Varese

Varese, All’Ucc Teatro una standing ovation per Christian De Sica

Christian De Sica in un momento dello spettacolo di ieri sera

Christian De Sica in un momento dello spettacolo di ieri sera

Il pubblico varesino applaude con entusiasmo Christian De Sica al termine dello spettacolo “Cinecittà” che ieri sera è andato in scena, per un’unica rappresentazione, al Teatro Ucc di Varese. E Christian, generoso e accattivante, dedica ben due bis al pubblico che ormai fa un tifo da stadio: punta su “New York, New York” e su un intramontabile Frank Sinatra. Così che il palco di Varese, che si è trasformato nel mitico Teatro 5 di Cinecittà, fa volare gli spettatori varesini a Broadway. Saluta il pubblico, De Sica, con un “Ciao Varese!” che galvanizza ancora di più la sala di piazza Repubblica.

Uno spettacolo ben congeniato, “Cinecittà”, molto atteso a Varese. Alle spalle un quartetto di autori e la presenza, in regia, di un Giampiero Solari, che di per sè è già una garanzia per questo tipo di spettacoli. Una grande band di fiati e percussioni, diretta da Marco Tiso, accompagna live, sullo sfondo del palco, tutte le canzoni interpretate da Christian. E, ciliegina sulla torta, le coreografie sono a cura di Franco Miseria con un corpo di ballo di sei elementi. Si respira nello spettacolo un grande amore per lo spettacolo, il teatro e il cinema, ma anche un infastidito rifiuto dei reality e del loro mondo.

Molto meglio i cinepanettoni trash e la mitica coppia De Sica-Boldi: imperdibile il capitolo dello spettacolo sui “cinepanettoni”, con doverosa ed autoironica laurea honoris causa conferita in scena all’attore, con coda di spezzoni cinematografici trash allo stato puro e Christian che tiene una “lectio magistralis” in proposito. Non manca neppure qualche romanissimo “li mortacci…” e anche un papale “vaff…”. Ma lo spettacolo sa anche volare alto quando, all’improvviso, Christian apre il suo cuore e ci racconta del mitico papà Vittorio De Sica e della piccola corte che lo accompagnava, a partire da Cesare Zavattini (del tutto dimenticato, ormai) e dalla moglie. Il sogno del neorealismo, la lunga amicizia con Alberto Sordi, Roberto Rossellini che mangia la Coppa del Nonno mentre il padre viene fucilato sul set del “Generale Della Rovere” in un caldissima estate romana.

C’è poi un momento addirittura struggente, pochi minuti affrontati da Christian su un palco buio, lui seduto sugli scalini a raccontare di quando il padre, per salvare ebrei e comunisti, si inventa di girare un film nella basilica di San Paolo a Roma e, in una buffa comunità di perseguitati e povera gente, fa il suo ingresso monsignor Montini che finisce per pagare da bere a troupe e finti attori. Ma non manca neppure un breve flash sulla deportazione degli ebrei romani al Portico d’Ottavia, al quale De Sica e Zavattini assistono atterriti.

Uno squarcio nella memoria collettiva ottenuto, però, con uno stile leggero e divertente, e un’ostinata passione per i grandi spettacoli americani, evocati attraverso brani stupendi di Sinatra, certo, ma anche di Rabagliati e del grandissimo Lelio Luttazzi.

19 dicembre 2014
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