Varese

Varese, I radicali ai Miogni: necessari formazione e reinserimento

 

Il carcere dei Miogni

Il carcere dei Miogni

Andrea Andreoli e Sergio Besi, nell’ambito delle iniziativa “Satyagraha di Natale con Marco Pannella”, hanno visitato il 24 dicembre 2014 la struttura penitenziaria di Varese per continuare a manifestare quell’attenzione nei confronti della realtà carceraria che, da parte dei Radicali, da anni non è mai venuta meno.

Come dichiarano Andreoli e Besi, “la visita effettuata ha confermato, se ce ne fosse ancora bisogno, che la struttura varesina è assolutamente vetusta (risale al 1886) ed inadatta allo scopo, e non a caso il carcere è ufficialmente “dismesso” dal lontano gennaio 2001, data in cui fu dichiarato strutturalmente non idoneo alla funzione. La situazione è da allora “in stallo” e lo dimostra il fatto che di recente nel Pgt del Comune di Varese è stata sì individuata (infine..) un’area da destinare alla realizzazione del nuovo carcere (in via Friuli) ma, in alternativa, è stato nuovamente ipotizzato di recuperare e ampliare l’attuale struttura mediante la cessione dell’attigua proprietà di via Sempione, che attualmente ospita il comando della Polizia locale”.

Continuano i due esponenti radicali: “Sono quindi trascorsi 13 anni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’atto di dismissione della struttura penitenziaria varesina ma della nuova struttura che avrebbe dovuto essere realizzata al suo posto o di lavori di recupero e ampliamento della struttura esistente non vi è traccia, se non in fiumi di articoli di giornale e dichiarazioni di “buoni propositi” da parte dei politici. Rispetto alle ultime visite effettuate da delegazioni radicali o dall’Associazione Antigone si è registrata in questa occasione una notevole diminuzione della popolazione ristretta (che raramente negli ultimi anni era scesa al di sotto del centinaio di detenuti). Oggi invece, a seguito del trasferimento di diversi detenuti in altre strutture ed in virtù dell’applicazione dei decreto legge 23 dicembre 2013 n. 146, a fronte dei 53 posti regolamentari vi sono solamente 39 detenuti (solo lo scorso aprile erano 94)”.

La situazione di sovraffollamento – continuano Andreoli e Besi – è quindi ampiamente rientrata ma restano solo attenuati, e non necessariamente in maniera definitiva, gli effetti sulla popolazione detenuta delle altre criticità “storiche” della struttura: insufficienza degli spazi dedicati alla socialità (di fatto quasi tutte le aree sono definite “polifunzionali” per necessità), scarse possibilità di accesso al lavoro per i detenuti, assenza di interventi di manutenzione straordinaria di rilievo. Tenuto conto che, nonostante il drastico calo della popolazione ristretta, non si sono registrate variazioni sostanziali del numero di personale in servizio, appare immediata l’esigenza di riorganizzare l’utilizzo delle risorse impiegate per questa struttura in quanto la riduzione del numero di detenuti dovrebbe – tendenzialmente – consentire di affrontare nuovi programmi di formazione e reinserimento. E’ invece evidente che tali programmi sono rimasti solo sulla carta a Varese: le opportunità di formazione lavorativa sono pressoché inesistenti ed i legami tra il carcere ed il territorio circostante sono estremamente scarsi: al di là dei 3 detenuti semiliberi, nessun ospite interno è coinvolto – a nessun titolo – in attività lavorative per aziende o enti del circondario. Anche le proposte formative volte alla socializzazione sono, nonostante un rapporto numero educatori/numero detenuti decisamente alto (ci sono 3 educatori per soli 39 detenuti, 1 ogni 13…), le medesime registrate nelle precedenti visite degli ultimi anni”.

In conclusione, il momentaneo superamento del problema del sovraffollamento non deve in nessun modo costituire per nessuno un motivo, o meglio un pretesto, per proseguire con la politica del rinvio….della non decisione. Nelle prossime settimane saranno visitate altre realtà carcerarie limitrofe, sempre nell’ambito del SATYAGRAHA DI NATALE CON MARCO PANNELLA, una iniziativa nonviolenta affinché nel nostro Paese si affermi la legalità nell’amministrazione della Giustizia (da anni straziata insieme alla vita di milioni di persone a causa dell’irragionevole durata dei processi penali e civili) e si rimuovano le cause strutturali che fanno delle nostre carceri luoghi di trattamenti inumani e degradanti”.

 

26 dicembre 2014
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Rispondi

 
 
kaiser jobs