Varese

Varese, Cartoline di Pippo Corigliano, da Ratzinger al grande Montanelli

Pippo Corigliano al Teatro Santuccio

Pippo Corigliano al Teatro Santuccio

Testimone autorevole, indiscusso protagonista del mondo cattolico, Pippo Corigliano ha presentato al Teatro Santuccio di Varese l’ultimo libro Cartoline dal Paradiso (Ares), un incontro organizzato dall’Associazione “InFamiglia” con il Patrocinio del Comune di Varese.

Pungolato dalle domande di Angelo De Amici, Corigliano si è raccontato, ha ripercorso, grazie alle cartoline pubblicate sul settimanale ciellino Tempi, incontri ed esperienze della sua vita, tra pensieri profondi e battute spiritose.

Ingegnere napoletano, è stato per quarant’anni portavoce dell’Opus Dei in Italia. È considerato un grande esperto di comunicazione e segue da sempre le attività formative dell’Opera con i giovani. Ha pubblicato con Mondadori Un lavoro soprannaturale. La mia vita nell’Opus Dei (2008) e Preferisco il Paradiso. La vita eterna com’è e come arrivarci (2010). Assai seguito e letto il suo blog www.pippocorigliano.it.

Non ha dubbi, Corigliano, sull’Italia migliore: è quella del dopoguerra, quando, a fare politica, erano uomini “che avevano della politica l’idea di servizio al Paese”, uomini come Fanfani, Dossetti, Moro, soprattutto La Pira. Ma anche Ettore Bernabei, per molti anni potente direttore generale a viale Mazzini. “Persone di grande rettitudine, interessate al bene comune, uomini di preghiera”.  Tra le esperienze più importanti nella vita di Corigliano, gli ultimi tre Papi. Anche in questo caso, Corigliano ha idee chiare sulla Chiesa: quella di Paolo Vi era “una Chiesa messa in ginocchio, assediata”. Tutto il contrario della Chiesa di san Giovanni Paolo II, il papa polacco, capace di sferrare un contrattacco. Ma le simpatie di Corigliano vanno soprattutto a Ratzinger, grande chiarezza teologica, capacità di stoppare gli attacchi di scientismo e illuminismo. Quanto poi a papa Francesco, “grande capacità di farsi capire, linguaggio semplice, coraggio nel denunciare le ingiustizie”.

Al centro della vita di Corigliano c’è il rapporto con san Josè Maria Escrivà de Balaguer, fondatore dell’Opus Dei. Dovendo sintetizzare, in una definizione, l’uomo che paragona a suo padre, Corigliano parla di “un uomo che sapeva voler bene”, con una grande fede, ma anche una contagiosa simpatia umana. Parlando della sua esperienza nell’Opera, Corigliano evoca la famosa frase dei Blues Brothers, “siamo in missione per conto di Dio”, che tra l’altro sarà anche il titolo del prossimo libro sul tema del lavoro. Tra gli amici laici, intenso il rapporto con il giornalista Indro Montanelli, capace di condividere con il cattolico Corigliano, lui giornalista laico e anticlericale, rapporti di amicizia e frequenti incontri.

Ma non mancano parole di preoccupazione ed allarme per gli attacchi alla Chiesa. “Non mode, ma attacchi che dietro ci sono organizzazioni e pensiero”, dice Corigliano, facendo riferimento ai temi della morale, alle tematiche gender, alla battaglia per approvare la legge sull’omofobia, tutto ciò che discende dal “cambio di paradigma” che si affaccia nel ’68. Per contrastare questi attacchi, Corigliano pensa sia fondamentale che “i cattolici non si dividano e che si dedichino alla preparazione dei giovani”.

25 aprile 2015
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