Lettere

La memoria, garanzia del futuro

Il cancello di Auschwitz

Il cancello di Auschwitz

Matteo Renzi non fa altro che parlare di futuro: alla Leopolda disse che” il futuro non è che l’inizio”; alla fabbrica della Piaggio e all’Italia ha ripetuto «Non dobbiamo avere paura del futuro». Fa bene il Premier a tentare di rimotivare un Paese smarrito, sfiduciato ed impaludato in una crisi che non è solo economica, sociale, morale, ma anche cognitiva. “Si ha crisi cognitiva” – dice Carlo Donolo in ‘Italia sperduta’- “quando una società perde il suo orientamento verso il futuro, cessa di nutrire speranze fondate, si spaventa di fronte alle nuove sfide proposte da un mutamento globale che investe ogni aspetto del reale.”

Renzi sembra dirci, con l’impostazione data alla sua propaganda politica tutta protesa a rimuovere e condannare tutto quello che è avvenuto politicamente prima del suo avvento: “Il passato non mi interessa, perché era il presente di altri. A me interessa il mio presente, oggi perché il futuro non è che l’inizio di ciò che io sto realizzando.” Azzerare tutto quello che gli altri hanno fatto non è scientificamente e politicamente corretto. Le generazioni si succedono e ciascuna nel bene e nel male ha lasciato anche qualcosa di buono.

Del resto ammonisce Seneca “Chi è venuto prima di noi ha fatto molto, ma non ha fatto tutto”; sembra dirci con questa sua affermazione che spetta alle nuove generazioni completare il processo della costruzione di un avvenire migliore. Per ottemperare a questo compito bisognerebbe fare un bilancio critico di ciò che della nostra tradizione è ancora valido, tralasciando quegli aspetti non utili a dare risposte ad una società globalizzata multietnica e multiculturale, qual è quella attuale. Invece la strada scelta da Matteo Renzi, con la sua rottura con la “ vecchia classe” dirigente, con la tradizione e il passato, non è quella indicata da Seneca.

Per conseguire gli obiettivi volti a risollevare il Paese mancano un progetto chiaro ed una meta certa. La sua pirotecnica politica degli annunci, somiglia più ad un girovagare senza meta che la direzione verso un approdo sicuro. Un proverbio africano ammonisce: “Quando ti sei inoltrato troppo nella savana e non sai più in che direzione andare, ricordati da dove sei partito!”. Egli dimentica che “la memoria è la garanzia del futuro”; senza memoria un Paese non vive. “Un popolo che non conosce la propria storia” – dice Schopenhauer – “è limitato al presente dell’attuale generazione: perciò non comprende se stesso e il proprio presente; perché non può rapportarlo al passato e spiegarlo in base a quello; né tanto meno può anticipare il futuro…” E purtroppo “ noi siamo”- Come ricorda Pasolini – “un paese senza memoria.” – “ Il che equivale a dire senza storia…”

Il 27 gennaio prossimo sarà celebrato il Giorno della Memoria, in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Quest’anno i tragici fatti di Parigi e l’attacco al supermercato ebraico con l’uccisione di vittime di religione ebraica ricordano che l’antisemitismo, l’intolleranza e il razzismo sono sempre in agguato pronti a colpire. E’ bene che fa il Governo Italiano mentre la magistratura e la polizia con un’operazione antiterrorismo smantellano «Avanguardia ordinovista»: che voleva colpire lo Stato e le sue massime cariche, Napolitano compreso?

Anziché alimentare la memoria l’Italia trascura Auschwitz. Come è noto per preservare la memoria di questo luogo simbolo del Novecento dove persero la vita oltre un milione di persone, la fondazione Auschwitz Birkenau ha infatti pensato nel 2009 di costituire un fondo perpetuo di 120 milioni di euro e di lanciare una colletta internazionale. Finora hanno risposto all’appello 31 Paesi e sono stati raccolti 102 milioni di euro. Il contributo più generoso è venuto dalla Germania, che ha versato 60 milioni, ma anche l’Unione europea ha fatto la sua parte con 4 milioni. Tra i grandi assenti, invece, il nostro Paese, a quanto pare poco propenso a spendere per il campo di sterminio e la sua memoria. Speriamo che il nostro Paese, che ha avuto tanti cittadini annientati nei vari lager nazisti non volga le spalle, chiuda gli occhi o passi oltre, offendendo la memoria dei caduti.

Per questo motivo vorrei concludere questa mia riflessione con le parole di Primo Levi, ex-internato ad Auschwitz, incise nel padiglione (che purtroppo il Governo Polacco e per disinteresse del Governo Italiano, ha deciso di rimuovere) che commemora gli italiani internati nel campo di Auschwitz: “Visitatore, da qualunque paese tu venga, non sei un estraneo. Perché il tuo viaggio non sia stato inutile, perché non sia stata inutile la nostra morte per te e per i tuoi figli le ceneri di Oswiecim valgono di ammonimento; fa che il frutto orrendo dell’odio di cui hai visto qui le tracce non dia nuovo seme né domani né mai”.

Romolo Vitelli

11 gennaio 2015
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