Varese

Varese, La grande mano rossa di Tomaino dà il benvenuto ad Expo

L'inaugurazione della scultura di Tomaino

L’inaugurazione della scultura di Tomaino

La strada è stata lunga, a tratti anche un po’ faticosa, ma alla fine il risultato è arrivato: da questa mattina, sulla rotonda tra via Uberti e viale Europa, verdeggiante di erba, campeggia la rossa mano del ligure Giuliano Tomaino dal titolo “Sono qui”.

La strada è quella percorsa da Alberto Lavit e dalla sua associazione Parentesi, che hanno festeggiato l’opera insieme allo stesso Tomaino e all’archistar ticinese Mario Botta. Un’inaugurazione resa possibile anche da agenti della Polizia locale che hanno disciplinato l’intenso traffico veicolare.

Presenti nella foto di gruppo, al vertice della rotonda, che è stata curata, sul fronte del verde, dall’assessorato comunale con la stessa erba, come spiega il tecnico Cardani, che si trova anche ai Giardini Estensi, il promotore dell’iniziativa Alberto Lavit, Tomaino, Botta, oltre al sindaco di Varese Fontana, ai due assessori che hanno fatto partire e concluso il progetto, rispettivamente Clerici e Santinon, al Presidente della Fondazione Comunitaria del Varesotto Carlo Massironi, la storica dell’arte Laura Orlandi. Tanti gli amici e i curiosi che hanno assistito al taglio del nastro circondando la rotonda.

Il progetto della mano che saluta chi arriva in città, oltre che “dare il cinque” ai tanti giovani che passano da lì (diverse le scuole in zona), si è rivelato un modo intelligente di migliorare la città. Un pizzico di ostinazione, una bella idea artistica, un gioco di squadra tra privato e pubblico. Un risultato su cui si è soffermato l’architetto Mario Botta in un intervento ricco di osservazioni. A partire da quella che, grazie alla scultura, una parte periferica della città si è trasformata in una parte centrale. Un passaggio avvenuto grazie ad una rotonda “pulita, essenziale”, ha detto l’architetto Botta, contro certa moda quasi “pornografica” di concepire le rotonde, che spesso vengono riempite di tutto.  Una rotonda essenziale abbellita dalla scultura di Tomaino che, secondo Botta, rappresenta una forma di “resistenza” che si può opporre a quel deserto urbano immortalato dagli scatti americani del regista Wim Wenders ora esposti a Villa Panza. Una “resistenza” che si traduce in capacità di “più qualità” urbana della città.

Con impegno, come ha ricordato il promotore del progetto, Alberto Lavit, si è raggiunto il risultato perseguito, con una scultura particolarmente adatta ad un momento come questo, che alla porta vede l’Esposizione internazionale di Milano. Una novità positiva con cui Varese accoglierà i visitatori, a cui hanno dato un contributo fondamentale il Comune di Varese e la Fondazione Comunitaria del Varesotto. Al termine dell’evento e degli interventi che si sono svolti presso lo Spazio Lavit, a poche centinaia di metri dalla rotonda, un bel brindisi ha festeggiato l’iniziativa e una foto di gruppo dei soci dell’associazione Parentesi ha immortalato la giornata.

 

 

17 gennaio 2015
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Un commento a “Varese, La grande mano rossa di Tomaino dà il benvenuto ad Expo

  1. a.lavit il 18 gennaio 2015, ore 00:08

    Orgoglioso di aver fatto ancora qualcosa di bello per la mia città. Un saluto a tutti quanti passeranno da viale Europa da me e da tutti i soci dell’associazione culturale parentesi.

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