Lettere

Rivoluzione culturale, interviene un lettore

belliCaro direttore, vorrei dire la mia sulla lettera di Bruno Belli a Giulio Moroni, da persona semplice quale io sono, e spero che i lettori perdoneranno la mia prosa e magari anche gli eventuali errori.

La prima cosa che vorrei dire è che negli anni ho seguito, quando ho potuto, gli incontri organizzati da Belli allo Zamberletti, la stagione teatrale e quella musicale, gli incontri di poesia, i concerti e le conferenze dell’università della terza età e quelli più sporadici presso la sala Montanari, gli incontri organizzati da Floreat della sempre sorridente e generosa Luisa Oprandi e anche il cinema all’aperto e al chiuso di filmstudio. Ho sempre avuto da imparare e questo mi ha donato un po’ di felicità e conforto contro l’età avanzante.

L’altra sera io e mia moglie ci siamo separati: lei è andata a teatro, dove c’era un balletto, io in Basilica dove c’era un concerto. Se avessi voluto, quello stesso giorno c’era anche un altro concerto nel tardo pomeriggio e un incontro in Sala Montanari (questa per me si chiama ricchezza). Rientrati a casa eravamo felici: lei per quello che aveva visto e io per quello che avevo sentito (un concerto di giovani bravissimi provenienti da ogni parte del mondo). Ebbene, leggendo il progetto di Belli ho come percepito che perderemo qualcosa mentre non ho capito cosa guadagneremo. Ho sentito il gelo di un controllo centralistico che mi spaventa e di un livellamento in senso provinciale. Forse potrei avere dei chiarimenti, anche al riguardo di una rivoluzione che per ora non vedo.

La seconda cosa che vorrei dire, la vorrei rivolgere a Belli che ho molto ammirato durante i suoi incontri allo Zamberletti.  Caro Belli, sono rimasto molto sorpreso dai toni della sua lettera, ed è questo che mi ha spinto a scriverle ora. Alle critiche che molto civilmente le sono state mosse da interlocutori molto autorevoli avrebbe dovuto rispondere con altrettanta civiltà. Trovo invece un livore e una rabbia nelle sue parole, che non le fanno onore.

Oltretutto, Belli, lei non risponde alle critiche ma sposta il problema sui nemici che la circondano un po’ ovunque: in città, nelle istituzioni, perfino dentro il suo stesso partito, il PD. E perché? Da umanista quale è e quale si autodefinisce, lei non ha bisogno di rafforzarsi con le accuse ma con le parole e i ragionamenti, o almeno è questo ciò che a scuola mi hanno insegnato. Il ritratto che poi lei fa della città è davvero impietoso e anche – mi permetto di dire – perfino poco irriguardoso nei riguardi della città stessa e dei suoi cittadini. Davvero pensa che Varese sia un luogo dove le persone non fanno altro, non pensano ad altro che a metterle i bastoni fra le ruote? Una città, oltretutto, di cornificatori e cornificati all’ombra del campanile di San Vittore? (Questo mi ha molto infastidito).

Io non lo credo e anche a volerle fare tutti gli sconti che l’affetto che ho per lei mi suggerirebbero di fare, proprio non ci riesco. Me ne scuso con lei, col suo partito e i tanti suoi amici che con altrettanto affetto la seguono sulle pagine di VareseReport.

La terza cosa che vorrei dire, la rivolgo al PD e a quanti all’interno del partito sostengono una eventuale carica politica di Belli. Caro PD, se (come mi auguro), vincerai le prossime elezioni, sostieni l’attività di Belli al caffè della signora Zamberletti, permettigli di continuare a organizzare i suoi incontri facilitandogli il compito. Questa è una cosa che lui fa benissimo e che sarebbe bello continuasse a fare. Penso non ci sia nulla più saggio e giusto. Ma dopo la sua lettera pubblicata su VareseReport, mi permetto di credere che la redazione del progetto culturale dovrebbe essere affidata a un animo più sereno e sgombro da tanto livore. Altrimenti sembrerà il frutto (e la lettera pubblicata ieri dà proprio questa impressione) di una resa dei conti contro tutto e contro tutti ma soprattutto contro quelli che Belli reputa essere i suoi numerosissimi nemici. E ciò sarebbe davvero autolesionistico, anzitutto per il partito.

Mi scuso per questo intervento che non vuole essere polemico ma soltanto uno spunto di riflessione.  Con affetto e ringraziando il direttore di VareseReport per la sua sempre cortese disponibilità,

Roberto

28 marzo 2015
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2 commenti a “Rivoluzione culturale, interviene un lettore

  1. Bruno Belli il 28 marzo 2015, ore 16:58

    Due sole cose, in tutta sincerità:
    nessuna rabbia o livore in alcunchè.
    Se ho terminato dopo 10 anni e 10 mesi di “Venerdì” è solo per il fatto che ero stanco degli incontri che attuavo, finivano per essere troppo “consueti” e la consuetudine, a lungo, diventa stucchevole, uno dei tanti vizi che, tra quelli che ho, non mi appartiene.
    Nella vita, bisogna evolversi, cambiare, alzare eventuali caratteristiche a scopi sempre più incisivi, se possibile. L’esperienza dei “venerdì” doveva terminare.

    Quanto al fatto che all’ombra del Bernascone sembri impossibile che possano avvenire (sono sempre avvenuti ovunque, avvengono ed avverranno, non credo che Lei sia così ingenuo!) i racconti di Piero Chiara, con la sua realistica descrizione di una provincia che salva dietro il bigottismo alcuni istinti naturali, non sono frutto di pura invenzione.
    Ci sono ancora in Varese molte persone che Le saprebbero indicare chi, dietro ai fatti di “invenzione” c’erano invece personaggi in carne ed ossa dai quali Chiara traeva ispirazione, ovviamente, poi, arricchendo anche con la propria fantasia (il colpo d’ala, l’estro dell’arte, il genio, proprio nell’accezione con la quale definiscono tale qualità i compagnoni di “Amici miei”).

    Nessun livore, poi, nel “divertissement” che ho inviato a Moroni (che, per altro è realmente uno dei pochissimi attuali politici Varesini che stimo perchè fa funzionare una propria testa, pure all’interno di un gruppo precostituito).
    Ho usato la tecnica dell’ironia (più o meno al vetriolo, non so, questo lo devono dire i lettori): e noto, come insegnava il grande “maestro” Montanelli, che il suo stesso insegnamento valeva più di cento lettere: “non utilizzate l’ironia in Italia e con gli Italiani. Gli Italiani non l’apprezzano. Con l’ironia vi fareste più nemici che se li mandaste a quel paese civilmente”.
    Però, Lui la usava: e, nel caso, continuerò a farlo, perchè altrimenti non sarei più io e, vedo qui, voi mi apprezzate per come sono.

    Sono lo stesso dei “Venerdì”, delle pagine su “La Prealpina”, dei libri scritti di poesia o di storia locale, lo stesso che ora – e lo dico senza volere apparire supponente – è consapevole di potere aggiungere qualcosa che possa far distinguere il partito che attualmente lo ospita e che mi auguro non fraintenda le potenzialità stesse dei suoi numerosi e differenziatissimi componenti tutti ricchi di esperienze personali diverse.

    E la vera ricchezza, nel mondo, laddove nasce qualcosa che debba diventare nuovo, mica è l’omologazione, e proprio la “diversità”. Le dittature omologano; le democrazie “distinguono”.

    Solo sul termine “Ospita” (soggetto, “il partito) questo sì, tengo ad essere molto preciso: perchè Bruno Belli ha solo una caratteristica immutabile, “serve a tutti e non è servo a nessuno”, restando l’unico “proprietario” di sè stesso, fatto che apprezzerei nell’intera umanità.

    Così, grazie Roberto per quanto mi ha sollecitato: in effetti, da quando terminai “I venerdì”, esattamente un anno fa, non avevo più avuto l’occasione di esercitarmi nell’arte della provocazione, che mi è sempre piaciuta tantissimo, quando serva a tirar fuori le voci della gente (voce libera, prezzolata, in piena serenità, o in servizio permanete di lacchettismo congenito).

    Mi auguro che sua moglie abbia gradito il balletto così come Lei possa avere avuto gioia dal concerto.
    Settimana intensa, rifletto, quanto a proposte culturali tra Varese e Milano: anch’io sono andato a teatro, alla “Carmen” della Scala. Non mi ha entusiasmato troppo, però: pessima la direzione dello Zanetti; la Garanca, sempre bellissima, se l’è cavata, ma è più a suo agio nel “belcanto”.

    Con tale carnet in zona bosino – meneghina, potremmo addirittura cassare la cultura dai programmi di qualunque partito! Che ne dite?

  2. Bruno Belli il 28 marzo 2015, ore 17:14

    P.S. a quanto sopra.
    Proprio per evitare che possa avvenire quello che personalmente ho dovuto affrontare (e ce ne sono molti altri, che, però, non vogliono / possono / devono attestarlo) – tra l’altro orgoglioso di averlo fatto comunque e senza l’aiuto di nessuno, anzi credo che sia un punto a mio favore, questo – mi piaciuto esprimerlo con un po’ di ironia (fraintesa, ovviamente).

    Perchè il mio impegno sarebbe questo: dare la possibilità a chi non ha avuto modo di esprimere le sue reali doti, nell’ambito della cultura, lo possa fare, aiutato dall’Amministrazione comunale.

    Perchè, forse che l’Amministrazione comunale non dovrebbe essere come un buon papà verso i suoi figli – i Varesini tutti, indipendentemente da chi ci voti o no.

    Fine: in 2 mesi, ho notato che molti parlano e scrivono già di mie candidature, cariche ecc.
    Mi sembra che il calendario segni 28 marzo 1015, non 2016. Calma, prego!
    Perchè vi agitate?

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