raffinata, la “Turandot” di Puccini alla Scala per l’inaugurazione di Expo, trasmessa in diretta da Rai 5. Presente il premier Renzi, insieme al ministro Franceschini e al sindaco Pisapia, la scelta è stata quella di ricreare per il capolavoro di Puccini un clima pop e noir, come dimostra il cadavere di Liu che resta in scena.

Toni forti quelli scelti per i vari personaggi: Turandot vestita di nero, Ping Pong Pang che si presentano in scena come personaggi di “Arancia Meccanica”, il coro che evoca i grigi protagonisti di un film di Fritz Lang. Un rosso cupo domina a lungo la scena nell’opera con la regia di Nikolaus Lehnhoff e con i costumi di Andrea Schmidt-Futtere.

Quanto al cast, nell’opera alla Scala nessuna voce si è imposta con autorità: la Turandot di Nina Stemme non ha entuaismato il pubblico pur essendo la migliore in scena, generosa e tecnicamente all’altezza Maria Agresta come Liù, al di sotto delle attese il tenore Aleksandrs Antonenko che ha interpretato Calaf (nessun fischio ma soprattutto nessun applauso ha seguito il famoso “Nessun Dorma”).

Apprezzabile la direzione di Riccardo Chailly, molto applaudito alla fine dell’opera, che ha proposto non il finale scritto dal maestro Franco Alfano alla morte di Puccini, ma quello composto da Luciano Berio nel 2001 riprendendo 23 dei 30 schizzi lasciati da Puccini. Un finale che non è stato una novità, essendo stato già eseguito dallo stesso Chailly nel 2003.

 

 

 

 

1 maggio 2015
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