Gallarate

Gallarate, Pubblico da record per l’apertura della mostra su Missoni al Maga

Luca, Angela e Rosita Missoni inaugurano la mostra al Maga di Gallarate

Luca, Angela e Rosita Missoni inaugurano la mostra al Maga di Gallarate

Risuona una voce dall’altoparlante nel frastuono del vernissage al Maga di Gallarate: “Considerata l’affluenza di pubblico, saranno organizzati gruppi da 50 persone per visitare la mostra”. C’è un pubblico da stadio all’inaugurazione di ieri della mostra “Missoni, l’arte, il colore“, che da ieri (e fino all’8 novenbre) è aperta al Maga di Gallarate.

L’afflusso di pubblico – un pubblico variegato, popolare, che attende paziente di vedere i maglioni colorati dei Missoni, con tantissimi ragazzi giovanissimi – è continuo, ininterrotto, al punto che la struttura resterà aperta fino a mezzanotte. Al di là della passerella (inevitabile ormai) dei politici, al di là dell’ambizione di realizzare una mostra sulla storia d’Italia (sì, perchè questo è un marchio come questo), la mostra è un evento vero, di quelli che nella nostra provincia sono sempre più rari, e che nel capoluogo mancano da tempo inenarrabile.

Senza ombra di dubbio questa mostra sarà l’unico evento dignitoso che il nostro territorio saprà offrire ai visitatori di Expo.

A presenziare al taglio del nastro ci sono i Missoni che, dopo la scomparsa del fondatore Ottavio, restano la moglie Rosita Jelmini Missoni e i figli Luca e Angela. Prendono la parola brevemente. In particolare Rosita, che ricorda, ancora una volta, come il “made in Italy” nasce in uno scantinato e da trecento cambiali firmate in piazza Filodrammatici a Milano (dove c’era l’ufficio di Cuccia). Ma nasce anche da un rapporto speciale con le maestranze, un rapporto di complicità “senza il quale oggi non saremmo qui”, come dice Rosita commuovendosi. Un “made in Italy” fatto di 100 capi in 63 anni, come ricorda Angela, che è un’epopea di creatività e voglia di fare, che dovrà poi passare sotto le forche caudine degli anni Ottanta e Novanta, che buttano la creatività nella centrifuga della speculazione finanziaria. Ma l’ostinato buon senso dei Missoni è riuscito a fare sopravvivere l’impresa e a confermarne il successo planetario. Che ora viene giustamente celebrato dalla mostra di Emma Zanella e Luciano Caramel, che è stata resa possibile da un gioco di squadra, che per una volta è stato fatto e non solo annunciato.

Non è semplice riuscire a individuare il rapporto tra moda e arti visive. In mostra ci sono i quadri che hanno ispirato i primi passi della casa di moda: dai padri nobili come Kandinsky e la creatività del Futurismo italiano, fino a Munari, Veronesi, Rho, Fontana, il grandissimo Vedova. Una galleria ricca e interessante, con opere anche provenienti dalla stessa collezione del Maga. E con alcune opere di Ottavio Missoni stesso.

Ma ciò che certamente più colpisce sono le installazioni del Maga: in un anbiente buio, si incontrano colonne di filo, quasi fossero grandi tronchi con le radici per terra e le fronde tanto alto da essere invisibili, che cambiano colore. E poi grandi triangoli di manichini che indossano i capi Missoni, testimoni silenziosi di una storia di successo. E, ancora, un bellissimo spazio che, al termine della mostra, propone una selezione di arazzi Missoni, con gli oggetti alti rispetto ai visitatori, che possono, con un colpo d’occhio, ammirare i manufatti colorati.

Una mostra che merita di essere visitata, con calma, senza ansia, magari guidati dal lussuoso catalogo pubblicato da Rizzoli. Per godere della bellezza delle opere, ma soprattutto per ricordare cosa è stata l’impresa italiana: grande concretezza, lavoro duro, sguardo rivolto all’arte. Guardiamo la mostra per ricordare anche che quell’epopea cxe la siamo irrimidiabilmente lasciata alle spalle.

FOTO

19 aprile 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs