Lettere

I “black books” di Heidegger

Il filosofo Heidegger

Il filosofo Heidegger

Nel 70° anniversario della liberazione di Auschwitz, l’editore tedesco Klostermann, sta per pubblicare il volume 97 delle Opere complete di Heidegger. «La Lettura», il supplemento culturale della domenica in edicola con il «Corriere», anticipa in anteprima il contenuto più forte dei taccuini degli anni 1942- 48, con un articolo della filosofa Donatella Di Cesare, vice-presidente della Società Martin Heidegger. Il filosofo scrisse i taccuini negli anni 1942-48 e li nascose, dando ordine che venissero pubblicati solo dopo la sua morte.

Dai taccuini di Heidegger, rimasti a lungo inediti, emerge in modo evidente il suo antisemitismo. La pubblicazione del volume offre, dunque, una prospettiva inedita del pensiero del filosofo ed è destinata a lasciareil segno soprattutto perché cancella un luogo comune della filosofia del Novecento: il «silenzio di Heidegger» dopo Auschwitz.

Che cosa dicono, in sostanza, questi appunti? Lo anticipa nel suo articolo la prof.ssa Di Cesare: “Gli ebrei sono gli agenti della modernità; ne hanno diffuso i mali. Hanno deturpato lo «spirito» dell’Occidente, minandolo dall’interno, portando ovunque l’accelerazione della tecnica. Solo la Germania, grazie alla ferrea coesione del suo popolo, avrebbe potuto arginare gli effetti devastanti della tecnica. Gli alleati – secondo Heidegger – non hanno compreso la missione dei tedeschi e li hanno fermati nel loro progetto planetario. Questo crimine sarebbe ben più grave di tutti gli altri crimini, questa colpa non avrebbe termini di paragone, neppure con le «camere a gas» (espressione inserita tra virgolette!). Il vero incommensurabile misfatto è quello compiuto contro il popolo tedesco che avrebbe dovuto salvare l’Occidente.

Ma Heidegger non crede – dice ancora la Di Cesare – che sia tutto finito — proprio perché il «culmine dell’autoannientamento» non è stato raggiunto. C’è ancora un futuro per la Germania, e per l’Europa guidata dal popolo tedesco.”  “Heidegger” – si chiede la filosofa – “pensava a un Quarto Reich?”. Questa posizione antisemita molto marcata ha finito per spaccare anche l’associazione che porta il suo nome: il presidente della «Società Martin Heidegger» tedesca, Günter Figal, si è infatti dimesso dall’incarico, dicendo di non voler più in alcun modo rappresentare una “figura capace di affermazioni che ritiene di natura patologica”.

Che dire, signore direttore, di fronte a queste affermazioni farneticanti e profondamente  neonaziste e antisemite uscite a pochi giorno dal Giorno della memoria e  in concomitanza con il Settantesimo anniversario della liberazione del lager di Auschwitz? C’è chi, come il filosofo Gianni Vittimo, cerca di difendere Heidegger, dicendo che si è trattato di un “errore concettuale”, un errore teorico, filosofico. Ma a tal proposito, considerando il nesso inscindibile tra teoria e prassi, Gramsci direbbe: “quando si sbaglia nella teoria si sbaglia anche nella pratica”; e quindi la posizione assunta  dal filosofo sulla Shoah non è tanto un “errore concettuale”, ma la  conclusione logica necessaria ed ineludibile della sua costruzione filosofica.

Non bisogna dimenticare, ricorda la Di Cesare nel Corriere del 9 febbraio – che “Nei campi di sterminio l’industria della morte lavorava giorno e notte per la «soluzione finale», cioè per eliminare il popolo ebraico dal pianeta. Le camere a gas sono state il luogo incancellabile di un progetto sistematico di «depurazione». Del resto il filosofo Vladimir Jankclcvitch ammoniva qualche tempo fa che «Lo sterminio degli ebrei è stato dottrinalmente giustificato, filosoficamente spiegato, metodicamente preparato, sistematicamente perpetrato dai dottrinari più pedanti che siano mai esistiti; esso risponde a un’ intenzione sterminatrice deliberatamente e lungamente maturata; e l’applicazione di una teoria dogmatica che esiste ancora e che si chiama antisemitismo. (…) Nell’universale amnistia morale concessa da molto tempo agli assassini, i deportali, i fucilati, i massacrati hanno soltanto noi che pensiamo a loro. Se cessassimo di farlo, finiremmo di sterminarli, ed essi sarebbero annientali definitivamente, i morti dipendono dalla nostra fedeltà…».

Mi auguro, signor direttore, almeno che oltre ad una condanna del mondo accademico vi siano professori che a scuola, oltre a parlare di “Essere e tempo” vogliano parlare e stigmatizzare simili nefandezze! Lo dobbiamo a quegli 11 milioni di vittime innocenti: vecchi, donne e bambini, sterminati dal nazifascismo.

Romolo Vitelli

9 febbraio 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs