Varese

Varese, L’anima di Antonia Pozzi rivive all’Insubria. “Merita un Meridiano”

Da sinistra Minazzi, Bernabò, suor Dino, sindaco

Da sinistra Minazzi, Bernabò, suor Dino, Agostoni

Un evento che rende il già autorevole Centro Internazionale Insubrico “Carlo Cattaneo” e “Giulio Preti”, operativo presso l’Università dell’Insubria, ancora più autorevole e prestigioso. Questa mattina è stato infatti presentato ai giornalisti il ricco patrimonio appartenuto alla poetessa Antonia Pozzi e ora in possesso del Centro. Un arrivo che rende il Centro presieduto dal professor Fabio Minazzi punto di passaggio obbligato per ragionare attorno alla cultura del Novecento italiano. Se ne renderà conto la città di Varese?

Peccato che ci fossero solo i giornalisti: si è trattato non di una conferenza stampa, ma di un piccolo convegno sulla grande Antonia. Perdippiù un convegno che si è tenuto all’onbra dei libri appartenuti a lei, accanto ai suoi quaderni, vicino alle sue bellissime foto. Biblioteca, archivio, fotografie, ciò che la Pozzi aveva custodito nel buen retiro di Pasturo (Lecco), poi lasciato dai genitori, dopo il suicidio avvenuto all’età di 26 anni, alla Congregazione delle Suore del Preziosissimo Sangue, ora è custodito presso l’Università dell’Insubria.

“Quando siamo stati a Pasturo per ricevere questo lascito – dice il professor Minazzi, vero artefice dell’operazione – eravamo contenti per ciò che arrivava qui, ma anche turbati nell’allontanare libri e documenti da quel luogo dell’anima di Antonia”. Ma due sono le cose che sottolinea Minazzi: che ora è grande la responsabilità di valorizzare al massimo la figura e l’opera della Pozzi, e che questo archivio giunto qui “dialogherà con altri archivi legati ai protagonisti della Scuola di Milano, tutti amici, che si frequentavano e dialogavano tra loro in vita”.

Presente questa mattina Suor Onorina Dino, una vita trascorsa a studiare e a riordinare le carte di Antonia Pozzi, curatrice, con Graziella Bernabò (che questa mattina era seduta accanto alla suora), del volume “Ti scrivo dal mio vecchio tavolo. Lettere 1919-1938″ (Ancora Editrice). E’ visibilmente commossa la suora, nel parlare dei suoi ricordi. Ma al di là dei ricordi la suora è studiosa seria e severa, che rimarca come “dopo la morte della madre, ho messo mano all’archivio, l’ho riordinato, così come ho catalogato la biblioteca della Pozzi”. Non dimentica neppure di soffermarsi sulle numerose censure operate dai famigliari, sul materiale che potrebbe essere sparito, sui volumi che potrebbero essere giunti chissà dove. Suor Onorina pare essere stata coinvolta in un lavoro immenso, superiore alle forze di un singolo, depositaria di segreti che lei non svela.

Graziella Bernabò interviene per ricordare tutto l’appoggio del professor Fulvio Papi. Entra nel merito del materiale giunto a Varese: “Sono state consegnate integralmente le carte in ottimo stato, con una prima classificazione di base. Ora ogni lavoro filologico dovrà partire da qui”. E poi le fotografie, tremila circa, che consacrano la Pozzi come una grandissima fotografa italiana del Novecento. E infine le lettere, tante, interessanti, da cui escono nomi come quelli di Remo Cantoni e di Vittorio Sereni.

Ma è forte, dilaniante, la frase che la Bernabò dedica alle poesie di Antonia Pozzi, di cui ormai non si contano più le varie edizioni: “Al momento non esiste alcuna vera opera omnia. Occorre un lungo lavoro, serio e filologico, che potrebbe partire da un luogo come questo”. “Potremmo pensare ad un Meridiano dedicato alla Pozzi”, interviene il professor Minazzi, che sottolinea che “un lavoro che dovrebbe vedere all’opera anche giovani ricercatori”.

E’ presente anche il sindaco di Pasturo, Guido Agostoni, che confessa che inizialmente era dispiaciuto di vedere allontanarsi ciò che ricordava la Pozzi. Ma poi si è convinto che un simile passaggio poteva essere occasione per un rilancio della poetessa e dello stesso paese che la Pozzi amava perdutamente. Tanti gli eventi che saranno programmati: a Pasturo e a Varese. Così che la grande anima della Pozzi riuscirà ad unire due luoghi dai quali si potrà ripartire per studiare e amare ancora di più quella che è stata definita da Fulvio Papi “un’icona danzante della nostra vita”.

 

 

 

 

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29 gennaio 2015
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Un commento a “Varese, L’anima di Antonia Pozzi rivive all’Insubria. “Merita un Meridiano”

  1. ombretta diaferia il 29 gennaio 2015, ore 22:09

    ecco, ho perso una meraviglia di parola danzante della nostra vita…
    (mannaggia agli orari lavorativi!)

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