Varese

Varese, “Cavewoman”, donna delle caverne nostra contemporanea

Morara

Elena Morara

La donna e l’uomo, due esseri diversi fin dall’alba dell’umanità sulla terra, eppure – in un qualche modo misterioso e incomprensibile – complementari. E’ ciò che argomenta, simpaticamente, con grande ironia, lo spettacolo teatrale “Cavewoman – La donna delle caverne” di Emma Peirson, con la regia di Maurizio Colombi, che da anni sta portando nei teatri la versione maschile “Caveman”. Lo spettacolo è andato in scena ieri sera al Teatro Ucc di Varese.

Dopo una esilarante gallery di filmini di matrimoni proiettati in scena con la musichetta di Benny Hill, appare la donna della caverne Elena Morara, che sostiene circa due ore di monologo, con un breve intervallo. Passano i giorni della settimana, da lunedì a domenica, e la donna in scena racconta e si racconta avvicinandosi alle proprie nozze. Qualche volta riesce persino a dialogare – telefonicamente – con Dio.

Ad occupare ogni minuto delle giornate della promessa sposa di Paolo, tipico rappresentante del maschio meditarraneo (sempre lo stesso dall’età delle caverne), la vita privata delle donne, le delusioni, le illusioni, i rapporti di coppia, con le amiche, con la suocera. Ma soprattutto al centro dell’attenzione della donna c’è l’uomo e le sue abitudini, le sue pigrizie, le sue bassezze, i suoi improvvisi momenti di affetto e tenerezza. Un uomo non giudicato, ma guardato comunque con simpatia e complicità.

Elena Morara è brava, i suoi ritmi sono veloci, senza inciampi, con la capacità di dialogare con il pubblico e trattare argomenti con una leggerezza apprezzata dal pubblico. E dopo avere preso in considerazione vizi e virtù della vita di coppia, avere guardato con ironia ed affetto uomini e donne, arriva anche per la donna delle caverne il giorno fatidico di indossare il vestito bianco. Lo indossa e lancia il bouquet al pubblico mentre si chiude il sipario.

15 marzo 2015
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