Varese

Varese, Arriva in Consiglio mozione anti-burqa di Galparoli

imagesCANS1XYCArriva in Consiglio comunale a Varesem nella seduta in programma il 22 gennaio, una mozione destinata a fare discutere, soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti legati all’estremismo fondamentalista. E’ la mozione anti-burqa presentata dal consigliere forzista Piero Galparoli, una mozione che potrebbe spaccare la maggioranza di centrodestra in cui si possono registrare posizioni più radicali e valutazioni più moderate.

Il titolo della mozione è “vietare la dissimulazione del viso nei luoghi pubblici o aperti al pubblico”, e fa riferimento all’articolo 5 legge 152/75 disposizioni a tutela ordine pubblico, che recita: ““E’ vietato l’uso di caschi protettivi, O DI QUALUNQUE ALTRO MEZZO ATTO A RENDERE DIFFICOLTOSO IL RICONOSCIMENTO DELLA PERSONA, IN LUOGO PUBBLICO O APERTO AL PUBBLICO, senza giustificato motivo. E’ in ogni caso vietato l’uso predetto in occasione di manifestazioni che si svolgano in luogo pubblico o aperto al pubblico, tranne quelle di carattere sportivo che tale uso comportino.”

Galparoli fa riferimento anche al provvedimento adottato dal Comune di Sesto San Giovanni nel 2011, una mozione bipartisan sul divieto ad indossare «il burqa e altre forme simili di vestiario, che coprono integralmente il viso delle persone (…) che costituiscono, secondo la nostra cultura, una forma di integralismo oppressivo della figura femminile e di costrizione della libertà individuale». Galparoli nella mozione cita anche il recente referendum in Cantone Ticino e il recente parere della Corte Europea dei Diritti Umani”.

La mozione presentata in Comune a Varese chiede “alla Giunta Comunale di adottare un provvedimento volto ad impedire la dissimulazione del viso in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia per motivi di sicurezza che di “usanze che contrastano con la storia, le leggi e il comune sentire del nostro paese”. Dovranno essere previste eccezioni che, solo per esemplificazione, elenco: utilizzo all’interno dei luoghi di culto, per motivi di sicurezza sul lavoro, per ragioni di salute o imposti dalla legislazione”.

 

15 gennaio 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs