Varese

Varese, Un’”Elena” sublime quella proposta dalla Pozzi con la regia di Chiodi

La grande Elisabetta Pozzi in un momento dello spettacolo

La grande Elisabetta Pozzi in un momento dello spettacolo

In una scena che potrebbe evocare un vecchio locale o un’abitazione che porta il segno del tempo, si aggira, come una fantasma in preda ai fumi dell’alcol, una donna che torna con il pensiero, ossessivamente, a ciò che è stato, ad un’esistenza lontanissima dal presente, una vita fatta di memoria, glorie ed onori.

E’ la trama dello spettacolo andato in scena al Teatro Nuovo, apertura del cartellone della bella rassegna “Gocce 2015″ promossa da Ragtime: “Elena” interpretata da una sublime Elisabetta Pozzi, per la regia del varesino Andrea Chiodi.

Una proposta ardita, quella di mettere in scena il personaggio mitologico rivisitato, con ampi spazi di libertà e poesia, da Ghiannis Ritsos. Quella reinventata da Ritsos, e restituitaci dalla drammaturgia di Daniele D’Angelo per quanto riguarda la messinscena varesina (D’Angelo cura anche la musica dello spettacolo), è una donna del presente e non, nel senso che si muove su una scena collocata nella contemporaneità, ma la sua mente continua a vivere di un passato remoto, ora pallido e confuso, quasi una lontana reminiscenza di una vita altrui.

Presenza ed assenza, dunque, appaiono le chiavi scelte dal regista Chiodi, che non si ritrae di fronte a sfide davvero coraggiose, e che qui passa da un mondo sacro, come quello che ritorna, famigliare e natalizio, in ogni Presepe Vivente varesino, sempre più bello, e questa paganitas un tempo lussureggiante e oggi ombra di se stessa.

La protagonista del monologo, Elisabetta Pozzi, per un’ora si muove sul palco del Teatro Nuovo in preda alle sue ombre, a fantasmi, incapace di accettare la dura lex di un fascino leggendario polverizzato dal tempo. E proprio assenza e presenza vengono riproposti agli spettatori con una maestria rara dalla Pozzi: la voce e il corpo dell’attrice appaiono e scompaiono sulla scena, attratti o respinti dal regno di ombre che, sembra di poter dire, alla chiusura del sipario inghiotteranno definitivamente la vita di Elena.

Ora presente con parole e invettive, ricordi e passioni, ora assente con sogni ed incubi, Elisabetta Pozzi ci dà una prova di rara finezza introspettiva, di violenta espressività, di grande umanità interpretativa. Quasi una Gena Rowlands diretta da Cassavetes. Una prova di altissimo profilo, che Chiodi è riuscito a valorizzare al meglio. Merito di “Gocce” avere offerto la possibilità a Varese di godere questo momento di grande teatro.

 

17 gennaio 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs