Lettere

Stai sereno, Silvio…

renziIn una recente intervista hanno chiesto a Bersani quali errori avesse commesso durante la sua segreteria. “Mi hanno accusato” – ha risposto – “di essere sincero e leale; ma questa è la mia concezione della politica”. Certo l’ex-segretario parla della politica alta, quella nobile; ma nella prassi quotidiana, specie nel nostro Paese, pieno di corrotti, evasori, mafiosi, legislatori ad personam ecc. la politica, con la crisi dei partiti, non gode di buona fiducia ed è considerata “sangue e m.”, come ha detto qualcuno.

A Matteo Renzi gli si rimprovera di aver detto: “Stai sereno Enrico”, “stai sereno Massimo”,” Stai sereno Silvio”; e poi tutti sanno come è andata a finire. Renzi non fatto altro che applicare furbescamente con Letta, D’Alema e Berlusconi il precetto machiavellico che raccomanda al politico saggio di “non mantenere la parola data quando questo gli risulti dannoso, e quando si siano esaurite le ragioni che gliela avevano fatta promettere…; e a un principe non sono mai mancate ragioni legittime da accampare per camuffare l’inadempienza.”

Ma è necessario saperla ben camuffare, questa natura, ed essere grande simulatore e dissimulatore: d’altro canto gli uomini sono tanto ingenui, e tanto condizionati dalle necessità del momento, che chi inganna troverà sempre chi si lasci ingannare.”Questo è stato il comportamento che Renzi ha mantenuto e mantiene con i suoi avversari interni ed esterni. Non voglio certo giustificare né approvare questa prassi politica, mi limito solo a rappresentarla e descriverla così come si è svolta. Del resto il problema dei rapporti tra etica e politica è più complesso; e il senso comune sembra pacificamente aver accettato, che l’uomo politico possa comportarsi in modo difforme dalla morale comune, che ciò che è illecito in morale possa essere considerato e apprezzato come lecito  in politica, insomma che la politica ubbidisca a un codice di regole, o sistema normativo, differente.

In una celebre pagina Croce, ammiratore di Machiavelli e di Marx per la loro concezione realistica della politica, a proposito dell’«onestà politica », dice: «Un’altra manifestazione della volgare inintelligenza circa le cose della politica è la petulante richiesta che si fa dell’onestà nella vita politica». Dopo aver detto che si tratta dell’ideale che canta nell’animo di tutti gli imbecilli  spiega che «l’onestà politica non è altro che la capacità politica». Lo steso  J. P. Sartre sostiene la tesi che chi svolge un’attività politica non può fare a meno di sporcarsi le mani (di fango o anche di sangue).
La sinistra sembra invece più orientata verso una concezione della politica più ispirata da Erasmo da Rotterdam che da Machiavelli.

Erasmo sostiene la tesi che non vi è né vi può essere nessun contrasto fra morale e politica perché il principe deve comportarsi da buon cristiano e le virtù del buon principe sono le virtù morali classiche, proprio  il contrario della virtù machiavellica  (o crociana), quali la magnanimità, la temperanza, l’onestà.

A mio avviso la sinistra, in un’Italia preda dei lupi e pronta a correre dietro al pifferaio e/o al demagogo di turno,dovrebbe elaborare unitariamente un progetto politico per il Terzo millennio, abbandonando l’idea di reggere le sorti del partito o del governo con “i pater noster in mano”. Un maggiore realismo politico e un impegno ad essere, secondo le circostanze, “volpe e leone”(cioè furba e forte), come raccomanda il Machiavelli, sono fattori che non possono essere trascurati da chi è impegnato a far uscire l’Italia dalla grave crisi economica, politica, sociale, morale e culturale nella quale da troppo tempo è impantanata.

Romolo Vitelli

7 marzo 2015
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