Varese

L’Otello siciliano di Luigi Lo Cascio incanta e interroga i varesini

Un momento dello spettacolo di Lo Cascio

Un momento dello spettacolo di Lo Cascio

Rappresentazione densa e affascinante, enigmatica, l’Otello di e con Luigi Lo Cascio, andata in scena al Teatro Ucc di Varese. Uno spettacolo a cui ci si avvicinava con una punta di timore – in quanto largamente parlato in siciliano -, ma anche con grande curiosità. Con un deciso intervento nel testo originale, Lo Cascio ha individuato alcuni nodi narrativi, li ha elaborati, aggiungendo e togliendo. Risultato? Una narrazione concentrata e compatta, una drammaturgia dinamica affidata a quattro personaggi, il tutto buttato nell’olio bollente di una lingua e di una cultura arcaica. Non estranea agli spettacoli dei Pupi e neppure ai cantastorie popolari.

Lo Cascio ha curato l’intera operazione in una posizione defilata, impersonando Iago e lasciando a Vincenzo Pirrotta il ruolo protagonista di Otello. Valentina Cenni è Desdemona e Giovanni Calcagno un narratore.

Lo Cascio punta a rappresentare nello spettacolo l’incontro-scontro tra Maschile e Femminile, al punto che, in premessa, il narratore rimarca che la differenza non sta nel fatto che Otello è un moro e Desdemona ha la pelle bianca, ma che il primo è uomo e la seconda donna. Una scelta che si traduce in un mondo maschile parla siciliano – e in siciliano dà voce ad un mondo di passioni viscerali e violente -, e in un mondo femminile che sceglie il modulo di un più convenzionale italiano.

Lo spettacolo parte con Iago incatenato, tutto parte dal fondo. Poi lo spettacolo si dipana con l’incontro tra Otello e Desdemona, l’innamoramento e l’amore, la felicità assoluta di Otello, i sospetti insinuati da Iago fino al delitto di Desdemona. Quadri che si succedono in una scenografia buia, vuota e claustrofobica, in cui il narratore rivela al pubblico il sugo della storia, dal particolare salta al generale, recita la morale della favola.

Perfetto e credibile Lo Cascio, meditabondo e vendicativo Iago, che nei confronti di Otello prova un’amicizia maschile molto profonda, che appare dominato dalla potenza del condottiero veneziano, in competizione con la donna. Bravo anche Pirrotta, che tuttavia propone un Otello molto fisico, mentre alle sinuosità psicologiche presenti nell’originale riserva minore attenzione. Convincenti anche la Cenni e Calcagno.

Un cenno finale va fatto alla chiusura dello spettacolo, geniale: un Otello regredito ad uno stadio infantile si aggira sulla luna alla ricerca dell’amata che ha assassinato, tenuto per mano dal narratore. Le ultime parole pronunciate da Otello evocano la scena pasoliniana dell’episodio Le Nuvole con Totò e Ninetto Davoli.

25 febbraio 2015
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