Lettere

Belli parla con Moroni, come due antichi Romani…

piazzamontegrappaCaro Moroni, proseguo anch’io con il tu (lo facciamo come due antichi “Romani”, magari di Mediolanum, perché, forse, l’Urbe, ti provocherebbe qualche irritazione cutanea): ho compreso bene il tono della tua lettera e ti devo ringraziare perché mi sembri più propositivo tu di alcuni miei compagni “di partito”.

Guarda, fosse stato per me, già in passato, avrei fatto gli incontri invece che dalla carissima Angela, attorno alla fontana di piazza Monte Grappa, così, magari, incuriosito, anche qualche skaterboardista si sarebbe potuto fermare ed avremmo sentito il parere dei più giovani.

Però, ci sarebbe stato un problema, sai, in quel di Varese: e non sarebbe stato il rumore del traffico, l’imbarazzo delle Torre Civica, o gli spruzzi della fontana, in caso di vento. Credi tu che i tuoi amici politici – sia coloro che seggono in giunta, sia in Consiglio comunale – lo avrebbero permesso, avrebbero visto bene la cosa?

Avrebbero trovato qualunque cavillo per ritenere inadatta, una volta la settimana, la presenza di un “privato” sul suolo pubblico per un dibattito, una chiacchierata, una lettura di poesie (liriche o slam, non me ne frega, ma comunque di poesie). Mi avrebbero chiesto il plateatico? Forse.

Ma il problema sarebbe stato un altro: le malelingue, così ben informate e ginnicamente attive in quel di Varese, dove per essere chich si è più provinciali dei personaggi del Chiara, si sarebbero dette: “Eccolo lì, perché quello sotto i riflettori e non noi? Occupa per i suoi vantaggi (?) il nostro suolo; ospita anche i giovani invece della sola magniloquente e comprovata zazzera di Muti, dei pochi peli grigi rimasti all’Abbado, mischia l’opera con il jazz ed il Beethoven. Si apre persino ai “tecno” Lui che si è formato – suonandolo ed ascoltandolo – sul “Clavicembalo ben temperato” del Bach! Non è chic! La nostra bella (?) Piazza Monte Grappa è di TUTTI e LUI utilizza per i SUOI fini un palco PUBBLICO”.

Quindi, qualche benefica Dama di San Vincenzo (perché a Varese sono tutti pii e timorati di Dio, salvo poi, come sempre ci ha insegnato il Chiara, trombare tre o quattro donzellette in sul calar de sole, la cui età messa assieme non fa i 2/3 di quelli della moglie ufficiale) avrebbe rispettosamente tirato la giacchetta di qualche amico ben introdotto nel “bon ton” cittadino, che avrebbe ricordato a qualche politico di turno che il Belli (senza pedigree d’alcun genere, per altro), avrebbe dovuto pagare il plateatico, oppure avrebbe dovuto chiedere il placet dell’Assessorato alla Cultura (placet, diciamolo tra noi, non sarebbe arrivato; te lo assicuro con massima serenità), o meglio ancora, siccome a Varese ci sono tanti orticelli, che se ne fosse andato a coltivare il suo tratto di palude nei pressi di Calcinate…

Perché, vedi, caro Giulio (ti va se ti chiamo per nome? Puoi chiamarmi senza problemi Bruno) il vero problema per il quale Varese non è decollata, non decolla e, forse, non decollerà mai, è che ci sono troppe “caste” in materia di cultura, circoli chiusi che si beano sul narcisismo dell’ego, sulla puzza sotto il naso, sulle rivalità.

Andrebbero spazzate: e lo potrebbe fare un’amministrazione che dica all’Associazione di turno: vediamo se fate bene le cose, e quali proponete, cosi da sostenere ora voi, domani un altro, secondo l’originalità e la qualità delle stesse!”. O al privato che si volesse impegnare: “bene, Lei cosa può fare? Cosa sa fare?

Sai mica quanti bastoni tra le ruote mi sono trovato in quei fatidici 11 anni?

