Varese

Varese, Straordinario Papaleo, fa cantare e ballare i varesini all’Apollonio

Rocco Papaleo sul palco varesino

Rocco Papaleo sul palco varesino

Sosta a lungo con il pubblico varesino in platea prima di iniziare lo spettacolo, Rocco Papaleo. Al Teatro Ucc di Varese sono numerosi i varesini che con lui si scattano un selfie, gli fanno domande sui film, fanno firmare autografi. Lui sorride e abbraccia i fans: c’è persino chi gli porta un caffè. E’ in teatro per il suo spettacolo “Una piccola impresa meridionale”, con un quartetto di musicisti – lo diciamo subito – strepitosi: Francesco Accardo alla chitarra, Jerry Accardo alle percussioni, Guerino Rondolone al contrabbasso e Arturo Valiante al piano.

L’inizio dello spettacolo è lento. Papaleo continua a parlare in platea, mentre i musicisti sono già sul palco con i loro strumenti. Lui carbura lentamente, tra una battuta e un sorriso. Poi dedica una parte dello spettacolo a Varese: “Vi sono grato di essere qui – dice l’attore comico -, rinunciando alle lusinghe della Varese by night…”. “Non ero mai stato a Varese – riprende -, ma da oggi in poi farò un solco per quante volte verrò…”. Rivela di essere alloggiato all’Hotel Palace: “Bellissimo, con una bella vista…il lago però non l’ho visto..ah certo Varese non è un’isola…”. Non dimentica di fare un piccolo referendum: quale il suo film più bello? I varesini votano compatti: “Basilicata coast to coast”, il suo film di debutto alla regia con il mitico Max Gazzè come attore. “Avete buon gusto, qui a Varese…”, scherza Papaleo.

L’attore e regista racconta la storia della sua impresa meridionale, che è la sua stessa band: fratelli e cugini gli uni degli altri, tutti che cercano di sbarcare il lunario allontanandosi dal Sud, un luogo del cuore che però non si allontana da loro. “Due avanzi di balera, due avanzi di crociera e un avanzo di galera”, racconta Papaleo guardando i suoi muscisti. Sfilano storie e personaggi, un mondo di “sfigati” che ricorda quello emiliano-padano di Ermanno Cavazzoni o del primo Celati. Storie divertenti e tristi, amori comici e sentimenti veri: come nel caso di uno stupendo elogio di una frittata tra due fresche fette di pane che gli prepara la madre.

Belle canzoni, un po’ tristi, che ricordano Gian Maria Testa, ma anche la voglia cialtronesca di fare divertire il pubblico: come accade a conclusione dello spettacolo quando tutto il pubblico del teatro canta e balla con lui sul palco il ballo della foca. Un po’ come ad una gita scolastica, quando finisce, si fa casino e si canta tutti insieme.

8 febbraio 2015
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