Varese

Varese, Sold out al Gomorra Day. Special guest è Ciro l’Immortale

D'Amore

Marco D’Amore

C’era grande attesa all’Insubria, nel pomeriggio, per il “Gomorra Day”. Al centro di un incontro rigorosamente “blindato” (poteva accedere all’aula magna di via Dunant solo i possessori di pass) la serie cult televisiva “Gomorra-La serie” prodotta da Sky e su questo canale programmato, per poi passare ai canali Rai, una serie tratta dal celebre romanzo dello scrittore napoletano Roberto Saviano. Un prodotto made in Italy di cui a Varese è giunto l’ambasciatore più popolare: Marco D’Amore, 32 anni, nato a Caserta, cresciuto con Andrea Renzi e Toni Servillo a teatro, cuoco con Fabrizio Bentivoglio in “Benvenuti a tavola”, nella serie tv il feroce Ciro l’Immortale, il potente boss di Gomorra.

All’Insubria si è presentato con una cuffietta di lana calcata in testa il protagonista della serie tv. Prima un incontro con i giornalisti e poi un incontro con un pubblico di studenti e professori nell’aula magna. D’Amore racconta le difficili condizioni dell’ambiente in cui la serie è stata girata: “spesso è stata effettuata un’operazione-pulizia da parte della scenografia, ripulendo dai rifiuti certe location”. Un ambiente in cui l’attore ha incontrato un’umanità sorprendente: “la gente ci accoglieva come se fossimo di casa, ci portavano una tazzina di caffè quando giravamo la notte. Associazioni e gente del territorio sono stati coinvolti, si è parlato con loro”.

Grande l’impegno dello scrittore Roberto Saviano (che durante l’incontro è intervenuto grazie ad un lungo video): “Roberto ha fatto da editor rispetto alla sceneggiatura – ha raccontato D’Amore -, e poi ha supervisionato tutto ciò che veniva scritto”. “E’ stato felicissimo del risultato ottenuto”, ha garantito l’attore.

Per quanto riguarda la seconda serie, si inizierà a girarla a primavera inoltrata. Ma D’Amore assicura di non conoscere nulla della serie: “Saremo convocati quando dalla scrittura si passerà alla recitazione, ma fino a quel momento non sapremo nulla…”. Ma “Ciro” assicura pure di essere stato convocato: “Anche se potrei essere ammazzato alla prima puntata…”, aggiunge.

Ma qual è il vero segreto del successo della serie? Non ha dubbi l’attore casertano: “In fin dei conti racconta la storia di una famiglia, un modo per vedere come la grande storia si traduce in una storia più piccola, quotidiana. Con personaggi che hanno però una carica epica, come nel caso di Ciro, che a me ricorda Iago, una via di mezzo tra uomo di fuoco e psicologo”.

27 febbraio 2015
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