Gallarate

Gallarate, Tremila alla Marcia della Pace. Don Colmegna: è la forza della mitezza

I manifestanti al Broletto

I manifestanti al Broletto

Grande manifestazione organizzata dal Decanato di Gallarate, Caritas e Acli per ribadire i valori della pace e del dialogo. Alla Marcia interreligiosa per la Pace che si è svolta questa sera hanno preso parte almeno tremila persone, che si sono ritrovate in tre punti della città per convergere tutte a Palazzo Broletto, dove si sono svolti gli interventi.

Nessuna bandiera e nessun cartello: gli organizzatori sono stati intransigenti in proposito. Neppure le bandiere della pace si sono potute esporre, bandiere che in parecchi si erano portate al corteo. I tre spezzoni hanno marciato, lungo vie e attraverso piazze, nel più assoluto silenzio, con fiaccole accese nelle mani. Diverse le realtà che hanno gestito la marcia da un punto di vista logistico: oltre alle forze dell’ordine e la polizia locale, anche gli Alpini, la Protezione civile e gli Scout Agesci.

Consistente la partecipazione della comunità musulmana, in particolare quella di Gallarate e quella proveniente da Varese. Tante le donne, parecchi i bambini. Nello spezzone di corteo a cui prendevano parte associazioni e partiti, presenti anche i sindaci di Gallarate, Albizzate, Cavaria, Ferno e Cardano. Il consigliere provinciale Pd Bertocchi rappresentava Villa Recalcati, che ha aderito ufficialmente alla manifestazione.

Al Broletto hanno preso la parola monsignor Ivano Valagussa, prevosto di Gallarate, il sindaco di Gallarate Edoardo Guenzani e, in rappresentanza delle comunità musulmane, il giovane Osman.

“Le religioni – ha detto quest’ultimo – possono e devono essere uno strumento di dialogo tra i popoli. Il fondamentalismo va  sconfitto, mentre l’Islam vuol dire pace e fiducia”.

E’ stato invece don Virginio Colmegna, direttore della Casa della Carità di Milano, a chiudere la manifestazione con un intervento capace di volare alto e di condensare in pochi minuti l’atteggiamento di tanti che pensano che la risposta alla violenza deve venire dalla pace e dalla cultura del dialogo. “Ieri alla Casa della Carità, dove vivono in maggioranza musulmani, abbiamo tutti pregato insieme – ha detto Colmegna -. Come ci ricordava il Cardinale Martini, abbiamo riflettuto sul padre Abramo, che accomuna le tre religioni principali”.

Necessario, secondo Colmegna, “respingere il linguaggio della violenza che divide”. Certo, “i fatti di Parigi hanno portato inquietudine nelle nostre coscienze, ma dobbiamo recuperare la forza della mitezza, l’unica che ci può evitare di diventare prigionieri del terrore”.

 

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11 gennaio 2015
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