Laveno Mombello

Laveno Mombello, Presentato l’archivio di Marchetti, sindaco e uomo politico

Aristide Marchetti

Aristide Marchetti

Dieci anni di duro lavoro nello sterminato patrimonio archivistico privato di Aristide Marchetti, sindaco di Laveno dal 1951, presidente dell’Amministrazione provinciale dal ‘56, deputato dal ‘68 al ‘72, senatore democristiano dal ‘75 al ‘79, appartenente a quella corrente di base nella Dc che aveva radici profonde nella Resistenza.

Ieri sera nella splendida sede della biblioteca di Laveno Mombello, l’archivista Stefania Peregalli, alla presenza di Gabriella Marchetti, figlia primogenita dell’uomo politico scomparso nel 1994 a 74 anni, ha presentato il frutto del suo rigoroso lavoro di riordino e catalogazione delle carte di Marchetti lasciate in ordine sparso, carte ora dette “Fondo privato Marchetti”.

Un archivio composto da dieci faldoni in cui sono raccolti documenti politici e amministrativi, corrispondenza privata, atti parlamentari, appunti, schemi di intervento nei vari settori della vita pubblica, ritagli di stampa commentati dallo stesso Marchetti. Chi studierà questo materiale (che presto sarà consultabile in biblioteca) avrà modo di mettere a fuoco il valore del politico e dell’amministratore e il suo straordinario cammino in oltre 50 anni di impegno pubblico.

Una preziosa miniera di carte di cui va dato merito alle diverse amministrazioni comunali di Laveno che dai primi anni 2000 hanno finanziato l’impresa (rari sono gli esempi di questo tipo), coprendo il periodo che va dal 1952 al 1994 e che offrirà la possibilità di riscoprire il profilo di un uomo coraggioso, onesto, capace che la Dc del tempo tenne – attraverso battaglie politiche non sempre di alto livello – piuttosto ai margini, non riconoscendo appieno il suo valore. Ma quelli erano i tempi dove il centrismo reazionario di Andreotti e Fanfani reggeva il timone della Balena bianca nel paese.

Marchetti era nato a Laveno nel 1920. Sottotenente di fanteria nella disastrosa occupazione del Balcani del 1942, al rientro dopo l’8 settembre raggiunse nell’Alto Novarese gli uomini di Filippo Beltrami della brigata Quarna, per poi passare nell’aprile del 1944 nella brigata Valtoce di Alfredo Di Dio, una formazione di matrice moderata.

Protagonista con il nome di battaglia di Aris nella conquista delle Repubblica dell’Ossola e della sua difesa (imprese raccontate nel suo celebre libro “Ribelle” ristampato nel 2008 dalla Hoepli), fu costretto dopo il poderoso rastrellamento nazifascista a rifugiarsi in Svizzera.

Rimpatriato nell’estate del 45 intraprese l’esperienza politica accompagnata a quella di dirigente d’azienda nel settore del gas metano di cui Enrico Mattei, suo compagno di lotta, era l’esponente più significativo.

 

27 febbraio 2015
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