Varese

Varese, Daniele Marantelli (Pd): come vedo il presente e il futuro della città

Da sinistra l'onorevole Marantelli e il segretario cittadino Paris

Da sinistra l’onorevole Marantelli e il segretario cittadino Paris

Difficile intervistare l’onorevole Pd Daniele Marantelli in una piazza, in una via di Varese. Tanti i varesini che si fermano, salutano un esponente del centrosinistra che tanti considerano un possibile candidato a Palazzo Estense nel 2016, gli ricordano fatti e persone della città. “L’altro giorno, alla presenza di Renzi – racconta Marantelli – al microfono si è presentato un esponente romano, e Renzi ha definito Roma la seconda città più bella d’Italia (intendendo che la prima è Firenze)…io sono intervenuto dicendo: è la terza, perchè la prima è Varese…”. Sorride Marantelli in piazza Monte Grappa e risponde alle domande.

Cosa pensa di questo ultimo ventennio della città?
Ciò che più mi colpisce è l’assoluta sproporzione tra le caratteristiche invidiabili della città e i risultati amministrativi che si sono conseguiti. Certo, l’amministrazione comunale non può fare miracoli, ma non si può dimenticare che già oggi – e tanto più in futuro – la competizione avviene tra territori. E a noi non mancano “gioielli” non solo da tutelare, ma da mettere in gioco.

E’ possibile fare qualche esempio?
Penso ad esempio alla sanità: negli scorsi anni all’Ospedale di Circolo operavano grandi personalità in diversi settori, risorse che si sono sottovalutate, provocando una fuga di eccellenze in altre strutture.

Lei è sempre stato considerato esponente dialogante con il Carroccio. Come giudica la Lega al potere in città in tutti questi anni?
Abbiamo visto diverse Leghe in questi anni. All’inizio la Lega aveva acceso molte speranze, considerata una via d’uscita da una pagina triste della città, una pagina fatta di corruzione, che ha portato a falcidiare un’intera classe dirigente, non solo politica, ma anche di professionisti. Comprensibili, dunque, le tante attese riposte nella Lega delle origini. La prima giunta del Carroccio vide la presenza anche di esponenti democratici, come Enrico Baj e Baratelli. Poi nel corso del tempo si è verificato un cambio di fondo legato all’alleanza con il Pdl.

Cosa ha portato questo “cambiare verso” del Carroccio?
Si sono iniziate a produrre divisioni, e non decisioni, si è prodotta una paralisi nell’amministrazione cittadina. Soprattutto negli ultimi 4 anni. Ricordiamoci che le due realizzazioni principali della città, l’Università dell’Insubria e la ristrutturazione dell’ospedale di Circolo, sono entrambe legate a governi di centrosinistra, nel ’98 e nel ’99.

Una situazione di paralisi in cui il Pd si sta mobilitando con forza. Come giudica l’azione del suo partito in città?
Bene fa il Pd a concentrarsi su questioni minute, quotidiane, perchè nel rispondere alle esigenze dei cittadini sta l’essenza dell’attività amministrativa, sia pure in una cornice strategica. Non ci si può dimenticare che l’amministrazione comunale può svolgere un ruolo propulsivo e di coordinamento con altre amministrazioni.

E’ pessimista riguardo al futuro della città?
Non sono pessimista: penso che Varese debba essere sempre di più la casa di tutti, dove gli amministratori devono sempre stare al fianco di chi crea valore aggiunto, ma anche attento alle tante forme di solitudine che ci sono, giovani, anziani, imprenditori di fronte alla burocrazia. Del resto questa è una città disponibile al cambiamento…

Dunque Varese non è una città conservatrice e chiusa?
A Varese non manca una propulsione a scommettere nel cambiamento, ma vanno valorizzate le nostre radici, il sapere fare bene, va riscoperta la propensione all’iniziativa individuale, va sottolineata la voglia di cogliere i cambiamenti. Guardo con friducia a tutto ciò. E con una punta d’orgoglio, come quando taglia il traguardo una moto MV Agusta.

 

 

 

 

 

 

1 marzo 2015
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