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Varese, Bruno Belli (Pd): ecco il mio progetto per una Rivoluzione culturale

Bruno Belli

Bruno Belli

Riceviamo e pubblichiamo il documento-lettera elaborata da Bruno Belli quale coordinatore del progetto Varese da vivere del Pd varesino. Un  documento con scelte che per Belli possono fare ripartire a Varese un serio progetto legato al patrimonio culturale. Un progetto che Belli definisce Rivoluzione culturale:

I gruppi di lavoro del PD cittadino stanno ultimando le fasi che porteranno alla futura stesura del “programma di governo” per Varese.

Per quanto riguarda quello culturale, forse il più particolare per il nostro territorio, si è mostrata, fin dallo scorso dicembre, la necessità di dividerlo in due sottogruppi per seguire due fasi.

Personalmente, con la collaborazione di Fabrizio Mirabelli e di Giampiero Infortuna, mi sono fatto carico della prima fase del programma, giacché la situazione varesina non è affatto semplice: è necessario partire dalle fondamenta – oggi quasi tutti vorrebbero iniziare dal tetto – per rinsaldare in modo solido quelle basi essenziali con le quali presentare la città al di fuori dello stretto territorio, basi che sono fondamentali se vogliamo finalmente adire a quei fondi europei per la cultura cui l’attuale amministrazione mai si è rivolta.

Non sono possibili voli pindarici che frastornerebbero e prenderebbero in giro il cittadino. Oggi è quanto mai attuale la riflessione di Montesquieu: “Il fondamento della buona amministrazione è facile: non consiste che equilibrare le spese con le entrate. Se queste ultime non possono aumentare, quelle devono diminuire, e finché non si sia raggiunto questo, non potrà esservi progetto, perché non esiste progetto che non richieda nuove spese”.

O, per riferirla a noi, il progetto deve essere concepito pari al passo che la gamba si può permettere oggi tanto che tutti noi abbiamo tenuto presente il Bilancio comunale, secondo le indicazioni che ci ha fornito Luca Conte, quale membro della commissione comunale addetta.

E’ necessaria, la qualificazione, o, in determinati casi, la riqualificazione, un passo la volta, della vita socio culturale varesina, mancando, ad oggi, nella nostra città, una crescita strutturata del patrimonio culturale facente capo al Comune di Varese, patrimonio sia in senso materiale, sia inteso ed identificato negli individui (e nei sodalizi) che possono concorrere per perfezionarlo e per completarlo.

Al tempo stesso, tutto ciò che farà parte del programma di un partito che voglia amministrare la città, è da considerarsi sempre “in fieri”, grazie al contatto diretto con le richieste dei cittadini a proposito di ciò che ritengono prioritario.

Tre domande fondamentali ci siamo posti:

1) Che cosa serve, in massima parte, alla città, per ripartire, non eccedendo le spese al momento possibili?

2) Che cosa chiedono i cittadini?

3) In quale modo le varie forme di associazionismo possono collaborare e partecipare attivamente a quanto gestito dall’Amministrazione pubblica cittadina nel futuro della città?

Abbiamo potuto costatare che parte del patrimonio varesino stesso ereditato dall’Amministrazione pubblica non è completamente valorizzato e che c’è ancora da catalogare, quantificare, sistemare, conservare e ristrutturare, giacché dai politici è stato lasciato nel dimenticatoio quanto non “paghi” in termini di visibilità, ma che,

invece, è base essenziale per “lanciare” Varese fuori del territorio, sia da un punto di vista storico, sia naturale, sia di studio.

Indico, pertanto, 4 punti necessari, per rendere Varese appetibile ai cittadini ed affinché sia valutata d’interesse anche al di fuori del territorio locale (fondi europei):

1) Riqualificazione del sistema culturale varesino quasi lasciato a se stesso (musei, scuole d’indirizzo artistico professionale come il Liceo Musicale, edifici d’importanza storica adattabili alla frequentazione pubblica, biblioteche, spazi per riunioni, ecc. ecc.) integrando con il patrimonio gestito dal privato.

Importante, a tal proposito, terminare un progetto del Sistema dei Musei e delle Biblioteche cittadine, raggiungendo un unico percorso collaborativo anche con i Musei Baroffio e Pogliaghi, Villa Panza, ecc.ecc.

Tale riqualificazione dovrà essere pensata per migliorarne la conoscenza, la gestione, ed i “fini socio culturali”, sia verso i cittadini, sia aprendo la strada ad un “movimento” di studio, di affermazione delle peculiarità che il territorio varesino può offrire, e, di seguito, così, incoraggiare l’aspetto turistico che non potrebbe mai decollare, senza che si sia “esportato” l’“itinerario” per conoscere a fondo la città e le offerte che essa ed il territorio circostante propongono.

A semplice titolo d’esempio, in 5 anni, la durata regolare di un’Amministrazione, sarà possibile qualificare il sistema dei musei, quello scolare, bibliotecario, di ricerca e di studio (rivitalizzando anche l’Isolino Virginia, luogo atto a nuovi scavi), coinvolgendo direttamente il mondo universitario, e creando, ad hoc, qualche manifestazione, la cui cadenza andrà studiata al momento opportuno (fondamentale, in tal senso, l’apporto di quegli organi d’associazionismo che vorranno o potranno aiutare, con la collaborazione attiva, l’Amministrazione pubblica).

2) Necessità di riunire sotto un unico indirizzo (Assessorato alla cultura) anche la gestione del patrimonio “all’aperto” in relazione con la storia ed il mondo culturale (tra questo, ad esempio, busti, monumenti, statue, targhe, edifici di rilevanza storica come, ad esempio, la Caserma Garibaldi o quello che resta del Castello di Belforte) patrimonio che, invece, oggi, è gestito da più assessorati, cosicché si renda più facile l’integrazione, l’uso ed il mantenimento.

E’ opportuno considerare quanto in città attesti l’importanza storica della stessa, costruendo un visibile e dettagliato “Percorso risorgimentale” cui possono seguire altri rilievi (dal tardo impero romano – un sito si trova nella piazza adiacente all’antico Battistero di San Giovanni – fino alla II guerra mondiale) presenti non solo nel tessuto urbano, ma anche nel patrimonio cimiteriale che, estintisi gli eredi, fa parte del mantenimento pubblico (tombe, monumenti di famiglie varesini distintesi nella vita locale, italiana ed internazionale…)

3) Partecipazione attiva, nel caso di concerti, mostre, appuntamenti, eventuali festival, ecc. delle Associazioni e di coloro che concretamente possono contribuire in termini di qualità.

Un esempio: le stagioni comunali teatrale e musicale, in altre parole ogni forma di spettacolo, dovranno essere pensate diversamente da come sono state gestite nell’ultimo ventennio, integrando le offerte al pubblico, sostenendo gli artisti locali, componendo, il più possibile, nei vari settori, un’alternanza di proposte che ponga in evidenza non solo i più affermati esempi del mondo culturale internazionale, ma anche di quello semplicemente varesino, riducendo il primo, pareggiandolo con il secondo.

4) Collaborazione attiva tra gli assessorati alla cultura e quelli che si occuperanno d’istruzione primaria e d’integrazione tra culture diverse, proprio per diffondere una maggiore conoscenza della nostra Storia, dei nostri usi e costumi, delle tradizioni giacché una popolazione è tanto più forte e pronta a qualunque confronto, quanto più sia sicura del proprio passato e del presente, per impostare il futuro.

Il Teatro in muratura, data la complessità dell’argomento, merita una trattazione a parte che mi riserverò di affrontare successivamente, ma sempre a breve.

Ricordo che l’intera elaborazione del programma non potrà mai essere considerata chiusa, né alla presentazione pubblica dei programmi, né durante l’Amministrazione, perché la vita, in tutti i suoi aspetti, non procede per compartimenti stagni, ma attraverso una continua e mobile evoluzione, pur basandosi su quei principi comuni che Vico indicava nella teoria dei “Corsi e dei ricorsi” della Storia.

Bruno Belli

Umanista. Coordinatore (fase A) del progetto culturale del PD varesino “Varese da vivere”

26 marzo 2015
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25 commenti a “Varese, Bruno Belli (Pd): ecco il mio progetto per una Rivoluzione culturale

  1. adrianogallina il 26 marzo 2015, ore 15:26

    Non voglio che quanto segue venga inteso in senso polemico. Ma…

    Rivoluzione culturale?

    Mi dispiace davvero, ma da Bruno Belli (se non dal PD) mi aspettavo molto ma molto di più e trovo tutto questo da un lato estremamente generico e un po’ verboso (con la solita, stinta, litania trendy sul turismo), dall’altro terribilmente deludente.

    Con qualche nota peraltro molto preoccupante (nei continui incisi sulle concrete possibilità del bilancio, che lasciano pensare a coperte cortissime per la cultura, alla faccia delle scelte politiche) e terribilmente provinciale, in particolare nel passaggio in cui si enfatizza la necessità di sostenere “gli artisti locali, componendo, il più possibile, nei vari settori, un’alternanza di proposte che ponga in evidenza non solo i più affermati esempi del mondo culturale internazionale, ma anche di quello semplicemente varesino, riducendo il primo, pareggiandolo con il secondo”.

    Anziché sprovincializzare le programmazioni si localizza… Come dire? Le splendide stagioni concertistiche di Fabio Sartorelli (cioè la SOLA cosa di straordinaria qualità che, dalla diretta mano pubblica, viene programmata in questa città) non vanno bene perché troppo “internazionali” e qualificate? Mah.

    Non ci siamo, a mio parere.

    E comunque vorrei – vorremmo – qualche numero: visto che, in premessa, si dice che vi è stato un concreto confronto con le concrete possibilità del bilancio. Diteci: l’1%, lo 0,5, lo 0,00000000000000000000005…alla cultura? Quant’è grande la copertina che ci riserverete? Dove diavolo sta la “rivoluzione”? Cosa cambia rispetto al ventennio?

  2. ombretta diaferia il 26 marzo 2015, ore 15:35

    quando leggo “appetibile” mi fermo.
    perché non è peculiarità culturale, ma d’intrattenimento.

    quindi, per un’ennesima volta devo confermare che “quando un partito usa il termine cultura, sta solo facendo propaganda!”

    un po’ di cura nell’utilizzare espressioni come “Rivoluzione culturale!” denoterebbe almeno qualche cambiamento, senza mai arrivare alla “rivoluzione”, che non si evince dalle parole belliane.

  3. Marco Massa il 26 marzo 2015, ore 18:27

    Finalmente qualcuno che si ricorda di musei, storia de territorio, segni del passato ed anche di stagioni musicali meno ingessate dell’attuale.
    Ci sarebbe tanto altro, ma si comincia, per la prima volta, a leggere una trattazione completa ed organica, mancata fino ad oggi.

  4. Giovanna S. il 26 marzo 2015, ore 19:11

    URKA!
    L’amico Belli pubblica alcune riflessioni generali – che non sono ancora un documento finito – e si prova, per la prima volta, a dare una struttura ad un progetto che dovrà essere a carico dell’Amministrazione cittadina futura, e ci sono già i detrattori, anche quelli che vogliono già le cifre.
    A me sembra di leggere soltanto un’importante indicazione che dovrà fare i conti con le cifre, ma che dispone già quello che concretamente si potrebbe fare.
    Anche quando iniziò i suoi “venerdì”, con una decina di persone, c’era chi rideva: gli appuntamenti sono durati più di 10 anni e con pubblici anche da 100 persone.
    Non so se le critiche arrivino di più da chi facilmente non prova nemmeno a preparare un documento oppure da chi abbia rabbia che qualcuno si sia messo in gioco cercando si spazzare una gestione da “casta” della cultura a Varese che perdura da almeno 20 anni. E la tanto decantata stagione musicale – fiore all’occhiello per qualità sì – si rivolge però a circa 220 cittadini, perchè il Salone Estense non è un’arena!
    Forse Belli non ha torto a suggerire che andrebbe ripensata…
    Ho capito: “ripensare”=”rivoluzione” anche questa volta caro Belli, secondo me, ci hai preso!

  5. Massimo Cadario il 26 marzo 2015, ore 20:11

    Personalmente, a me piace avere letto quello che il sig Adriano Gallina bolla come “provinciale”, cioè l’interesse e la promozione degli artisti di Varese e del Varesotto che sono penalizzati quasi sempre e, magari, trovano fuori de territorio più soddisfazioni.
    E, poi, mica c’è scritto che saranno banditi i “grandi nomi”.
    Certo, cercare di valorizzare le persone del territorio è un passo molto importante, perchè è giusto che chi ci governa si occupi dei “governati”.
    Anzi, penso che sia molto più provinciale guardare soltanto al di fuori del proprio giardino senza considerare quali piante di pregio si possano avere nel nostro.
    E da quanto leggo, se questa è una parte del progetto del PD di Varese, significa che c’è la volontà di rispondere alla esigenze, prima di tutto, dei cittadini di Varese.
    Massimo

  6. Emiliano il 26 marzo 2015, ore 22:28

    Sarò istintivo e sognatore ma condivido in pieno questo progetto (a parte l’abusato e colorito termine rivoluzione, che fa ridere per non piangere), aldilà del fatto che qualcuno lo chiami “spot” o “propaganda” per meri calcoli a sua volta elettorali. Chi sta dall’altra parte si guardi allo specchio e capisca perchè Bruno Belli – il quale si assume i pesi di una responsabilità mica da poco – ha deciso d’entrare in campo e indossare la “casacca”: è tempo di cogliere e ammettere gli errori o la noncuranza nell’ambito culturale cittadino, la cosa è fuori discussione.
    Ma sono, ahimè, anche razionale e coi piedi per terra, come lo è senz’altro l’amico Bruno Belli: basta d’altronde rileggersi la sua citazione da Montesquieu di cui sopra per rendersene conto, la quale ripeto più che volentieri. “Il fondamento della buona amministrazione è facile: non consiste che equilibrare le spese con le entrate. Se queste
    ultime non possono aumentare, quelle devono diminuire, e finché non si sia raggiunto questo, non potrà esservi progetto, perché non esiste progetto che non richieda nuove spese”.
    Aggiungo che la citazione è valida non solo per le amministrazioni governative, ma anche per quelle familiari e fin personali: dunque essa non è altro che buona regola comune dettata da buonsenso. E allora addio sogni, e addio tante altre belle cose. La citazione, dunque, ci sta ma al tempo stesso ci evidenzia una certa contraddizione di base tra “l’idea” (cioè l’irrazionale) e la probabilità di realizzarla (il razionale).
    La contraddizione è, a mio modesto parere, contenuta proprio nelle tre domande poste da Belli, premettendo che considero la cultura (termine che comunque significa poco perchè pretende di abbracciare un campo troppo ampio e variegato) elemento essenziale e irrinunciabile – se vissuta senza dogmi – di ogni persona: non mi definisco “citoyen”, anzi per mia scelta sfuggo alla città perchè non la sento più “mia”. Dunque userò anch’io una citazione “colta” per far comprendere cosa penso a chi avrà pazienza di leggermi: la proposta Belli-PD mi fa pensare a una frase pronunciata da un personaggio di un’opera di W.A.Mozart, “Così fan tutte”, e cioè Ferrando: “Cessate di scherzar, o giuro al Cielo…”

    “Ed io giuro alla Terra, non scherzo amici miei”, risponde cinicamente Don Alfonso (ed io in coro con lui). Chiunque conosca l’opera sa bene chi dei due l’avrà vinta. Non sarà un cammino tutto rose e fiori, e si dovrà cercare di accontentare tutti, e dico tutti: visto che parliamo di politica spero che il concetto sia chiaro. Non si pensi solo agli “amici”, ma anche a chi non è considerato tale.

    Ma torno a essere un pochino Ferrando (non per questioni di corna mi auguro) e faccio un miglior in bocca al lupo a Belli e ai suoi “gruppi di lavoro”, ai quali – più che a lui – è rivolto il mio messaggio.
    Mi scuso per la lungaggine.

    Saluti

  7. Bruno Belli il 27 marzo 2015, ore 01:25

    Noto solo ora quanto scritto dall’amico Emiliano Ciprietti, la cui stima reciproca è nata dopo una partita di sciabole tra me e lui, anni fa, sulle pagine culturali della prealpina.
    Ora, grazie al suo stimolo, faccio parte di un importante progetto dedicato ad Andrea Luchesi che mi vede dovere affrontare, ahimè, il mondo internazionale, dato che gli scritti accompagnano registrazioni che sono finite sul tavolo del Mozarteum di Salisburgo.
    Grazie per quello che hai scritto e per la fiducia che dimostra una persona con cui i primi rapporti furono “tempestosi”.
    Non so. qui a Varese, cosa si farà.

  8. Mirella il 27 marzo 2015, ore 10:56

    Per la prima volta, dopo anni, si legge una linea precisa che il mondo della cultura varesino non aveva forse da quando il professor Bertolone istituì i Musei Civici, oppure l’Assessore Caminiti aprì alla musica, progettando persino un ciclo delle Sinfonie di Mahler.
    Credo che questo fatto nasca semplicemente dal motivi che Bruno Belli non è un politico e questa linea potrebbe andare bene a qualunque amministrazione che volesse impegnarsi seriamente nel mondo culturale.
    Chiaramente, si possono fare cambiamenti, aggiustamenti, a quanto scritto da Belli (che mi sembra, come quando c’erano i suoi “mitici” venerdì”, in piena forma mentale, mai banale, oppure ovvio, a mio parere un punto di riferimento, assieme a pochi altri, della serietà culturale che possa esprimersi a Varese per Varese e per la gente di Varese), ma, per lo meno, musei, patrimonio edilizio storico, rinnovo delle stagioni, possibilità di studio rivitalizzando l’Isolino Virginia sono indicazioni ben concrete su quanto abbiamo di nostro e di cui per troppi anni ci siamo dimenticati.
    Spero che si mantenga sempre così determinato come ha dimostrato in questi anni con fatti e non solo con parole.
    Mirella.

  9. giulio moroni il 27 marzo 2015, ore 12:52

    Caro Belli Ti scrivo così ti distraggo un po’ dal tuo ambizioso progetto di “rivoluzione culturale”.
    Innanzitutto e’ bene partire da una premessa, ovvero intenderci subito sul significato che intendi dare al tuo ottimo proposito.
    Il mio e’ legato alla storia, ovvero a Mao. Quella fu l’ultima vera rivoluzione culturale da me riconosciuta come tale. Poi, tramontata l’era delle ideologie, mi ritrovo personalmente a seguire un’altra concezione di rivoluzione culturale, meno dogmatica ma altrettanto efficace. Per questo lego il concetto di rivoluzionari ai Beatles e più di recente, a Steve Jobs ed ai ragazzi di Cupertino, a coloro che ci hanno donato il PC, che come nulla altro al mondo ha trasformato le nostre vite da fruitori passivi di nozioni a soggetti attivi in ogni ambito della conoscenza. Basta fare buon uso dello strumento.
    Dal Libretto Rosso al Mac, passando attraverso i ragazzi di Liverpool, oggi viviamo in un mondo allargato, senza confini, il Web.
    Venendo all’Italia, riconosco come rivoluzionari nella cultura Pasolini e Fellini, il primo perché ha portato una rivoluzione nella scrittura e nei temi trattati, il secondo perché è riuscito a trasformare vizi in virtù e neorealismo in fantascienza.
    Adesso arrivi tu.
    Mica male come impegno quello che ti sei preso, in una città che è sempre stata pigra e che ha spesso preferito seguire piuttosto che guidare, una città culturalmente subalterna a Milano.
    Il tuo progetto, per come esposto qui sopra, contiene qualche buono spunto e molte petizioni di principio talmente ovvie che non possono essere condivise.
    Mi mancano un po’ di bollicine nel tuo Manifesto, qualche spunto che mi riesca a convincere che sarai capace di abbandonare il The dello Zamberletti per donarci un bel Gin Tonic.
    A proposito, non so se ricordi che quella volta che fui ospite al tuo Venerdì insieme ai capigruppo, feci un intervento che si distinse dagli altri; si parlava di EXPO e di come la nostra città avrebbe potuto catalizzare l’interesse dei viaggiatori che dovrebbero arrivare per l’occasione. Ebbene, io dissi che non si poteva pensare di avere l’attenzione del “mondo” organizzando i soliti mercatini dell’ovvio o puntando sulla (peraltro ottima) Formaggella delle Valli del Luinese; si doveva pensare in grande, organizzare un evento, uno solo, ma di respiro internazionale; solo così potremmo avere l’appeal necessario a convogliare su di noi migliaia di persone che ormai vedono il mondo dalla finestra globalizzata del Web e non certo seduti ad ascoltare una radio a valvole.
    Avere progetti ambiziosi e pensare in grande, perché solamente il confronto con qualcosa di più grande di noi ci farà crescere; un po’ come nel tennis, se continui a giocare con una pippa non migliorerai mai.
    Oppure continuare a fare “provincia” ed allora lasciamo perdere il progetto di portare avanti la rivoluzione culturale e dedichiamoci al “Percorso risorgimentale”.
    Senza paura, perché i fondi per fare qualche cosa di grande si trovano sempre, perché la cultura può e deve anche essere business e solo i grandi progetti hanno la possibilità di autofinanziarsi.
    Spara alto, considera la possibilità di concentrare gli sforzi su un evento all’anno, uno solo, ma che sia da traino per la città e per le altre più modeste manifestazioni collaterali.
    Mi sarebbe piaciuta qualche bollicina in più, del Lambrusco se non proprio dello Champagne, delle novità frizzanti, qualcosa che riesca a farti entrare in empatia con coloro che non hanno letto Tomasi di Lampedusa, con quelli che comunicano con gli sms.
    Se vuoi veramente affrontare un palcoscenico che ascolta Eminem, che graffita sui muri invece che dipingere sulla tela, che skateborda fuori dal Teatro invece che andarci dentro, che vede il mondo dall’oblò di You Tube, un mondo di persone che hanno sostituito la “nozione” con la “connessione”, devi offrire di più, devi fare un salto in alto anche se magari non hai ancora una rete sotto, avendo ben chiaro in testa che la cultura non si fa solo di Venerdì e che la sala dell’Angela sarà pure un microcosmo accogliente come l’utero materno, ma fuori c’è altro che ti aspetta ed io sarò tra quelli che attenderanno.
    Forse qualche risposta arriverà dalla “Fase B” del progetto che stai coordinando; fammi vedere che il prossimo non sarà solo il “lato B”, che come nei vecchi 45 giri altro non era se non la canzone che non si ascoltava mai.
    Svincolati un po’ dalla necessità di condividere una linea politica, fai che questo tuo impegno civico che porti avanti con il partito non diventi un abbraccio mortale per le tue idee rivoluzionarie.
    Noi lettori di Varesereport e cittadini di Varese siamo curiosi di saperne di più.
    Per ora ti lascio con una poesia del tuo omonimo Gioachino, sperando che questa mia lettera non sia da te mal interpretata, perché il mio intento non era certo quello di criticare, ma semmai di confrontarmi con te per il rispetto che nutro per chi vuole provare a fare di questa città un luogo migliore, per chi ancora crede che sia possibile fare la Rivoluzione, per chi ha delle passioni.
    Eccoti quindi “Mia vita”:

    “Certo è ch’io nacqui, e con un bel vagito
    salutai ‘l mondo e il mondo non rispose,
    andai a scuola, studiai molte cose,
    e crebbi un ciuco calzato e vestito.
    Una donna mi tolse per marito,
    scrissi versi a barella e alcune prose:
    del resto, come il ciel di me dispose,
    ebbi sete, ebbi sonno, ebbi appetito.
    Stetti molti anni fra gl’impieghi assorto,
    e fin che non disparver dalla scena
    amai gli amici e ne trovai conforto.
    Oggi son vecchio e mi strascino appena:
    poi fra non molti dì che sarò morto,
    dirà il mondo : ” Oh reo caso! andiamo a cena”.

    E così anche io vado ad occuparmi delle mie cose perché e’ troppo tardi, o forse non lo è’ mai, come diceva il grande maestro Alberto Manzi.

    giulio moroni

  10. cittadinosuperpartes il 27 marzo 2015, ore 15:12

    Per fare qualsiasi rivoluzione, occorre avere un carisma indiscutibile,una visione globale della situazione, il contesto favorevole e il popolo che ti segue anche se dici minchiate.
    Leggo qui tanti commenti, che resteranno solo parole vuote e innutili, di un dibattito fine a se stesso

    PS–Aggiungo anche questo per alimentarlo

  11. Sergio ghiringhelli il 28 marzo 2015, ore 10:32

    Io, dico semplicemente che, le rivoluzioni ( quelle vere) non si annunciano , si fanno.
    Pur apprezzando la indiscutibile volontà’ di Belli di dare un apporto allo sviluppo Culturale della Città , mi sembra ( ma forse mi sbaglio) che ingabbiare la sua onestà intellettuale nella stretta gabbia di un Partito , non possa servire ad altro che portare acqua al Partito stesso.
    Non vorrei che Belli un giorno si svegliasse e dovesse amaramente constatare , che non solo la sua Rivoluzione non ha avuto seguito, ma è stato semplicemente usato.
    Una rivoluzione per essere tale deve nascere con il consenso della gente, con la ferma volontà di cambiare e non etichettata dai conduttori del vapore ,che al momento mi sembra non diano tanto retta alle istanze Culturali del territorio.
    È la conduzione della Provincia attuale , a proposito la dice lunga.
    Auguri cari Belli , di vero cuore .
    Ma ti prego, non appendere mai più le tue indiscutibili risorse a disposizione dei Partiti , casomai usali per ottenere lo scopo.
    Il nostro paese , è fin troppo pieno di intellettuali asserviti , e non vi è l’ esigenza di altri in queste condizioni.

