Cultura

“Mary” Buonanno Schellembrid, sotto le bombe salvò la Biblioteca Braidense

"Mary" Buonanno

“Mary” Buonanno Schellembrid

Aveva radici in parte varesine, “Mary” Buonanno Schellembrid, la coraggiosa direttrice della Biblioteca Nazionale “Braidense” di Milano che, fra l’autunno del 1942 e la primavera del 1943, nel terrore che la guerra, come purtroppo accadde, portasse i suoi segni terribili nella metropoli milanese, riuscì nel’impresa quasi impossibile, certo straordinaria, di trasferire l’immenso patrimonio in un luogo sicuro salvandolo dalla distruzione.

Ben 170 mila volumi oltre che documenti, incunaboli, quadri di Maria Teresa d’Austria, di Napoleone e altro materiale prezioso, furono caricati su decine di automezzi e portati in varie tappe, imballati in 2500 casse, attraverso viaggi impossibili, nell’Abbazia benedettina di San Giacomo a Pontida dove amorevolmente custoditi dai monaci del priore conventuale Edmondo Paolazzi, assai esperti nella gestione dei libri (fra questi il giovanissimo Paolo Lunardon che ebbe un ruolo speciale nella vicenda), sfuggirono ai bombardamenti Alleati, sino al loro rientro nell’autunno del 1945 a Brera, già in parte ristrutturata.

Perché l’impresa di questa appassionata funzionaria dello Stato non si era conclusa con quel salvataggio ma era proseguita l’8 agosto 1943 quando i bombardieri Usa avevano colpito Milano in ogni punto strategico, compreso la “Braidense” e la Pinacoteca. Un magnifico libro edito da Hoepli (pp. 315, Euro 18,00) e scritto dal professor Luigi Zanzi, marito della nipote Laura, “Mary Buonanno Svchellembrid: la Biblioteca Braidense negli “anni di guerra” dal salvataggio alla ricostruzione”, rievoca con forza e passione l’itinerario seguito da questa donna, devota alla cosa pubblica sino a farne una religione.

Mary Buonanno Schellembrid il 7 agosto, ventiquattro ore prima che le bombe cadessero, era in vacanza a Courmayeur, fra gli amici e i familiari. Un circolo importante: la unica figlia Livia, moglie del penalista varesino Aldo Lozito, i cognati avvocati Enrico Gonzales (lo storico difensore dell’antifascismo italiano, amico di

Turati, Treves, Nenni) e Silvio Gabriolo, i nipoti. Il presagio che l’attacco dal cielo potesse essere vicino, l’aveva preoccupata al punto da rompere gli indugi, lasciare il Monte Bianco e precipitarsi a Milano. Decisione saggia e fortunata perché il suo intervento fu talmente immediato da contenere il fuoco che stava divorando il palazzo. La direttrice, incurante del pericolo, si era rivolta infatti al generale Vittorio Ruggero (che l’8 settembre avrebbe consegnato Milano ai tedeschi) invocando un suo aiuto. I Vigili del Fuoco non sarebbero stati in grado di fare alcunché, pochi e impegnati com’erano su diversi fronti. L’alto ufficiale dispose che il Servizio d’Ordine Pubblico del Comando Militare intervenisse, cosa che fece, il che limitò notevolmente i danni.

Già nel tardo autunno del 1945 la Biblioteca Nazionale di Brera riaprì. Con viaggi altrettanto arditi come erano stati i primi, i 170 mila volumi tornarono al loro posto nelle nuove scaffalature volute dalla Schellembrid che, sfidando condizioni logistiche proibitive, aveva raggiunto Roma e il suo Ministero, per perorare la causa, su una jeep del generale comandante Alleato di Milano Mc Clark.

Col piglio “militaresco” che la contraddistingueva, la direttrice aveva messo mano a importanti opere di restauro fra cui la “Sala Manzoniana” aperta a 65 anni dall’inaugurazione nel 1951 alla presenza del Capo dello Stato Luigi Einaudi e alla redazione del “Catalogo Unico delle Biblioteche d’Italia”. Nel 1955 Dino Buzzati ne aveva elogiato il merito in uno storico elzeviro sul “Corriere della Sera”. Nello stesso anno da Giovanni Gronchi, neo presidente della Repubblica, era giunta, “motu proprio”, la medaglia d’oro per gli altissimi meriti in campo artistico e culturale.

L’età della pensione l’aveva strappata con grande dispiacere alla sua missione. Aveva vissuto fra Milano e Varese, nella villa dei Lozito (e anche sua) al “Gaggianello”, mai rinunciando alla sua forte attività umanistica e culturale, ora rivolta agli amati nipoti Giuseppe, Laura, Maria Vittoria. Morì a Varese a 96 anni nel 1983.

Franco Giannantoni

15 aprile 2015
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Un commento a ““Mary” Buonanno Schellembrid, sotto le bombe salvò la Biblioteca Braidense

  1. giancarlo angeleri il 15 aprile 2015, ore 13:33

    Finalmente un vero ricordo, da Zanzi e dal mitico Giannantoni. Grande Giacometti. Preparati che domani ne parliamo a RMF, dalle 9 e 15 :-):-):-)

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