Economia

Varese, Coldiretti: in dieci anni è stato perso oltre il 30% delle stalle

La manifestazione a Milano

La manifestazione a Milano

In provincia di Varese si munge meno latte. E si pagano care le conseguenze di una congiuntura che strozza il settore e, nello specifico, gli allevatori. Prova ne è che, in appena dieci anni, le aziende da latte sul territorio prealpino sono passate da 153 a 105, con una diminuzione in percentuale del 31% e la perdita di almeno 50 posti di lavoro. Lo sottolineano i vertici della Coldiretti provinciale, il presidente Fernando Fiori e il direttore Francesco  Renzoni, oggi a Milano insieme agli allevatori della provincia e dell’intera regione (ben tremila in tutto) per la tappa lombarda della piu’ grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo e che oggi ha coinvolto le principali piazze italiane.

“Così non è più possibile continuare: mentre il prezzo del latte fresco si moltiplica per quattro volte dalla stalla allo scaffale (a Varese, secondo le rilevazioni Coldiretti, i consumatori lo acquistano a 1,57 euro al litro), la quota riconosciuta agli allevatori non riesce a garantire la  sopravvivenza delle imprese”.

Lo dicono gli allevatori del Varesotto presenti in massa oggi a Milano in piazza Affari, in occasione della piu’ grande operazione di mungitura pubblica mai realizzata in Italia e nel mondo. Un evento assolutamente inedito che ha coinvolto, nelle principali città italiane, Ministri  del Governo, Governatori delle Regioni, Sindaci, politici, esponenti della cultura, dello spettacolo e del mondo economico e sociale.

La manifestazione di oggi a Milano ha visto anche i bambini al fianco dei tremila allevatori presentii: i più piccoli hanno potuto anche fare pratica di mungitura su due mucche finte a dimensioni naturali che verranno sistemate vicino alla prima vera stalla all’aperto nel centro di piazza Affari a Milano a due passi dalla sede della Borsa.

Sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Ismea il latte viene pagato agli allevatori in media 0,35  centesimi al litro, con un calo di oltre il 20 per cento rispetto allo scorso anno, mentre al consumo il costo medio per il latte di alta qualità è di 1,5 euro al litro, di qualche centesimo superiore allo scorso

“In altre parole – rimarcano il presidente e il direttore di Coldiretti Varese, Fernando Fiori e Francesco Renzoni – gli allevatori devono vendere tre litri di latte per bersi un caffè al bar, quattro litri per un pacchetto di caramelle, quattro litri per una bottiglietta di acqua al bar mentre quasi 15 litri per un pacchetto di sigarette. Ma soprattutto il prezzo riconosciuto agli allevatori copre neanche i costi per  l’alimentazione degli animali e sta portando alla chiusura di una media di 4 stalle al giorno con effetti sull’occupazione, sull’economia, sull’ambiente e sulla sicurezza alimentare degli italiani.”

Una accelerazione favorita anche dall’embargo deciso dalla Russia ai prodotti agroalimentari europei  che – sottolinea la Coldiretti – oltre a penalizzare direttamente le esportazioni dei formaggi tipici Made in Italy sta facendo arrivare in Italia il latte che gli altri Paesi Europei prima esportavano nel paese di Putin. A rischio c’è un settore che rappresenta la voce più importante dell’agroalimentare italiano con 36 mila imprese di allevamento che producono 11 milioni di tonnellate di latte bovino di produzione complessiva e generano nella filiera un valore di 28 miliardi di euro con quasi 180 mila gli occupati della filiera. Circa la metà del latte consegnato (45,5 per cento per circa 50 milioni di quintali), è destinato alla produzione  di ben 48 formaggi DOP.

“Nella forbice dei prezzi dalla stalla alla tavola c’è spazio da recuperare per consentire ai consumatori di acquistare un prodotto indispensabile per la salute e per dare agli allevatori italiani la possibilità di continuare a garantire una produzione di qualità con standard di sicurezza da record”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “a dimostrarlo ci sono gli esempi significativi di gruppi lungimiranti della distribuzione e dell’industria che ci auguriamo possano essere seguiti da tutti”.

 

6 febbraio 2015
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