Eppure sono andato avanti: certo, da provinciale quale sono, perché l’Amministrazione, resto al campo culturale, non ha mai avuto il coraggio di operare delle scelte così forti da essere in grado di opporsi ai consueti “soloni”, tanto “pubblici”, quanto appartenenti al personale della stessa.
Vado a piccoli passi – forse sarà meglio la seconda fase PD (di certo) – forse non sarò nemmeno io ad occuparmene in alcun modo – perché le malelingue sono insidiate, dappertutto, anche nei partiti, come tu certamente saprai – forse sono e resto il solito coglione che pensa che esistano, da qualche parte, delle persone che, senza essere Santi, facciano almeno qualcosa senza secondi fini con un po’ di sano disinteresse che sanno avere, ancora, forse gli skater che tu mi citavi.

Ma non si va da soli, da nessuna parte…e tu lo sai.

E ho chiacchierato veramente fin troppo…

Bruno Belli

27 marzo 2015
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11 commenti a “Belli parla con Moroni, come due antichi Romani…

  1. ombretta diaferia il 29 marzo 2015, ore 11:28

    Caro Bruno,

    come nella lettera precedente, ho ricevuto un brusco stop davanti a qualcosa che molto stride al mio orecchio e che reputo indicatore di poca attenzione: lo slam è una sfida (ricordi vil tenzone?) che predilige una forma performativa (spoken word), non è un genere stilistico di composizione.

    Se parli di poesia, quindi, non porre in contrapposizione la poesia lirica e lo slam.
    Perché la “poesia slam” non esiste.
    Tre anni di storia slam varesino l’han dimostrato ampiamente.

    Repetita non iuvant, ma se hai deciso di usare la tua storia per un partito (qualsiasi esso sia!), personalmente ti chiedo attenzione: non solo perché chi scrive pubblicamente ha una responsabilità nei confronti di ogni lettore, ma perché ogni cittadino che ti legge vorrebbe riconoscere l’azione nelle tue parole, che paiono alimentate da una rabbia personale.
    Quella si smaltisce in privato. E spesso genera scelte poco profonde.

    Parli di “caste” in materia di cultura, circoli chiusi che si beano sul narcisismo dell’ego, sulla puzza sotto il naso, sulle rivalità e proponi di farle spazzare dall’amministrazione, cioè operazione già molto corroborata in last land.

    Ma se veramente dall’interno di un partito vuoi portare nella cultura prealpina un cambiamento (rivoluzione non te lo passerò mai!), dovresti pensare per inclusione, non per esclusione. Quello lo fan già proprio i politici.

    Cultura significa promozione dell’uomo, non censura.

    Mi aspettavo un’azione politica più incisiva, quando ti ho visto prendere la tessera del PD, non carteggi virtuali e personalistici.

    La cultura dalla politica solitamente è vista come mero strumento (infatti, un libro non lo si nega a nessun politico sotto elezione!).

    Quindi, ti chiedo, personalmente e umilmente, di non usare la cultura per fini di propaganda politica, perché non ho investito 11 anni di lavoro e una quantità incredibile di danaro in un’impresa culturale che privatamente si è proposta la rivoluzione culturale, per riascoltar un rewind degli ultimi 40 anni di quest’ultima terra del profondo nord.

    Se dobbiam goderci un anno di propaganda politica, ti chiedo di fare un po’ d’attenzione e bandire i personalismi.

  2. Bruno Belli il 29 marzo 2015, ore 13:37

    Cara Ombretta,
    mi risulta incomprensibile il timore che tu e Gallina esprimete. Oggi si leggi in modo affrettato, e, forse, lo avete fatto anche Voi.
    Quindi, se tu ti ponessi a leggere con attenzione quei punti 3 e 4 di una lettera che è solo il punto di partenza – non di arrivo – i tuoi dubbi sarebbero fugati.
    Ed è proprio per “promuovere” realtà vive del territorio che si deve accantonare quello che lo ha impedito fino ad oggi, di fatto.
    Inoltre, perchè, ad esempio, a differenza di molti altri “operatori culturali”, proprio chi ora si turba – tu e Gallina – non ha risposto al mio appello, tre settimane or sono, rivolto a tutti coloro che avrebbero potuto suggerire indicazioni al gruppo di lavoro del PD?
    Ma i coordinatori cittadini dei gruppi sono tutti persone molto preparate e disposte ad ascoltare chiunque sia propositivo.
    Torno ad invitarvi a rivolgervi alla sede del Pd varesino per chiedere un incontro con chi coordina il gruppo culturale, Angelo Zappoli o il sottoscritto, non fa differenza, perchè siamo tutti in simbiosi.

  3. Marco Massa il 29 marzo 2015, ore 16:31

    Caro Belli, tutte invidie.
    Ma perchè gli “operatori culturali” di Varese che tanto criticano chi si è esposto in prima persona, con una linea per lo meno precisa, non si mettono assieme e non presentano un documento culturale comune da sottoporre a tutte le forze politiche che presenti, in tal modo, le loro richieste?

  4. ombretta diaferia il 30 marzo 2015, ore 01:45

    Belli, ti confesso che purtroppo non ho tempo da dedicare alla propaganda partitica.
    Ameno di compenso professionale.

    Mentre quotidianamente opero da undici anni proponendo concretamente progetti in completa autonomia. Da impresa culturale privata.
    Pensa solo spacciando libri a lettori “affezionati”!
    (una volta lo facevo anche alla festa dell’Unità. poi è cambiato il nome e, come lo stesso Zappoli ti può raccontare, “i servizi non son più serviti”.)

    Continuo a fare cultura senza alcun sostegno, perché la cultura la si fa, non la si proclama.

    Non comprendo cosa possa entrarci nei fogli programmatici pre elettorali, visto che il tuo partito ha appena provveduto ad infierire sulla mia categoria.
    Infatti, nel caso ti fossi distratto, sono un editore, non un operatore culturale.
    E la lettura veloce l’ho appresa oltre vent’anni fa.

    Quindi, smettiamola di prenderci in giro: stai usando la cultura come categoria per far propaganda partitica e sparare su sclerotizazioni personali ed annose.
    E questo per me è intollerabile, perché lavoro quotidianamente per rialzare il livello culturale che la politica sta criminalmente abbassando.

    Infine, non vedo questo tuo continuo raffronto tra me e Gallina, ma se qualcuno volesse parlare con Gallina, che stimo enormemente e da sempre come professionalità nel settore teatrale così come Sartorelli in quello musicale, così come con me per la sperimentazione letterario-artistica, sarebbe veramente semplice raggiungere l’obiettivo: pensa che la Sapienza ha composto un numero telefonico semplicemente per chiedermi di attivare una collaborazione universitaria!

    Ma a nessun partito interessa realmente un progetto culturale.
    Serve solo qualche idea.
    Di propaganda appunto.
    Noi possiam solo mettere a disposizione la nostra professionalità.
    E continuiamo a farlo liberamente.

  5. Marco Massa il 30 marzo 2015, ore 10:56

    Caro Belli,
    dopo aver letto la sua risposta, quel colpo d’ala cui aveva abituato i suoi affezionati lettori su “La prealpina” – ingrata Prealpina che ci hai privato di alcune brillanti penne!!! – mi conferma l’idea di cui sopra: tutte invidie!
    Da appassionato di musica, i suoi attuali critici mi fanno venire in mente gli stessi giornalisti che spararono a zero sulla Callas, per il suo Barbiere di Siviglia, alla Scala!
    A sessant’anni di distanza, di quei critici non si ricorda pressoché nessuno: la Callas è sempre lì, granitica e immortale!
    Buon lavoro Belli; ne avrà tanto da fare…

  6. Adriano Gallina il 30 marzo 2015, ore 17:00

    Mi limito a ringraziare Ombretta, di cui condivido le osservazioni e lo stupore per l’essere stati accomunati nella replica di Belli. Abbiamo detto cose diverse e peraltro io non ho espresso alcun “timore” ma solo qualche perplessità e un po’ di delusione.

    Quanto al resto: storicamente i partiti cercavano il confronto diretto (più o meno sinceramente inteso, ma comunque diretto) con la società civile. Certo non invitavano la società civile a bussare alla loro porta. in una curiosa (ma emblematica) inversione dei ruoli rispettivi di Maometto e della montagna: a rafforzare il ruolo di accattoni e mendicanti (non solo di prebende ma ormai anche solo di attenzione) che la politica – tutta – serba agli operatori culturali e che tempo fa lo sciagurato ministro Bondi ci appioppò esplicitamente.

    Dopo di che solo una domanda, davvero sincera, a Belli: non è un po’ stanco di stucchevoli adulatori, pieni di punti esclamativi, che riescono solo a declamare le sue lodi, a stigmatizzare la scomparsa del bel tempo che fu dei suoi “venerdì” e a schizzare senza alcuna argomentazione un po’ di fango (sempre con riferimenti all’”invidia”, di cosa poi?) su chi civilmente osa rivolgerle qualche innocente e pacato punto interrogativo? Io personalmente ne sarei irritatissimo e penso fraternamente che le siano più di danno che di vantaggio. E adesso verrò accusato di essere invidioso anche di questo. Comunque, buon lavoro anche da parte mia.

  7. giulio moroni il 30 marzo 2015, ore 18:23

    Affinchè questo modesto carteggio non diventi un fatto stucchevole che finisca per irritare qualche altro lettore di Varesereport, rubo ancora poche righe prima di impormi un necessario silenzio e lasciare che più interessanti temi possano carpire l’attenzione dei fruitori di questo nostro ottimo foglio on line.
    E le userò per dire che, innanzitutto, sono lieto della tua risposta e del fatto che tu abbia compreso che il mio intervento non era affatto “politico”, ma semmai “civico”, un punto di vista laico, un pungolo a chi ha scelto di mettersi in gioco senza esserne obbligato, forse nemmeno una provocazione perché non vi era nulla di provocatorio, ma piuttosto un tentativo di confronto tenuto ben sotto il livello dello scontro, sebbene il tono da me utilizzato potesse a qualcuno apparire tale, ma quello è il mio modo di scrivere e tu lo sai; hai compreso (e non ne avevo dubbi) e di questo ti ringrazio.
    A questo punto ti parlo da “amico”, avutane da te la facoltà, per fare un paio di considerazioni finali finemente intrecciate tra loro.
    La prima è più personale, legata alla mia esperienza “politica” che sta per scadere.
    Dopo 9 anni passati sulle scomode sedie (e non poltrone) del Consiglio Comunale di questa città, pedalo verso lo striscione d’arrivo che è posto al km.2016 di questo “Giro”, dopodiché, tagliato il traguardo, mi ritirerò dalle corse per raggiunti limiti di età.
    Sono stati anni decisamente interessanti, i primi cinque ad imparare seduto al fianco del mio mentore Sergio Ghiringhelli; gli ultimi quattro a cercare di porre in pratica gli insegnamenti ed a metterci qualcosa di mio.
    Ma sempre da “gregario”, perché la corsa la fanno gli altri, Sindaco ed Assessori, ma anche i veri “politici”, quelli delle segreterie, ovvero coloro che siedono nelle “ammiraglie”; noi portiamo le borracce come nella migliore tradizione delle gare di biciclette.
    Anni interessanti per uno che come me non aveva precedenti esperienze ciclistiche e quindi, come potrai immaginare, ho fatto una certa fatica a cogliere le strategie della corsa, ad “alimentarmi” nel giusto modo, a dosare le forze e le parole.
    Finendo per capire che la politica è una bella corsa a tappe; che pedalare nascosti nel gruppo è faticoso, che andare in fuga senza una strategia è un mezzo suicidio, che quando stai bene e vorresti partire di scatto devi trattenerti per superiori ragioni di squadra.
    Ecco perché la politica ed il ciclismo sono per certi aspetti attività affini ed ecco perché bisogna saper dire basta al momento giusto, quando la gamba non c’è più, quando la fatica supera il gusto e quando capisci che per stare dietro, anzi davanti, dovresti “bombarti” e la tua morale non ammette compromessi ed improbabili giochi di squadra, né tantomeno permette che il sangue che ti corre dentro venga viziato da schifezze chimiche.
    Tutti i gregari possono peraltro vincere qualche tappa; anche loro si possono togliere delle soddisfazioni, avere l’onore di vedere il loro nome comparire sui giornali, ma le gare le vincono gli altri.
    Questo è il ciclismo, anzi, la politica ed è per questo che passando al secondo punto di questa mia letterina mi permetto – molto modestamente – di sottoporti qualche spunto di riflessione.
    Se parti dall’assunto inconfutabile che per vincere una gara bisogna almeno parteciparvi, è ovvio che per cercare di realizzare il tuo progetto di cambiamento culturale devi iscriverti al prossimo Giro; e qui (purtroppo e capirai dopo il perché) non hai scelta, perché a queste gare sono ammesse solo squadre e non partecipanti singoli.
