Varese

Varese, Lo Spoon River di Serena Nardi fa centro. E omaggia Strehler

Sarah Collu e Serena Nardi

Sarah Collu e Serena Nardi

Ancora una volta gli uomini e le donne di Spoon River hanno esercitato il loro fascino misterioso, richiamando un folto pubblico al Teatro Santuccio di Varese per lo spettacolo “Dietro ogni scemo c’è un villaggio, dietro ogni blasfemo c’è un giardino”, che nell’ambito della stagione “Red Carpet” ha proposto le tematiche di Edgar Lee Masters attraverso la lettura fatta a suo tempo dal grande Fabrizio De Andrè.

Un allestimento essenziale, che colpiva per la presenza area, sospesa sul pubblico, della grande rete con le foglie, evocatrice di un lontanissimo e stupendo “Giardino” a firma di Giorgio Strehler. Candele accese, qualche strumento appoggiato alle colonne, ma soprattutto cinque bravi attori che, nell’atmosfera raccolta e rarefatta del teatrino, si aggiravano quasi fossero ombre provenienti dal passato di tutti coloro che ora “dormono sulla collina”, persone di cui solo i versi e le note possono restituirci una pur effimera presenza.

Lo spettacolo vedeva alla regia e in scena Serena Nardi, che ha avuto il merito di dare alla messa in scena un ritmo veloce e un rapporto equilibrato tra parole (versi, ma anche parole di Masters e De Andrè) e musica, affidata ad uno strepitoso e giovanissimo Alessandro Cerea a voce e tastiere, affiancato dal valido Guido Zanzi alle chitarre. A loro era affidato l’arduo compito di riproporre il disco del mitico Faber.

Bravi gli attori, capaci di restituirci il brivido sottile di esistenze perdute. Ma come sempre dobbiamo segnalare la grazia e la bravura di Sarah Collu, in grado di trascorrere senza esitazioni da registri comici a pensierose meditazioni degne delle migliori attrici teatrali.

1 marzo 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs