Lettere

#IoSonoCharlie

Il primo giorno lavorativo dell’anno non è stato un gran bel giorno per l’umanità a cui appartengo. In realtà era iniziato sotto i migliori auspici. Ma il pranzo s’è fermato alle porte dello stomaco, condito con quella notizia indigeribile anche ai più forti: la libertà di pensiero ha subito un attentato, vile.

Mentre la radio scandiva nomi come Charb, Wolinski, Cabu e Tignous, proprio il giorno dell’uscita di Sottomissione di Houellebecq, la mente si confondeva. Ma forse era solo una mera questione di cattiva digestione. E per chi nella comunicazione ci vive da molti anni era più che ovvio provvedere ad agevolarla. Quindi, son passata ad informarmi dietro lo schermo, mentre le stelline condivano il mio sguardo liquido.

IoSono ciò che vivo, quindi #IoSonoCharlie.

Perché tutto ciò che vivo è strettamente legato a Charb (che aveva la mia stessa età e come me difendeva la sua libertà di pensiero e quella del prossimo suo), a Wolinski, Cabu e Tignous: le comic strip, quelle di satira soprattutto, mi hanno fatto sempre digerire bene anche le notizie più inaspettate…

Anche l’11 settembre, quello famoso, mi trovavo con una nota matita quando i video in quell’ufficio di Corso Buenos Aires a Milano cominciarono a diffondere immagini, quelle indigeribili immagini. Ed io e il mio “cialtron dalla matita libera” ci guardammo perché non credevamo ad una sola parola notiziabile che raggiungeva i nostri padiglioni auricolari.

IoSono, anche perché ho avuto tra i miei maestri matite affilate, menti eccelse, pensieri vivi, sguardi aperti. Ma la digestione di questa notizia continua a risultare pesante. Troppo pesante per uno stomaco già sottoposto a macigni. Anche perché IoSono in una città silente, spesso connivente.

Per sbloccare quel peso sullo stomaco, su cui si era alloggiata anche la notizia dell’ennesimo abbattimento di alberi nella mia città, ho postato una domanda su un social network, di quelli molto frequentati, per invitare i miei concittadini a riunirsi nella nostra Place de la Repubblique, all’ombra di quei sei soldatini resistenti: semplicemente “anche a Varese ci si raggruppa in piazza Repubblica alle 18?” (con tanto di hashtag #‎JeSuisCharlie #‎IoSonoCharlie #‎CharlieHebdo).

E dopo un’oretta, ho cominciato a ricevere chiamate e messaggi da giornalisti che chiedevano dove fosse il ritrovo, alcuni già in piazza con tanto di fotografi.

Ecco, IoSono. IoSonoCharlie, Charb, Cabu, Tignous, Wolinski. IoSono cittadina di un mondo che non è più. IoSono, quindi, scrivo. E continuerò a farlo solo perché si moltiplichino e nascano nuovi Charlie, Charb, Cabu, Tignous, Wolinski e Ombretta.

“Preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio”, dichiarava chi da oggi non c’è più, Stéphane Charbonnier, il direttore di Charlie Hebdo. 

Ed una risata seppellirà chi ha spedito dans la siège de Charlie Hebdo gli esecutori che hanno spezzato le matite che mi hanno dato forma, la causa della mia cattiva digestione.

IoSono, oggi, grazie anche a quelle matite. Quindi, brandisco la parola che pesa: alziamoci tutti in piedi davanti al cadavere dell’uomo moderno che cerca una nuova crociata e che usa questo attentato alla libertà di pensiero. Solo per farsi propaganda.

Lo stomaco si può chiudere.

Il cervello no.

Brandiamo le nostre matite per continuare ad essere.

#IoSonoCharlie oggi. Ma anche domani continuerò ad essere Charlie, Charb, Cabu, Tignous, Wolinski. Io sono fatta degli altri.

Ombretta Diaferia

 

 

8 gennaio 2015
© RIPRODUZIONE RISERVATA

3 commenti a “#IoSonoCharlie

  1. ombretta diaferia il 10 gennaio 2015, ore 09:28

    in questi giorni è stato molto interessante il confronto generale che ovviamente ha creato le classiche squadre “sono” vs “non sono”…
    ma negli approfondimenti di questi giorni è sorta spontanea la ricerca dell’origine di Dammartin, perché la strage è avvenuta il giorno del natale ortodosso, perché il negozio kosher era pieno perché gli ebrei si preparavano alla shabbat, quindi, anche Dammartin deve avere un senso: proviene da Domnus Martinus, il nome latino di San Martín de Tours, che evangelizzò la regione di Goële nel IV secolo. L’etimología popolare, secondo le leggende, afferma che proviene dalla statua della vergine che San Martín de Tours aveva istallato e che i locali chiamano «dame de M. Martin» o «Dame Martin».
    Dammartin è legata anche alla guerra dei Cento Anni…

    per dirla con le parole di un amico, nello stile dell’hebdo satirico
    “”Islamici uccidono in un paese cattolico nel giorno del Natale ortodosso.
    Gli atei insorgono.”

  2. a.g. il 10 gennaio 2015, ore 09:34

    L’amico dovrebbe però anche ricordare che vittime sono stati degli ebrei…

  3. ombretta diaferia il 10 gennaio 2015, ore 11:18

    la battuta era stata fatta in relazione ai dodici iniziali omicidi…
    (stile charlie!)

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