Varese

Varese, Un “Bell’Antonio” che fa a pezzi il gallismo in scena al Teatro Ucc

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

Davvero una bella sfida quella di mettere in scena “Il bell’Antonio” di Vitaliano Brancati, grande scrittore italiano spesso dimenticato dai sacerdoti delle patrie lettere. Una sfida vinta alla grande, ieri sera, sul palco del Teatro Ucc di Varese, dalla messa in scena con la regia di Giancarlo Sepe. E ottima scelta, quella del teatro varesino, di riproporre lo stupendo testo di Brancati.

Una produzione realizzata a sessant’anni dalla morte dello scrittore, che di fatto ha il sapore della novità assoluta: il testo portato in scena è frutto di un adattamento del romanzo da parte di Antonia Brancati, figlia dello scrittore, insieme a Simona Celi, peraltro anche interprete dello spettacolo.

La commedia si svolge negli anni del regime fascista trionfante, gli “anni del consenso”. Al centro il bell’Antonio, uomo affascinante che nella capitale è inseguito dalla fama di amante focoso, quasi ad evocare le leggendarie doti del Capo, ma anche legato alle radici isolane, a cui torna in vista di un matrimonio altolocato. Ma dopo tre anni si scopre quanto fosse usurpata la sua fama.

Allestimento ben fatto, essenziale, clautrofobico nelle buie scenografie, capace di esaltare quella vis ironica di Brancati che esalta e nello stesso tempo fa a pezzi il gallismo come totem nazionale. Su tutto aleggia un’ironia espressa in scena soprattutto dai due protagonisti dello spettacolo, Andrea Giordana e Giancarlo Zanetti, rispettivamente padre e zio del bell’Antonio, il primo provinciale e pesantemente legato a vecchi luoghi comuni, il secondo leggero e cosmopolita. Una coppia eccezionale, da promuovere a pieni voti.

Il personaggio del dongiovanni impotente, portato sullo schermo da un geniale Marcello Mastroianni guidato da Bolognini, è stato invece portato sul palco da Luchino Giordana, figlio di Andrea, interprete in gamba, apparso però un po’ acerbo per impersonare un uomo dai forti contrasti interiori, vittima di un’immagine machista, ma con un’anima sensibile e quasi femminea.  Stupenda Elena Callegari, dolce e feroce nello stesso tempo. Bravi anche tutti gli altri attori, capaci di far rivivere una Sicilia profonda e feroce, che si scioglie, sul finale, da una marcia clownesca dal respiro felliniano.

 

 

18 febbraio 2015
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