Varese

Varese, Brugnoli (Univa) fiducioso su ripresa. Ma le infrastrutture frenano

L'intervento del presidente Brugnoli

L’intervento del presidente Brugnoli

I dati sono precisi, ostinati, spesso pesanti, comunque sempre da interpretare. L’indagine congiunturale  relativa al quarto trimestre dello scorso anno targata Unione industriali di Varese sostiene che il 54% delle aziende interpellate registra un miglioramento dei livelli produttivi, il 33% vede un livello costante, ma ben il 13% dichiara un peggioramento. E se le imprese guardano avanti, ai primi mesi del nuovo anno? Il 40% delle imprese prevede un miglioramento, il 41% stessa situazione e ben il 19% un nuovo peggioramento.  Come dicono gli industriali, un mix di fiducia e incertezza.

Non c’è dubbio che tra le imprese spesso si sottolinea il bicchiere mezzo vuoto, come nel caso di quel 15% che dichiara una diminuzione degli ordini. Difficile poi non notare il dato sull’occupazione, con una cassa integrazione complessiva che si riduce di quasi l’11%, ma vede anche schizzare la cassa straordinaria, specchio di una crisi profonda, di più del 14%.

Un panorama di criticità che il vertice dell’Unione industriali di Varese non ignora in occasione della conferenza stampa di inizio anno che tiene nella sua sede di piazza Monte Grappa. Un momento di bilancio e di sguardo in avanti che avviene negli ultimi mesi della presidenza di Giovanni Brugnoli, giunto al termine del suo primo mandato (i saggi – gli ultimi tre past president di Univa – sono al lavoro per individuare il nuovo presidente). Accanto a Brugnoli siedono il direttore generale Vittorio Gandini e i vari responsabili di settore, Roberto Ceroni (sindacale), Paola Margnini (ufficio studi) e Marco De Battista (internazionale). “Questo è il momento buono per ripartire e rilanciare – dice Brugnoli -. Deprezzamento dell’euro, crollo del prezzo del petrolio, accelerazione del commercio mondiale, riduzione dei tassi di interesse, tutti elementi positivi”. Per non parlare del Jobs Act di Renzi, a cui semmai si rimprovera “mancanza di coraggio” nell’essere stato troppo poco liberista. Resta il fatto, ammette Brugnoli, “che dopo questa crisi dobbiamo recuperare ancora il 9% del Pil e il 25% della produzione industriale”.

Una condizione difficile, certo, che tuttavia, come rimarca il vertice di Univa con insistenza, non impedisce a Varese di occupare l’11° posto tra le aree industriali europee, secondo quanto sostenuto da una recente ricerca della Fondazione Edison. Una posizione che fa dire a Brugnoli che “l’industria c’è, anche se in forte cambiamento”. Con un futuro “hi-tech”. E fa ribadire al presidente Univa che Confindustria a livello locale mantiene una sua forza, una sua efficacia, come “casa delle imprese”, come lobby e “casa delle start-up”.

Ma detto tutto questo, consapevoli delle condizioni mutate per invertire la rotta pur senza facili ottimismi, restano delle terribili zavorre, che frenano il Paese e il territorio, a partire dalla vecchissima questione di infrastrutture vecchie e inadeguate, quando non innovative, ma lente e lontane dalla propria piena realizzazione. E’ il caso di Malpensa, ma anche di infrastrutture come l’Arcisate-Stabio. Resta il fatto che un bel colpo sull’acceleratore gli industriali lo vorrebbero dare, ma alla fine, chi decide, sono i politici. Brugnoli assicura che, ancora una volta, rilancerà la questione con il ministro Lupi che sarà a Varese venerdì prossimo. “Ma al di là di una moral suasion, al di là di un’azione di lobby, non possiamo andare”, conclude Brugnoli. Insomma, tanto resta da fare. Da fare al più presto.

 

 

9 febbraio 2015
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