Varese

Varese, “America” di Wenders a Villa Panza: fotografo i luoghi che ci parlano

Il regista e fotografo Wim Wenders

Il regista e fotografo Wim Wenders

Al di là della bellezza della mostra “America” e del grande personaggio, il regista e fotografo Wim Wenders, l’inaugurazione che si è svolta questa mattina a Villa Panza, gioiello del Fai, ha lanciato un segnale importanza: non tutto è perduto per la cultura a Varese. E stringe il cuore Marco Magnifico, direttore generale del Fai, quando lancia un appello a Varese e ai varesini di esserci di più, di amare di più Villa Panza. Lui e il Fai già hanno dato tanto alla città: una mostra di questo livello non si vedeva da tempo in città, che sempre più sembra avere perso il gusto di volare alto per quanto riguarda gli eventi culturali.

In una presentazione sold out, il regista e fotografo Wim Wenders accompagnato dalla moglie Donata ha illustrato il senso della mostra. Prima di lui sono intervenuti Marco Magnifico, il presidente della Provincia Gunnar Vincenzi, l’assessore alla Cultura del Comune Simone Longhini, Piercarlo Alessiani, presidente e amministratore delegato di Jti Italia, la direttrice di Villa Panza Anna Bernardini e la figlia di Giuseppe Panza, Maria Giuseppina.

Wim Wenders ha ricordato questa mattina che l’Italia è cultura, essere europei è un valore, ma senza fare crociate o andando alla guerra. Identità come cultura, dunque, e non come crociata. E bene ha fatto a evocare il Conte Panza: l’identità si scopre (o si riscopre) per sottrazione: “Ho dovuto abitare per vent’anni in America per capire di essere europeo. Così come il Conte Panza si è imbarcato nell’avventura americana mettendo in dubbio la sua identità europea”.

Per quanto poi riguarda l’Italia, il regista ha ricordato che “è sinonimo di gioia di vivere e di vitalità”, con quelli che Wenders ha chiamato “eroi”: il grande fotografo Luigi Ghirri, ma anche registi come l’Antonioni di Blow Up, Pasolini e Bertolucci. Un ricordo speciale per Fabrizio De Andrè. Non manca neppure il nostro territorio: Wenders ha visitato gli affreschi di Masolino da Panicale a Castiglione Olona, ma non manca neppure, nella gallery del regista, “Il Trionfo della morte” a Palermo (quello del suo film dedicato alla città).

Tutto questo porta alla fotografia di Wenders, che è “fotografia di luoghi”. Come dimostra bene la proposta più suggestiva della mostra a Villa Panza: alle Scuderie è stata ospitata la serie di immagini che Wenders ha dedicato alla tragedia di Ground Zero. Come dice la curatrice della mostra, Anna Bernardini, “una sacra cappella”, segnalata da cartelli che chiedono di fare silenzio. “Un luogo che ho sognato e che grazie ad un amico sono riuscito a fotografare a pochi giorni dalla strage”. Ebbene, Wenders dice che “non solo l’umanità era stata ferita, ma anche quel luogo, un  luogo che mandava un messaggio tradito dai politici americani: non mandava un messaggio di rivalsa e di vendetta, ma di rifiuto della violenza. La saggezza del luogo non è stata ascoltata”.

Vedere i luoghi, ascoltare la loro voce. “Prendetevi tempo – è il consiglio del regista – per ascoltare la storia che questi luoghi raccontano su di noi”. Un invito che non va lasciato cadere: a Villa Panza si potranno vedere queste 34 fotografie scattate dalla fine degli anni Settanta al 2003 fino al 29 marzo.

Da segnalare un prezioso catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, che oltre a presentare gli “scatti” di Wenders, propone al lettore una densa introduzione di Anna Bermardini, direttrice di Villa Panza e curatrice della mostra, e una bella intervista a Wenders realizzata da Francesco Zanot, critico fotografico e curatore.

 

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15 gennaio 2015
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