Varese

Varese, 70° della Liberazione, quattro appuntamenti con lo storico Giannantoni

Franco Giannantoni

Franco Giannantoni

Si moltiplicano gli appuntamenti con il settantesimo della Liberazione, evento che ha fondato la Repubblica e la democrazia. Tra le numerose proposte sono in programma anche quattro incontri con lo storico varesino Franco Giannantoni.

Il primo appuntamento nell’originale itinerario per il 70° della Liberazione che ha come relatore Franco Giannantoni, studioso della Resistenza e dell’Italia repubblicana, è sabato prossimo, 18 aprile alle ore 9, all’interno di un Convegno presso il Comune di Guanzate (Como) per ricordare il Gap “Nino Nannetti” da cui sorse la 52a brigata “Luigi Clerici” passata alla storia per aver catturato Mussolini e i gerarchi di Salò. Figure centrali della giornata il varesino Renato Morandi (“Carletto Del Buono”), comandante della ardimentosa formazione (ora 93enne, già gappista a Varese nei 45 giorni badogliani e protagonista con Quinto Bonazzola, Mario Di Lella, Dionisio Gambaruto dell’assalto alla polveriera di Induno Olona con il cui tritolo fu alimentata la Resistenza lombarda) e Pietro Terzi (“Francesco”), poi Ispettore del Comando “Garibaldi” e Commissario di guerra della piazza di Dongo nelle ore dell’insurrezione, scomparso anni fa. Nell’occasione Franco Giannantoni donerà al Comune di Guanzate l’ultimo messaggio, redatto in matita blu, che Luigi Clerici “Giorgio” inviò il 14 agosto 1944 al comandante Morandi, nel quale invitava i compagni a continuare nella lotta, accludendo 5 mila lire per le spese del gruppo. Catturato con Elio Zampiero il 16 agosto 1944, Clerici e il compagno dopo essere stati torturati, vennero fucilati il 20 agosto 1944 davanti al cimitero di Guanzate da un reparto della XI Brigata Nera “Cesare Rodini” di Como. Nelle stesse ore Morandi ricevette a Cagno in casa della collegatrice partigiana Sara Maestri dove era ricoverato lo scritto di Clerici.

Il 24 aprile, vigilia del 70esimo, Franco Giannantoni (ore 20, 30) sarà ospite del Comune di Lavena Ponte Tresa dove tratteggerà la figura del “garibaldino” valsesiano “Pippo” Platinetti (92 anni, presente all’appuntamento con il suo libro “Io, partigiano senza medaglie”), fra gli ultimi “soldati” di Moscatelli. La storia partigiana di Platinetti rappresenta un esempio raro: il giovane infatti, salito in montagna subito dopo l’8 settembre appena ventunenne, tornò a casa a Liberazione avvenuta. Seicento giorni interi quanto durò l’occupazione nazifascista costellati da imprese ardimentose, fra cui la traversata autunnale in perfetta solitudine delle montagne ossolane già innevate inseguito dai nazifascisti dalla Val Bognanco alla natia Valsesia e il “fermo” il 26 aprile 1945 di un automezzo tedesco che alle porte di Novara stava tentando di rompere l’assedio partigiano, episodio talmente significativo che venne ripreso dallo stesso Vincenzo Moscatelli e da Pietro Secchia nel loro storico “Il Monte Rosa è sceso a Milano”.

Fra gli studenti delle Scuole Medie di San Fermo di Varese, Franco Giannantoni con Angelo Monti e madre Regina Zocchi della Congregazione delle Ancelle di San Giuseppe, affronterà il tema della Shoah e della solidarietà che si espresse fra il 1943 e il 1945 lungo i confini italo-svizzeri e in parte nella città di Varese (il 30 aprile ore 9 nelle Scuole Medie del rione). Mentre la repressione toccò punte altissime con la fattiva collaborazione di prefetti, questori,, podestà, amministratori ariani di beni ebraici, una fitta e coraggiosa rete di sacerdoti di frontiera (Clivio, Saltrio, Viggiù, Voldomino, Ardena, Ponte Tresa ecc, ecc) e di varie “reti” laiche e religiose, da don Pietro Folli all’Oscar di don Natale Motta e don Aurelio Giussani, alla Delasem, dagli studenti universitari della Fuci alla struttura del Clnai di Giuseppe Bacciagaluppi di Caldé, al capo ufficio Anagrafe del Comune di Varese Calogero Marrone “Giusto fra le Nazioni” assassinato a Dachau nel febbraio 1945, riuscì nell’impresa di sottrarre alla morte centinaia di ebrei giunti da ogni parte d’Italia per tentare di raggiungere la Svizzera. Una pagina poco nota che dovrebbe essere patrimonio conoscitivo delle giovani generazioni.

Infine l’ultimo appuntamento, il 26 maggio alla Cooperativa di via Daverio a Casbeno-Bobbiate (ore 17,30): invitato dal Circolo Culturale della Coop nelle persone dei responsabili Doriana Giudici e Roberto Gervasini, Franco Giannantoni affronterà il delicatissimo tema delle responsabilità delle autorità e dei cittadini di Varese nella caccia “Ai maledetti figli di Giuda”. Si trattò di un’attività articolata e complessa che ebbe inizio nell’ottobre 1943 con la consegna ai Comandi Tedeschi da parte della Prefettura e della Questura di Varese degli elenchi del censimento ebraico del 1938 che il Governo Badoglio sciaguratamente non provvide a distruggere dopo l’8 settembre (lo compì solo a giochi fatti nel gennaio del 1944!!!).. Di particolare interesse la spoliazione dei beni mobili ed immobili della comunità israelita con il sequestro e la confisca dei valori, affidati per la gestione alla Cassa di Risparmio delle Province Lombarde, uno dei 19 Istituti di credito incaricati di mettere mano al patrimonio depredato e trasferito per la custodia all’Egeli (Ente grestione liquidazione beni ebraici) con sede in piazza XX Settembre. Tema inquietante, coperto per decenni dal silenzio.

17 aprile 2015
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