Varese

Giornata Memoria, Giannantoni: tanti collaborarono a Shoah, ma ci furono anche eroi

Lo storico varesino Franco Giannantoni

Lo storico varesino Franco Giannantoni

Torna il Giorno della Memoria, occasione per ricordare ogni anno la Shoah, lo sterminio di circa sei milioni di ebrei in tutta Europa. Ma spesso si corre il rischio di guardare a questo evento come qualcosa di lontano e di estraneo, un evento affidato ai libri di storia. In realtà le cose non sono andate così. Ne parliamo con il giornalista e storico varesino Franco Giannantoni, che da anni indaga i fatti accaduti nella notte di Salò, ricordandoci – con ostinata precisione, quasi con puntiglio – che la Shoah ci riguarda molto da vicino, è un evento tragico in cui tanti italiani (e gente della nostra provincia) fecero la loro parte.

“Non c’è dubbio che la Shoah è stato un fenomeno anche italiano – spiega Giannantoni ripetendo parole pronunciate già mille volte -, una tragedia a cui diedero man forte tanti zelanti antisemiti di casa nostra”. Parliamo di Varese: “Sì anche qui a Varese, dove da prima delle Leggi razziali del ’38 si formò un brodo di coltura che agevolò l’antisemitismo”. Lo storico varesino ricorda la figura di Niccolò Giani, direttore della Scuola di Mistica fascista e direttore dell’allora Cronaca Prealpina, su cui Giani pubblicò a puntate un saggio dal titolo “Perchè siamo antisemiti” (1939). Giani poi cadde da eroe sul fronte greco-albanese.

Ma non è tutto qui. Franco Giannantoni ricorda il lungo e articolato capitolo dei beni appartenuti agli ebrei della nostra provincia, in cui la più ampia comunità ebraica si trovava a Tradate. “Tanti i beni che vennero sequestrati dai tedeschi una volta giunti in città – dice lo storico -. Ma questi beni venivano incamerati anche grazie al fatto che tanti zelanti amministratori di questi beni ebraici li avevano segnalati ai nazisfascisti”. Per quanto poi riguarda le famiglie ebree, gli elenchi con nomi e indirizzi passarono rapidamente dal Potestà e dalle forze dell’ordine ai tedeschi.

Inevitabile poi il ruolo svolto dai nostri connazionali per quanto riguarda il passaggio degli ebrei attraverso il confine italo-svizzero. Giannantoni parla di un vero e proprio “mercato degli ebrei”. “Tante furono le spie, i traditori, i collaborazionisti, le guide-passatori al servizio dei nazifascisti che consegnarono ebrei a repubblichini e tedeschi”, racconta Giannantoni. Molte le figure che raccontarono quei tradimenti: a partire da Liliana Segre e da Agata “Goti” Herskovits. Anche loro parte di quel popolo ebraico, grandi masse di italiani provenienti da varie regioni, che passò dal Varesotto come porta verso la libertà.

Eppure Giannantoni non ama le facili semplificazioni, e lo si può dire per la Shoah come per la Resistenza, a cui da tempo si dedica con passione di storico scevro da luoghi comuni. “Certo, anche a Varese non mancarono coloro che soccorsero gli ebrei destinati ai campi. A partire da Calogero Marrone, capo dell’Ufficio Anagrafe del Comune di Varese, a cui è dedicata una targa nella piazzetta dietro al Liceo Musicale nell’area Cagna imprecisa e fuorviante”. E come Calogero, diventato un Giusto tra le Nazioni, altri, con vero eroismo, collaborarono per mettere in salvo gli ebrei. “Un caso da non dimenticare Casa San Giuseppe con monsignor Sonzini, di cui è in corso il processo di beatificazione, e Madre Lina Manni, l’angelo della Shoah per gli ebrei. Ancora altri sacerdoti vengono citati da Giannantoni: don Luigi Locatelli, canonico di San Vittore, don Natale Motta, don Franco Rimoldi, don Piero Folli. Sacerdoti coraggiosi che, in nome della fede, salvarono i fratelli ebrei dalla furia nazista.

 

 

26 gennaio 2015
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