    Così ti daranno una bella maglietta sgargiante, con un numero ben visibile ed una bicicletta; poi degli “auricolari” attraverso i quali sarai sempre in contatto con l’ammiraglia dalla quale riceverai le istruzioni.
    Poi un caschetto per riparare il più nobile pezzo del tuo corpo da scivoloni e cadute; il caschetto indossalo sempre ben allacciato.
    Poi inizierai a correre, perché come si dice in questi casi, hai voluto la bicicletta ed ora pedala.
    Ci saranno le belle giornate terse e strade lisce come il mare piatto, quelle in cui si scherza nel gruppo, la gamba gira e l’entusiasmo è a mille; poi arriveranno le salite e lì sarai da solo a sentire il tuo fisico che urla da dentro, ad imprecare perché la squadra non si mette a tua disposizione come tu fai con lei, giorni in cui non comprenderai bene il perché di certe decisioni dell’ammiraglia ed il percome non ti sia concesso andare in fuga e staccare tutti.
    Ma il tuo obiettivo è quello di giungere al traguardo, qualunque siano le condizioni metereologi che e le tue personali e per questo soffrirai in silenzio e da solo.
    Gruppo, lavoro di squadra, fatiche dalle quali altri ricaveranno un vantaggio e saliranno sul podio a farsi baciare dalle Miss.
    Ma questo è uno scenario che non ti si addice, perché tu non parti da gregario, lo hai già fatto intendere bene e chiaramente, non è il ruolo che ti compete, sebbene tu abbia deciso di entrare in una squadra.
    Quindi sei un ciclista anomalo, o forse non sei nemmeno un ciclista.
    E se non sei un ciclista, partecipare ad una gara di biciclette sarà attività decisamente laboriosa.
    E se non corri per una squadra lo sarà ancora di più perché cerca di immaginare un ciclista qualsiasi, uno dei tanti che la domenica si sveglia presto e scende in garage a prendere la sua bicicletta, che indossa una maglia senza scritte pubblicitarie ed invece di andare a farsi il Brinzio, decide di partecipare al Giro d’Italia insieme ai professionisti, pedalando al loro fianco senza alcuna assistenza, fermandosi al bordo della strada a cambiare la gomma bucata per poi risalire al volo in bici e fare una fatica bestia per raggiungere nuovamente il gruppo, uno che deve portarsi le sue provviste, che dovrà fermarsi alle fontanelle a riempire la borraccia; la vedo dura, molto dura.
    Perché la vittoria di un Giro è più importante del vincere una tappa, perché la squadra è più importante del singolo, perché non c’è tattica senza ammiraglia e perché il ciclismo si nutre di gregari per far vincere i campioni.
    Forse potresti correre fuori gara. O forse potresti anche scegliere di non correre e di startene seduto a casa a vedere la corsa in TV, ma allora sarà impossibile portare avanti il tuo progetto di cambiamento culturale, perché chi non è dentro la gara difficilmente viene ascoltato dalle ammiraglie.
    Ti troverai immerso in uno di questi scenari e forse rimpiangerai i tuoi venerdì e la tua passione per la cultura fatta di letture, ascolti e riflessioni, ma il ciclismo vuole dire anche imparare a lavorare in gruppo e questa è la tua sfida.
    Non si vince il Giro d’Italia senza una squadra.
    L’importante è che tu riesca a restare te stesso, a pedalare al tuo passo, a dosare le tue energie, ad avere la forza di andare in fuga staccando l’auricolare dal quale ti arriveranno ordini di frenare.
    Perché solo in questo modo riuscirai a non tradire l’ideale supremo che dovrebbe essere quello che fa pedalare ciascun ciclista, ovvero il sogno romantico di riuscire a vincere, ma questa volta non più per se stessi, ma semmai per gli altri.
    Quindi coraggio Bruno, pedala!
    g.m.

  8. Sergio ghiringhelli il 30 marzo 2015, ore 18:41

    Non avrei mai pensato di essere , quasi interamente d’accordo con i pensieri della Sig.ra Diaferia . Però nel caso in questione così è e non me ne dolgo, anzi.
    Sono e rimango orgogliosamente Leghista , ma questo non mi distoglie dall’ ammettere che sono più che mai convinto del fatto , che un intellettuale debba , per salvaguardare la sua libertà’ di pensiero ( merce rare di questi tempi ) non essere mai asservito ad un Partito.
    E , non dico che Belli lo sia , ma il rischio e’ davvero grosso per il futuro.
    Sui Politici e la Politica , pero’ permettetemi una precisazione.
    Ve ne sono di tutti i tipi , e in questi anni ne ho visti di tutti i colori.
    Come dice il mio amico Caccianiga , ho visto persone di grande spessore ( o spacciate per questo ) comportarsi da nani ballerini e gente umile svolgere con dignità’ , senso del dovere e , in qualche caso abnegazione il loro compito , producendo risultati notevoli , come neppure loro potevano aspettarsi.
    A volte il grande impegno supplisce alla scarsa preparazione o agli studi mancanti, mentre la grande presunzione figlia quasi sempre solo arroganza.

  9. ombretta diaferia il 30 marzo 2015, ore 19:48

    Scusi esimio Signor Marco Massa,
    mi illuminerebbe quale tipo di invidia si starebbe impadronendo della sottoscritta?
    (ovviamente a mia insaputa).

    Non conosco questo moto dello stomaco, anzi fatico molto a comprendere nel prossimo mio tal sentimento destato per inseguir bene, fortuna o qualità altrui.
    Io gioisco solo se il prossimo mio è felice.

    Sto semplicemente esprimendo il mio personale pensiero su questo matrimonio Belli-Moroni sotto il vischio del PD (di cui, a sua insaputa, stimo molti rappresentanti).

    O forse secondo lei il povero Bruno sarebbe invidiabile per la posizione partitica raggiunta?

    Per usar le espressioni care del vostro segretario “sia sereno” (senza hashtag&at!): pratico politica quotidianamente ed è noto non aderisca ad alcuna sigla partitica, da inguaribile weberiana.

    Bruno lo conosco per la sua attività che ha deciso di mettere al servizio di un partito.

    Quindi, nel rispetto che nutro per ogni prossimo mio, incluso lei, mi permetto di esprimere il mio pensiero in relazione ad un foglio programmatico pre elettorale, che “usa” la cultura.

    Non mi permetterei mai di usare i suoi simpatici intercalare, semplicemente perché non reputo importante essere ricordata, ma “essere utile”.

    Essendo la musica una delle arti che compongon la mia vita, le fornisco un’interessante rivelazione: ai tempi della Callas, artisti e critici lavoravano insieme.
    Oggi entrambi son al soldo di “chi può”.

  10. Enzo il 14 aprile 2015, ore 09:33

    Ho seguito per diversi anni i venerdì culturali di Bruno Belli e francamente mi dispiace che poi sia finito alla Coop che di questi tempi non mi sembra il massimo culturalmente parlando, comunque sia prendo atto delle scelte del Belli che leggo sempre con piacere, e magari mi leggerò pure il libro rivelazione della Susanna Tamaro “Va dove ti porta il cuore!”.

  11. Bruno Belli il 14 aprile 2015, ore 17:52

    Caro Bernasconi, allo Spazio “Scopri Coop” vado perché mi invita UNIVERSAUSER; tengo incontri culturali, senza colore “politico”; i prossimi, farò oggi il C.S., sono 3 (il 23, il 30 aprile ed il 7 maggio), dedicati a Dante per il Settecento cinquantenario.

    Non è questione di “cuore” (nessun riferimento alla mitica testata), ma il semplice fatto che la
    CULTURA E’ DI TUTTI E PER TUTTI;
    almeno per me dovrebbe essere così: non ha un colore politico, anche se può essere sfruttata a tale fine (è capitato sovente nella Storia).

    Se mi invitassero anche i circoli Leghisti, oppure dell’area Centro destra – eccezion fatta per quelli che vantano “estremismi” – non avrei alcun problema ad intervenire.
    Degli uomini, guardo i rapporti interpersonali, onestà ed intelligenza – il colore politico, o la squadra di calcio, non sono un “muro”, almeno per me.

    Ai venerdì che Lei apprezzava, io invitato gli ospiti indipendentemente dal colore politico; adesso avviene lo stesso, ma, al contrario: sono io ad andare volentieri da chi m’invita, per il piacere di ascoltare una mia “conversazione”, e, pertanto, come allora, non faccio distinzione di sorta.

    “I VENERDI’”, poi, caro Bernasconi, sono terminati non perché sono “finito” alla COOP, ma perché era necessario un mutamento, almeno nel mio percorso personale di vita. Se le fa piacere, venga anche alla Coop ad ascoltarmi: toccherà con mano che Belli è sempre se stesso, ovunque si trovi.
    Con il piacere consueto di leggerla e di incontrarla,
    Cordiali saluti. B.B.

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