Varese

Varese, Granata in “Antropolaroid”, al Nuovo ritratto d’attore da giovane

Tindaro Granata

Tindaro Granata

Nuovo spettacolo teatrale di grande interesse: giovedì 23 aprile al Teatro Nuovo di Varese, alle ore 21, la rassegna Gocce targata Ragtime propone lo spettacolo di e con Tindaro Granata “Antropolaroid”.

Lo spettacolo che ha rivelato il grande talento di Tindaro Granata, uno tra i più interessanti attori/autori dell’ultima generazione. La città ha già avuto la fortuna di conoscerlo in occasione di una sua recente reinterpretazione dei “Promessi Sposi” nell’ambito del Festival “Tra Sacro e Sacro Monte” (“Il sugo della Storia”, per la regia di Andrea Chiodi).

Definire “Antropolaroid” non è semplice: forse dovremmo chiamare in causa Charlie Chaplin, ma anche il teatro dei racconti e della terra sicula, o semplicemente un lavoro sull’immaginazione, la musica, la memoria. Uno spettacolo di bellezza struggente, attraversato da un’inquietudine dolorosa, dove a tratti si coglie ugualmente, amaramente, l’occasione di ridere, per la caratterizzazione dei personaggi, il loro susseguirsi veloce sulla scena, per l’abilità stessa dell’attore nel trasformarsi: tante le metamorfosi di Granata che, da solo, racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui poi anche allontanarsi. Con il proposito di andare a Roma, diventare attore, fare del cinema…

Perché dentro questo spettacolo ad alta condensazione e intelligenza teatrali, ci sono, rielaborate con molta sensibilità, schegge di storia dello stesso interprete in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato, vissuto profondamente.

Tindaro Granata passa attraverso i decenni in molteplici ruoli, ad ogni età, maschio e femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti. La novità di uno spettacolo come “Antropolaroid”, che lo differenzia dagli altri monologhi, sta nell’utilizzo di una tecnica, antica, come quella del “cunto”, che viene scomposta e il meccanismo del racconto viene sostituito dalla messa in scena dei dialoghi tra i personaggi del racconto. Non vengono narrati i fatti, ma i personaggi parlano tra di loro e danno vita alla storia.

Francesco Granata nel settembre del 1925 si impicca perché scopre di avere un tumore incurabile. La moglie incinta, sola, si reca spesso al cimitero per bestemmiare sulla tomba del marito. Il figlio Tindaro Granata, nel 1948 viene implicato in un omicidio di mafia, ordinato da un noto mafioso di Patti. Maria Casella nel 44 si innamora di Tindaro che incontra ad una serata di ballo organizzata da suo padre per presentargli il suo futuro sposo, un ufficiale tedesco.

La giovane si oppone al matrimonio, scappa con Tindaro, facendo la “fuitina”. Teodoro Granata nasce l’anno dopo. Diventato adulto, Teodoro emigra in Svizzera. Tornato in Sicilia sposa Antonietta Lembo e con l’aiuto del Signor Badalamenti apre una falegnameria. Tindaro Granata nasce nel settembre del 78. Adulto, parte per il servizio militare, si imbarca per due anni sulla nave Spica, e qui incontra il nipote del boss del suo paese di origine, Patti.

Il giovane Tino (nipote del boss) dopo che il padre viene indagato per delitti di mafia si confida con Tindaro. Ma questo è il giorno in cui Tindaro parte per Roma, vuole diventare un attore. Tino si suicida, impiccandosi.

4 aprile 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs