Varese

Varese, Il “Kohlhaas” di Baliani, quando il teatro parla al cuore

Marco Baliani

Marco Baliani

Ha certamente toccato un vertice la stagione “Gocce” di Ragtime, ieri sera, al Teatro Nuovo di Varese, con lo storico spettacolo di Marco Baliani, “Kohlhaas”, da venticinque anni proposto a teatro. C’era molta attesa per questo spettacolo, in tanti lo avevano già visto, in tanti lo vedevano per la prima volta. Attesa e curiosità che hanno fatto registrare una platea strapiena, con spettatori anche in galleria. Uno spettacolo che arrivava dopo una bellissima conversazione di Baliani con i ragazzi del Liceo classico Cairoli di Varese sull’arte del narrare.

Sul palco una sedia illuminata, circondata da un buio profondo e compatto, con Baliani che inizia a raccontare la vicenda dell’allevatore di cavalli vittima di un sopruso da parte di un signorotto prepotente e protetto dall’imperatore. Un racconto scritto da Heinrich Von Kleist e riscritto e fortemente rimaneggiato dallo stesso Baliani insieme a Remo Rostagno. Dopo la riscrittura resta un racconto orale sulla legge e la giustizia, sulla vendetta e il perdono, che l’attore ed autore nato a Verbania ha proposto ancora una volta a Varese, oltre le mille repliche già fatte in giro per il mondo.

Uno spettacolo che poggia tutto su Baliani, che dipana il racconto con la sua voce ed il suo corpo, all’attenzione degli spettatori grazie al ridottissimo campo visivo perimetrato dai riflettori. Ma, prima di tutto questo, Baliani è un grandissimo affabulatore, ben più e ben prima di essere interprete fedele (quasi sacerdote) del teatro di narrazione. Quando si assiste ad uno spettacolo come il “Kohlhaas” le etichette, le definizioni, le classificazioni si sciolgono come neve al sole. Resta un filo di parole che da un interprete arrivano a toccare ogni spettatore, singolarmente, quasi fosse solo in teatro. Una comunicazione fatta di cavalieri e mercanti, di vita e di morte, di tribunali e di rivolta armata.

Un grande spettacolo, che conferma la bravura di Baliani, che consacra un teatro che si affida alla parola in un’era di immagini e di rumori. Forse un’isola felice, condivisa, per una sola sera, per un’ora e mezza, dai tanti varesini che hanno scelto di dedicare una propria serata ad un teatro di qualità. Ora attendiamo Marco Paolini.

 

 

 

20 marzo 2015
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