Lettere

Da Varese-Maccabi al Giorno della Memoria

maccabiIl 7 marzo 1979, al Palazzetto dello sport di Varese si giocava la semifinale della Coppa del campioni di basket Emerson Varese – Maccabi Tel Aviv. Forse pochi ricordano la gazzarra antisemita inscenata dagli  ultras del Varese, che gettando polli dipinti con i colori della bandiera di Israele agitarono per tutta la partita croci e scandirono slogan inneggianti al genocidio nazista  del tipo: “Adolf Hitler ce l’ha insegnato, uccidere  gli ebrei  non è reato.” Dal resto del palazzetto non vennero grosse reazioni, molti sorrisero, qualcuno si unì al coro, senza tra l’altro che qualcuno intervenisse. In curva comparve poi uno striscione conclusivo:” 10, 100, 1000 Mauthausen!” Ci fu emozione nei giorni seguenti, e la stampa nazionale si occupò dell’incresciosa gazzarra.

Perché ho voluto ricordare questo squallido evento? Perché negli stadi, e non solo negli stadi, a distanza di 36 anni, siamo ancora a quel punto, si grida ancora “Juden”. Purtroppo a 70 anni dalla sconfitta del nazifascismo, non è solo la federazione della Lega Calcio a non fare molto contro l’antisemitismo; ma è un po’ tutto il nostro Paese che, a differenza della Germania, sembra non voler fare i conti definitivamente con il suo passato fascista e di alleato dei nazisti. Ma è proprio per questo che è stato istituito “Il Giorno della memoria”, per ricordare.

Il mondo  con quella commemorazione doveva ricordare e condannare quella  “rottura d’umanità, rappresentata emblematicamente da Auschwitz.”  Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa aprirono i cancelli di Auschwitz e per la prima volta al mondo venne mostrato l’orrore del genocidio nazista: lo sterminio di milioni di  essere umani ridotti a cose, “pezzi”, come si diceva nei  lager.

“Il nazismo” –dice Abraham Yehoshua – “ha insegnato cose che ignoravamo sulla natura dell’uomo. Il nazismo non è solo una peculiarità tedesca, ma più generalmente umana, di fronte a cui nessuno popolo, e insisto nessun popolo è immune”. A confermarcelo oggi sono i massacri che stanno attuando i terroristi jihadisti in varie parti del mondo. Questi barbari assassini, per raggiungere i loro obiettivi di morte si spingono sino ad usare bimbe indifese come Kamikaze per fare  stragi di vittime innocenti.

L’Occidente democratico e tollerante deve serrare i ranghi per prevenire ed impedire che l’uomo possa continuare indisturbato ad infrangere il principio della solidarietà e della fratellanza tra i popoli. “Nel 1945 ci siamo liberati del nazismo come evento storico” – dice il filosofo  Galimberti – “ancora non ci siamo liberati da ciò che ha reso possibile il nazismo, e precisamente da quell’indifferenza di fronte al mostruoso.” Nel campo di concentramento di Bergen Belsen c’è una scritta terribile:“ Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia.” Ecco le storie dei “sommersi” e dei “salvati” dai lager noi non dovremo mai stancarci di narrarle in quanto ciò che sconfiggerà ogni velleità di ripetere simili abomini sarà l’eterna vigilanza e il ricordo di quello che avvenuto. Dice a tal proposito il filosofo Vladimir Jankelevitch: “Nell’universale amnistia morale concessa da molto tempo agli assassini, i deportati, i fucilati, i massacrati hanno soltanto noi che pensiamo a loro. Se cessassimo di farlo, finiremmo di sterminarli, ed essi sarebbero annientali definitivamente, i morti dipendono dalla nostra fedeltà…”

 Quindi è necessario usare la memoria come antidoto all’orrore. Perciò, a 70 anni dalla liberazione del campo di Auschwitz, se vogliamo rendere giustizia al povero deportato di Bergen Belsen e a tutti gli altri milioni di morti bisogna che tutte le agenzie formative, e in particolare la scuola parlino di “ciò che è stato”, perché  come ricordava  Primo  Levi,  nella conclusione de I sommersi e i salvati, «E’ avvenuto, quindi può accadere di nuovo”.  Per battere i  negazionisti, l’antisemitismo, i  fomentatori di odio e le varie manifestazioni di fondamentalismo, bisogna operare riforme economiche e sociali per l’accoglienza degli immigrati ed intensificare l’educazione alla democrazia, alla tolleranza, alla fratellanza, all’accoglienza, al dialogo, tra fedi, tradizioni e culture diverse. 

Romolo Vitelli

 

23 gennaio 2015
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