Varese

Varese, Giorno del ricordo, Stefano Zecchi ricorda la tragedia dell’esodo

Da sinistra Raffo. Zecchi e Morresi

Da sinistra Raffo. Zecchi e Morresi

Si è svolta questa mattina, nell’Aula magna dell’Insubria, la tradizionale manifestazione organizzata ogni anno, per il Giorno del ricordo, dal Comitato provinciale dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, in collaborazione con il Comune. Un’iniziativa che ha visto la presenza delle autorità cittadine, tra cui il sindaco di Varese Attilio Fontana e il prefetto di Varese Giorgio Zanzi, oltre ai vertici delle Forze dell’ordine.

Ha presieduto la manifestazione il presidente del Comitato organizzatore, il dottor Pier Maria Morresi, che in un breve intervento introduttivo ha rimarcato la necessità di conservare e alimentare la memoria dei lontani fatti delle foibe e dell’esodo delle popolazioni italiane. Un ricordo anche per Ottavio Missoni, protagonista di iniziative come questa, un ricordo rivolto a Rosita, seduta al tavolo dei relatori.

Al centro della giornata di oggi la presenza di Stefano Zecchi, filosofo, autore di un paio di romanzi che evocano il mondo degli esuli, che è stato intervistato dal giornalista Mauro della Porta Raffo. Zecchi ha proposto alcuni ricordi personali, di quando lui, ragazzino veneziano, vedeva giungere alla Riva degli Schiavoni e Sette Martiri gli esuli provenienti dalle terre finite sotto il dominio della Jugoslavia. “Arrivavano e subito dopo erano accolti da insulti da persone con le bandiere rosse”, ha detto Zecchi. “Una tragedia che è una vergogna non conoscere o dimenticare. Ad esuli da dittature fasciste o latinoamericane si sarebbe riservata un’accoglienza diversa”.

“Quali le responsabilità e le omertà dei democristiani? Quali le responsabilità del Partito comunista? – ha continuato Zecchi -. Il vero problema è che non si vuole affrontare ciò che è stato il comunismo, una tragica illusione su cui è stata costruita una cultura egemone”.

Al tema del comunismo Zecchi ha affiancato anche il tema degli slavi e della cultura slava: “Gli italiani erano la memoria della loro inferiorità culturale. E questo scatenava un’invidia assoluta nei confronti della nostra cultura e questo li portava ad odiarci”.

Un’ultima battuta verso il Sessantotto: “Una grande valanga di idiozie, che giustificava qualsiasi azione fatta sotto la bandiera dell’ideologia. Oggi dalla lotta di classe si è passati alla lotta per il vitalizio”.

 

 

14 febbraio 2015
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4 commenti a “Varese, Giorno del ricordo, Stefano Zecchi ricorda la tragedia dell’esodo

  1. gimocchiverdi il 14 febbraio 2015, ore 15:23

    E’ stata una tragica sequela di azioni che hanno portato ad una pulizia etnica, perche’ di questo si ‘e trattato. Ecco arrivato il momento di far chiarezza su questa pagina nera della nostra storia e come dice bene Zecchi gli italiani stavano li a dimostrare quanto Roma e dopo Venezia avevano primeggiato su quelle terre con la loro cultura. I due maggiori partiti del dopoguerra di sicuro hanno grosse responsabilita’ perche’ avevano la possibilita’ di premere su due dei maggiori contraenti del patto di yalta, URSS E US. in favore dei nostri connazionali.Comunque e’arrivato il momento di parlarne sia di cio’ che fu l’ esodo e le foibe e di molti altri episodi che fan si che dopo70 anni dalla fine della guerra gli Italiani di entrambi le parti non si siano ancora riconcigliati.

  2. Sergio il 14 febbraio 2015, ore 20:07

    Qualcuno che ha il coraggio e la coscienza civica di dire ,senza strumentalizzazioni di parte ,ciò’ che è’ veramente stata la tragedia degli esuli.
    Altri , per dovere dovrebbero rinnegare le posizioni di allora e chiedere ( per lo meno) scusa..
    Ma , ciò’ temo non avverrà’ . Sarebbe cone ammettere che il presupposto su cui si basa certa cultura è’ naufragato.

  3. i-pod keroro il 16 febbraio 2015, ore 20:43

    Giornata celebrata non attenendosi al testo della legge, la quale parla di “vicenda del confine orientale” e non solo di massacri delle foibe.

    La propaganda è strumentale, non si accenna minimamente alla politica fascista repressiva nei confronti delle minoranze slovena e croata (la minoranza italiana nella Jugoslavia socialista era trattata molto meglio, visto che poteva utilizzare la propria lingua). Logico che ciò vada a vantaggio della destra politica e dell’anticomunismo. Insomma si cerca di attrarre consenso servendosi dei morti.

    Purtroppo il PD, a parte qualche amministrazione locale, si adegua a tale propaganda. Molto meglio i partiti più a sinistra, anche se a volte esagerano nell’altro senso (parlando di soli fascisti uccisi, oppure di vendetta per le angherie subite in vent’anni di fascismo e poi in qualche anno di occupazione italiana e non solo della Jugoslavia, quando invece quella dei partigiani jugoslavi fu una politica atta a spostare il confine più a ovest possibile).

  4. Anvgd Varese, Stefano Zecchi ricorda la tragedia dell’esodo | 10febbraioDetroit il 17 febbraio 2015, ore 17:26

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