Varese

Varese, Arriva il Kohlhaas di Baliani. Agli spettatori una proposta speciale

Baliani al Teatro Nuovo di Varese

Marco Baliani al Teatro Nuovo di Varese

“Gocce 2015″, rassegna di teatro contemporaneo organizzata da Ragtime in collaborazione con Filmstudio 90, entra nella sua settimana più intensa e di più alta qualità.  Il sipario del Teatro Nuovo si aprirà infatti, giovedì 19 marzo, sulla straordinaria forza narrativa di Marco Baliani, che porterà in scena il suo storico ed indimenticabile spettacolo Kohlhaas, tratto dall’omonimo racconto di Heinrich Von Kleist con la drammaturgia di Remo Rostagno e dello stesso Baliani.

In occasione di questa doppia, straordinaria, ospitalità, Ragtime ha pensato ad una speciale promozione, dedicata ai due protagonisti del nuovo teatro italiano: chi ama Marco Baliani non può assolutamente perdersi “Dissonorata” e la prova d’attore di Saverio La Ruina. Per questo, gli spettatori che assisteranno a “Kohlhaas” avranno diritto al biglietto minimo ridotto a 10 € per “Dissonorata”. Un’occasione, crediamo, da non perdere.

Attore, regista e drammaturgo tra i più originali nel panorama teatrale italiano, Baliani, solo sulla scena, seduto su una sedia, vestito di nero, per circa 90 minuti, incanta un pubblico di ogni età, narrando la storia realmente accaduta, nella Germania del 1500, di un mercante di cavalli, vittima della corruzione dominante della giustizia statale. La spirale di violenza generata dal sopruso subito dal protagonista offre lo spunto per una riflessione sulla questione della giustizia e sulle conseguenze morali che la reazione dell’individuo all’ingiustizia può comportare. Baliani, attraverso la sua mimica, la sua gestualità, riesce a coinvolgere anche lo spettatore più distratto, facendogli immaginare i cavalli del protagonista, le sue paure, la sua sete, la sua vana attesa di giustizia e la decisione finale di scegliere il cappio di una forca.

Il lavoro che Baliani conduce attraverso le molteplici potenzialità della narrazione a teatro va a tracciare negli anni percorsi articolati in un territorio assai ampio; in questo contesto, Kohlhaas si staglia come exemplum di racconto “puro”. E “racconto puro” significa storia che passa attraverso il raccontatore come una corrente, con un’urgenza forte di essere detta, con regole precise di tempi e di efficacia da rispettare. Una storia che trascina e coinvolge – senza però escludere la possibilità del distacco – sia il raccontatore sia gli ascoltatori. La storia che con la sua “urgenza abbagliante” conduce lo spettacolo è quella del mercante di cavalli Michael Kohlhaas, che, subìta un’angheria da parte di un nobile, tenta dapprima di ottenere giustizia dalla legge e poi, non vedendo riconosciute le sue ragioni, si fa brigante e raccoglie attorno a sé schiere di disperati, con i quali saccheggia e devasta intere città, arrivando a scatenare quasi una guerra contro il potere imperiale e giungendo infine ad essere condannato a morte.

Un racconto che suscita domande, riflessioni talvolta amare; che scandaglia l’animo dell’uomo e della storia; che fa bruciare ancora le ferite inflitte da ogni ingiustizia e da ogni violenza, dalla rabbia e dalla ricerca disperata di una forma di diritto che tuteli lo spazio vitale di ogni uomo.

Lo spettacolo -  inserito anche nell’ambito del progetto Pensiero in scena, organizzato dal Liceo Classico “E. Cairoli” di Varese – ha registrato una notevolissima affluenza di spettatori e sono rimasti posti disponibili solo in galleria. E’ quindi fortemente consigliata la prenotazione:

- Via email, all’indirizzo arciragtime@gmail.com, indicando nominativo e numero di posti occorrenti;

- Via telefono o SMS, al numero 334.2692612 indicando nominativo, numero di posti occorrenti e indirizzo email.

Ma “Gocce 2015″ prosegue poi il giovedì successivo, 26 marzo, con l’ospitalità di un altro spettacolo straordinario che Ragtime è lieta ed onorata di regalare alla nostra città. Uno tra gli spettacoli più intensi ed importanti del nuovo teatro dell’ultimo decennio: “Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria”, una produzione della compagnia Scena Verticale di e con Saverio La Ruina.

Uno spettacolo, ed un attore, pluripremiati con il prestigiosissimo Premio UBU 2004 “Migliore attore” e “Migliore novità italiana” , “Miglior interprete di monologo” e con il Premio UBU 2007, ancora “Migliore attore” e “Migliore novità italiana”.

La vicenda narrata dallo spettacolo è quella dell’ennesimo caso di sopraffazione familiare perpetuata ai danni di una donna. Cresciuta in un paese della Calabria del dopoguerra, costretta a rimanere “zitellona” fino a quando la sorella maggiore trovi marito, Pasqualina cede alle pressioni del suo pretendente; incinta e abbandonata, è condannata dal clan familiare che cospargendola di petrolio tenta di bruciarla, epilogo estremo di una tradizione culturale che non riconosce la dignità femminile. A dare voce ai ricordi della “dissonorata” narratrice della propria vicenda è l’ottimo Saverio La Ruina. Una maglia che copre le braccia fino al gomito, una vestina da casalinga lunga fin sotto il ginocchio indossata sopra i pantaloni, le calze sotto i sandali, rimanendo seduto per l’intera durata dello spettacolo, questo attore riesce a riempire l’intero palco vuoto della sua presenza. Parla un calabrese stretto stretto che incanta per la sua musicalità, rinforzata dalle flessioni che l’attore le impone colorendo di femminilità il suo timbro, senza mai forzare e caricare eccessivamente. Il ritmo serrato con cui si susseguono le parole è interrotto solo dagli interventi musicali di Gianfranco De Franco, che scandiscono in capitoli il racconto.

Per quanto la parola sia preponderante, colpisce l’estrema padronanza del gesto che impone all’attore di rimanere seduto, composto, esprimendo in questo modo la pudicizia, la rassegnazione, la goffaggine dovuta all’inesperienza del personaggio, delegando il movimento a una “danza” delle mani, dei piedi, delle spalle, della testa, studiata, precisa, particolarmente efficace anche nel delineare la figura del seduttore. In certi momenti ci si scorda che a parlare sia un uomo, ma poi gli spunti ironici, che non abbandonano mai il racconto della tragica vicenda, fanno riemergere il punto di vista dell’attore, uno sguardo distaccato e tuttavia tenero e rispettoso verso il personaggio interpretato. Proprio questa commistione di ironia e dolcezza è l’elemento di forza del testo, scritto e diretto dallo stesso interprete, che sul finale si apre al mito e con esso alla speranza: nella notte di Natale la ragazza partorisce un figlio che chiamerà Saverio, lo stesso nome dell’autore.

Dedicato alle condizione della donna in ogni tempo, reso attuale dagli echi di storie drammatiche di donne in ambito musulmano ma non solo, questo spettacolo ha il merito di restringere il cerchio a una storia sola, “piccola”. Non si protesta, non si fanno recriminazioni; si racconta una vicenda, si tenta di capire, si segue fino in fondo la testimonianza di un’anima semplice che, pur soffrendo, non si stupisce dell’accaduto, segue rassegnata e al tempo stesso fiduciosa il suo destino ignorando completamente di avere dei diritti, cosa che rende ancora più agghiaccianti le violenze subite.

INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: arciragtime@gmail.com – 334.2692612

10 marzo 2015
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