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Referendum, varesini protagonisti: duri Maroni e Alfieri, conciliante Cattaneo

Il presidente Maroni

Il presidente Maroni

Lungo il confronto sul referendum consultivo per chiedere più autonomia. Un confronto tra le parti politiche, ma anche un durissimo scontro tra la maggioranza di centrodestra e il centrosinistra, con il Pd e Patto Civico che hanno votato no. Verrà indetto un referendum consultivo entro diciotto mesi, e i cittadini lombardi saranno chiamati a dire se sono d’accordo con il trasferimento di maggiori competenze dallo Stato alla Regione. Il referendum è stato approvato in serata dal Consiglio regionale con 58 voti a favore e 20 contrari

Conciliante la posizione del presidente del Consiglio regionale, l’Ncd Raffaele Cattaneo: “La concessione da parte dello Stato di maggiore autonomia alla Lombardia non è una richiesta di oggi: grazie ad un lavoro di mediazione e di confronto, in questi mesi siamo passati dalla richiesta un po’ ideologica e generica di indipendenza, alla richiesta più giustificata di un’autonomia speciale per approdare ad un lavoro di merito, utile a individuare funzioni e competenze rispetto alle quali intendiamo chiedere più autonomia nelle forme previste dalla Costituzione all’articolo 116 terzo comma”.

Duro, invece, il presidente del Pirellone, il leghista Roberto Maroni, che in Aula ha sottolineato il peso del taglio di 938 milioni di euro e la mancata applicazione dei costi standard da parte del Governo. “Se in tutta Italia si spendesse come in Lombardia, lo Stato risparmierebbe 60 miliardi di euro – ha aggiunto – Ogni cittadino lombardo dà in solidarietà al resto del Paese 5.501 euro procapite ogni anno, neonati e ultracentenari compresi. Nel Milleproroghe è stato presentato un emendamento salva-Regione Lazio che non pagherà alcuna sanzione per aver violato il patto di stabilità. A noi conviene continuare a rispettare il patto? Noi dovremo togliere soldi agli investimenti per salvare chi ha sforato”. “La riforma in atto ci porta via quindici materie – ha concluso Maroni – Ritorniamo a prima del 1970…Non ho obiezioni a ricontattare Roma per avere più autonomia: lo ho già fatto in questi due anni, ci hanno sempre risposto no, grazie”.

A Maroni ha risposto il segretario regionale del Pd e consigliere regionale Alessandro Alfieri: ““Noi una firma su un provvedimento che costa trenta milioni di euro e rinvia di due anni la richiesta di maggiore autonomia non ce la mettiamo. Abbiamo tentato in tutti i modi di convincere Maroni ad aprire subito l’interlocuzione con il Governo e di evitare il ricorso a un referendum costoso e inutile. Ora la Lega può sventolare la sua bandierina ideologica a spese dei contribuenti lombardi e il Consiglio regionale della Lombardia è condannato all’irrilevanza in nome della propaganda ”

 

 

17 febbraio 2015
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