Varese

Varese, Giorno del ricordo, un ragazzo scrive al presidente Mattarella

Il sindaco Fontana e il dottor Morresi mentre legge la lettera a Mattarella

Il sindaco Fontana e il dottor Morresi mentre legge la lettera a Mattarella

Si è svolta questa mattina una sobria e commuovente cerimonia organizzata dal Comitato provinciale di Varese dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, in collaborazione con il Comune di Varese. Si è celebrato il Giorno del ricordo al giardino che a Varese, in via Pista Vecchia, fa memoria con tre pietre della tragedia delle foibe e dell’esodo.

Era presente il sindaco Attilio Fontana e il vicepresidente dell’Associazione Pier Maria Morresi che hanno deposto una corona. Presenti gli assessori Santinon e Ghiringhelli, oltre ai consiglieri comunali Piero Galparoli e Alessio Nicoletti. Ma la cerimonia si è svolta soprattutto con la partecipazione di esuli dalle terre ex italiane, da anni residenti in città. Sono giunti al giardino anche i ragazzi di due classi della vicina scuola Vidoletti, la 2a H e la 3a B, che insieme ai loro insegnanti e in collaborazione con il Comune, risistemeranno le panchine del giardino.

Bella e suggestiva la testimonianza di Maria Rovis, all’epoca dei fatti ragazza undicenne, che ha raccontato i sentimenti e i ricordi di un’esule come lei.

Per ricordare i tragici eventi di cui si è fatta memoria, il vicepresidente Morresi ha dato lettura di una lettera che avrebbe potuto scrivere un ragazzo al presidente Sergio Mattarella. Ecco il testo completo:

“Caro Presidente Mattarella oggi uno dei suoi primi atti sarà la presenza alla commemorazione del  “giorno del ricordo” istituito nel 2004 dal parlamento in memoria dei martiri delle Foibe e dell’Esodo che colpì 350 mila istriani, fiumani e dalmati. Come Lei ben conosce  le Foibe sono un fenomeno carsico che crea voragini profonde fino a 200 metri che diventarono la tomba per i nostri connazionali. Senza ombra di smentita si può dire che la prima “pulizia etnica”  effettuata in Europa si verificò ai danni della nostra gente. L’Esodo fu per anni una ferita aperta per la gente che, sradicata dai propri territori, perse una parte della sua storia, e successivamente oltraggiato dalla volontà di megare la memoria di questa immane tragedia per oltre 50 anni. Solo nel 2004 grazie all’istituzione della “legge del ricordo” la palese ingiustizia è stata in parte sanata nei confronti di questa comunità. La sua presenza alla cerimonia di oggi dunque rende onore e giustizia alle migliaia di infoibati colpevoli, nella maggior parte dei casi, solo di essere italiani. L’auspicio di tutta la nostra collettività è che il ricordodi questa immane tragedia sia unostrumento di pacificazione per superare ritrosie attuali e antiche fratture causate da sentimenti nazionalistici oggi in parte annullati  dal concetto di Europa unita. Speriamo che questa giornata non sia interpretata solo come un avvenimento che si esaurisce in 24 ore e chge per evitare gli errori del passato le nuove generazioni vengano sensibilizzate soprattutto nelle scuole con la divulgazione più ampia possibile. Solo così l’Italia potrà dire di avere una memoria condivisa. Nel ringraziarla per la sua presenza mi auguro che il giorno del ricordo sia sempre più un evento sentito come proprio da tutti gli italiani”.

 

11 febbraio 2015
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