  12. Bruno Belli il 28 marzo 2015, ore 17:33

    Uh, mamma, Ghiringhelli, anche Lei si preoccupa della mia persona.
    Ma che, d’improvviso, sono diventato un soggetto da preservare per la posterità magari in una teca di Villa Mirabello?
    Vi ringrazio degli onori che tutti mi retribuite. Ma, piano, ahimè, ci sono già quelli che si agitano per eventuali mie fantascientifiche candidature!

    A Lei Ghiringhelli, tengo a dire solo questo, lasciando l’ironia delle prime frasi e facendomi del tutto serio: le “rivoluzioni” più importanti è vero che non si annunciano, ma si fanno.
    Però, qui, fare una rivoluzione, a Varese, è semplicemente guardare all’ABC che abbiamo in casa (nella mia lettera / documento ci sono alcune indicazioni).

    Le “mie indiscutibili risorse” quali sono? Penso che siano le caratteristiche di numerosissmi cittadini. Forse il semplice “buon senso”.
    Signori, mi state dando troppa importanza, proprio ora che non sto facendo nulla in città, da almeno 1 anno!

  13. Mariella il 28 marzo 2015, ore 18:44

    Caro Belli, Lei ha di nuovo colto nel segno.
    Lettere che “contestano” la sua sagacia con la quale ci fa sorridere un po’ dei difetti di ogni uomo (che risa sull’apparire di una sua qualunque “dama di San Vincenzo”), e sottintendono che Lei non dia risposte, lo ha sempre fatto, al momento giusto; e parlano di una “ricchezza culturale” già in atto in città, ammettendo la quale allora significherebbe che a Varese “va tutto ben, madama la marchesa, quello che si fa, basta così”; politici che la invitano ad uscire da un partito magari per garantirle una “libertà” che sarebbe comunque “condizionata”.
    Denotano un certo nervosismo, tutti costoro, mi pare. Ognuno, avrà i suoi motivi: il politico, alcuni, l’adepto ad un’associazione, degli altri, ecc.
    Non si accorgono che sono già stati “attratti” dalla sua rivoluzione, in atto da ben prima d’oggi, una rivoluzione che sollecita i cervelli a ragionare, liberi, per di più.
    Forse non la conoscono come chi l’ha seguita, come la sottoscritta, per ben più tempo dei 10 anni di venerdì, perché Lei ha fatto altro anche prima, e lo sta facendo tuttora, da ospite, non più da Anfitrione, ascoltando soprattutto quegli incontri dove Lei ama saltare dalla musica alla filosofia, dall’antichità romana agli epigrammetti di Marcello Marchesi all’architettura, alla cucina (imperdibile il suo Apicio con il “garum!!!” ed il 14 gradi di temperatura in casa consigliati dall’Artusi!!!) riportando il tutto sempre al suo chiodo fisso: “i risultati si vedono continuando a battere il chiodo”.
    E, quindi, me la immagino sorridere sornione mentre risponde, divagando come ci ha abituato ai “Venerdì” ed il mosaico si percepisce da subito, ma si vede nella pienezza, quando, dopo avere affrontato 5 o 6 materie che mostrano i punti di contatto, torna alla tesi iniziale con un cerchio compiuto pari a quello delle antiche liriche greche i cui frammenti proponeva accanto, magari, al rap, facendo cogliere la similarità dei ritmi. (perché lei, senz’altro, ha un suo progetto culturale ben definito, il suo mosaico con le tessere sparpagliate, ma già composte, che starà di certo discutendo ed ascoltando, lo fa sempre, anche quando sembra ad alcuni che sia soltanto cortesia, le persone con le quali assieme potreste realizzarlo per Varese, lavoro che perseguirà, se i suoi “compagni” di viaggio del PD si confronteranno, con la determinazione e la pazienza che serve per raggiungere lo scopo preciso)
    E sono certa, tra l’altro, che il gruppo che lavora con Lei avrà già tratto quelle preziose indicazioni che Lei sa fornire dando la stessa levità di peso ad uno stornello fiorentino, quanto alla 5 di Mahler.
    Mariella.

  14. Sergio ghiringhelli il 28 marzo 2015, ore 20:24

    Forse caro Belli lei non va preservato in una teca di Villa Mirabello, Ma , mi consenta il gioco di parole da Mirabelli……comunque , auguroni . Io ho sempre apprezzato chi ha il coraggio di mettersi in gioco,.
    Certo , metta in preventivo che si può’ anche perdere, ma penso che per lei non sarebbe la prima volta.

  15. a.g. il 28 marzo 2015, ore 23:20

    Su chi vincerà o perderà, ne vedremo delle belle…

  16. Bruno Belli il 29 marzo 2015, ore 11:28

    Caro Ghiringhelli,
    Le dico solo un’ultima cosa, poi è bene che mi ponga a tacere per non apparire invadente o stucchevole.
    E’ vero, non sarebbe la prima volta se perdessi (anche fatto salvo che non sono candidato da parte alcuna, nè è mia intenzione farlo).
    Però, bisogna vedere cosa si perde. La dignità, quella non l’ho persa mai, almeno fino ad ora; ed, assieme all’intelligenza, è l’unica altra cosa che mi auguro di poter mantenere, se Dio lo voglia.
    E’ come se Lei sottintendesse: caro Belli, se vincessimo noi, Lei resterebbe sempre dove è. Ho chiesto forse qualcosa a qualcuno?
    Sono quasi 43 anni che sto dove sono (“ama nesciri”, quanto saggezza!): mica devo perdere una poltrona d’oro…sto bene per quello che sono e che ho fatto.

    Si dice che la storia la scrivano i vincitori e non i vinti. E’ vero.
    Ma la mia “pietas” si rivolge soprattutto ai vinti, perché i vinti sono sempre degli esseri umani quanto i vincitori, con la prova ulteriore della mortificazione.
    Ed a me degli individui interessa solo considerarli come insieme di sentimento e di cervello, di emozioni.
    Ho il massimo rispetto per i vinti forse più che per i vincitori, i quali, solitamente, ahimè, forti della vittoria abdicano sovente alla razionalità, credendosi essi stessi invincibili.

    Ma Napoleone da vincitore è stato vinto e tormentato (si vedano le pagine da Sant’Elena); Masaniello fu massacrato dallo stesso popolo che lo aveva eletto guida; Garibaldi fu “perseguito” da Rattazzi; i Savoia furono spazzati dalle loro scelte inopportune e dalla Repubblica; Berlusconi si è visto sgretolare il suo “partito”, Bossi è stato accantonato da chi sapeva benissimo che non avrebbe potuto essere leader finché fosse stato presente il “Carismatico di Gemonio”; Letta è stato scalzato da Renzi e … mi fermo qui perché sarebbe infinito l’elenco che le potrei fare.

    Ma, mi permetto di imitare l’amico comune Giulio Moroni e Le regalo quattro versi di Trilussa che potremmo meditare tutti assieme, magari proprio in vista di queste prossime elezioni che tanto agitano i politici di professione solo perché un qualunque Belli ha espresso la propria “predilezione” per un partito piuttosto che per un altro.

    Chiaroscuro.

    Giustizzia, Fratellanza, Libbertà…
    Quanta gente ridice ‘ste parole!
    Ma chi le vede chiare? Iddio lo sa!
    Er gallo canta quando spunta er sole,
    er gufo canta ne l’oscurità.

    Trilussa.

  17. Marco il 29 marzo 2015, ore 13:23

    Ma Fabrizio Mirabelli, che Ghiringhelli chiama in causa, Mirabelli, che, a quanto sembra, ha introdotto Lui Belli nel PD varesino, cosa pensa di tutte le reazioni scomposte nei confronti di un elemento che senza dubbio è “destabilizzante”, ma fondamentalmente resta una ricchezza improvvisa?
    Forse si stanno preparano a scaricarlo: troppo complicato comporre certi equilibri che la politica impone!

    Non si agiti, Ghiringhelli: quando Lei sarà il futuro sindaco, e Belli sarà già stato scaricato, da lungo tempo, dal PD varesino, con la facilità con cui voi della politica cambiate opinione, magari Lei potrebbe scendere a Canossa e chiedere qualche suggerimento al Belli stesso!

  18. Sergio ghiringhelli il 29 marzo 2015, ore 14:14

    Ma, avete la coda cosi’ di paglia per saltare a conclusioni a cui io non ho nemmeno pensato.
    Io , sono uno che il confronto e lo sberleffo lo accetto e lo faccio. E a volte lo provoco.Mi piace , discutere e raffrontarmi in particolare modo con chi la pensa in modo diverso.
    Non mi ritiro mai dalle battaglie e spesso provoco per sviscerare quello che, davvero uno ha dentro.
    In parole povere preferisco chi si batte ( anche duramente) per le proprie idee , ai paraculi di cui questa società’ , è’ purtroppo piena.
    Ma , nessuno ma proprio nessuno ritengo , si debba sentire sul gradino più alto.
    In parole povere , per me il reato di -Lesa maestà – non esiste.
    Sul futuro Sindaco , lasciate perdere , sarà ben altro del sottoscritto a rappresentarci per questo ruolo . Certo , io mi impegnerò per impedire che il Comune di Varese faccia la fine della Provincia.
    Vi saluto e vado ad occuparmi dei miei cani, che forse è meglio.

  19. Fabrizio Mirabelli il 31 marzo 2015, ore 10:53

    Caro Marco, Lei, evidentemente, è un lettore disattento, visto che l’ho già scritto, proprio qui su Varesereport, in molte occasioni. Con Bruno Belli, nell’ultimo anno, è nato un rapporto di amicizia e di stima reciproca. Credo che Bruno sia una preziosa risorsa non solo per il PD varesino ma per tutta la città di Varese. Del resto, dopo 22 anni, ritengo che il centrodestra varesino non abbia più niente da dire. Occorrono idee e persone nuove in grado di concretizzarle. Quindi, non posso che ringraziare Bruno Belli che ha accettato questa sfida.

  20. Emiliano il 31 marzo 2015, ore 13:19

    Sono io a dover ringraziare Bruno Belli per l’attestato d’amicizia di cui sopra, che contraccambio: anzi, forse proprio il fatto che da una nostra passata “polemichetta” sia nata un’amicizia, una collaborazione e – chissà – qualche progetto la dice lunga sulla sterilità dei litigi e delle troppe parole al vento imposte dalla politica, di qualunque colore essa sia.
    Un esempio che spesso uso, sempre rifacendomi alla magia della Musica, per definire la politica è riferito all’oratorio “La Creazione” di Joseph Haydn: in una sua scena si svolgono alcuni avvenimenti che vengono POI descritti dal narratore, esattamente al contrario di quanto i giochi politici impongono… prima si narra (leggi: promette) ciò che accadrà, POI non accadrà nulla.

    A buon intenditor poche parole.

  21. Marco il 1 aprile 2015, ore 13:46

    Egregio Mirabelli
    No, a me non sono sfuggiti i suoi interventi in precedenza, non sono disattento, ma mi era parso quanto mai strano che NON UNA voce del PD varesino si fosse levata per sostenere un suo rappresentante, per lo più piuttosto conosciuto nell’ambito culturale della città. E, a dirle il vero, la sua mi è sembrata anche una risposta un po’ di circostanza.
    In questo caso devo dare ragione all’assessore Ghiringhelli quando afferma che certe persone (e ce ne sono altre, non solo Belli, anche se Lui, a differenza dei più, non ha mai avuto problemi ad esporsi in modo chiaro e ad andare controcorrente, proprio di fronte alla Lega come nel caso del Cento cinquantenario dell’Unità d’Italia) sono una ricchezza per tutta la città. Quindi, Mirabelli, sarebbe bene che i partiti non le prendessero in giro, come mi auguro che non voglia fare il PD con Belli: non se lo meritano.

    Ed al tempo stesso, però, anche Ghiringhelli dovrebbe ricordare che l’attuale giunta non si è mai accorta – o non ha voluto accorgersi prima – di questa ricchezza.
    Come mai?

  22. Sergio Ghitinghelli il 1 aprile 2015, ore 19:31

    Caro Marco, onestamente , tante volte in passato ho pensato di contattare Belli.
    Ma, poi per tante ragione , forse il troppo impegno , forse un po’ di pigrizia non lo ho fatto.
    Di questo , me ne dolgo , anche se sicuramente il mio agire non sarebbe stato per proporgli la tessera della Lega , ma casomai per finalizzare al meglio il suo grande impegno.
    Ma , ora piangere sul latte versato , non servirebbe a nulla.
    I giochi son fatti , e devo dire che, alla fine visto la sceneggiata sulla tessera del Pd consegnata al Belli, forse è stato meglio cosi’.
    Nella Lega che , non è immune da difetti non è questo il modo di aderire.
    Da noi , tutti partono dal serio impegno per il movimento e su questo anche Maroni ,lo stesso Bossi e Salvini non sono state eccezzioni.
    Tutti , ma proprio tutti hanno attaccato manifesti, fatto gazebo , cuociuto salamellle e dopo un periodo ( non troppo breve) , presentando la domanda di militanza che viene vagliata dalla Sezione , dalla Circoscriziine e dal Provinciale possono far parte a pieno titolo di coloro che votano , entrano nelle liste , e contribuiscono a tutti gli effetti alle scelte anche politiche.
    Questo , forse può’ sembrare troppo restrittivo , ma ci ha preservato dalla corsa alle tessere e spesso ( anche se non sempre) da avventurieri della politica.
    Certo , questo non è’ un metodo che non da’ la certezza matematica , ma scoraggia tanti che non sono sufficientemente motivati.
    E , io sono pienamente dell’ idea che il modo ( seppur non infallibile) sia quello più giusto.
    Se , veramente ti vuoi spendere per un’ idea devi essere disposto , qualsiasi sia la tua condizione sociale, culturale o economica a contribuire , anche nei modi più umili al suo affermarsi , poi se sei bravo e il movimento ha bisogno delle tue capacità potrai anche fare il Ministro.

  23. Emiliano il 1 aprile 2015, ore 23:43

    A questo punto mi chiedo, chiunque vinca: ma Bruno Belli, ed altri del suo stesso spessore, non potrebbero essere chiamati alla cultura come semplici “tecnici” visto che da ambo le parti se ne riconosce il valore? O occorre proprio “aderire” a un partito (e non importa se esibendo la tessera ai fotografi o cuocendo le salamelle)?

  24. Sergio ghiringhelli il 2 aprile 2015, ore 12:45

    È’ dura capire quanto non si vuole……

  25. Marco il 2 aprile 2015, ore 18:25

    Eh, Ghiringhelli, non bisogna “capire”…si deve “aderire”…
    E Mirabelli preferisce “glissare” sul silenzio del partito:
    eppure il Belli ha “aderito”.

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