Varese

Ottanta modi per parlare di Varese. E lo Spazio Lavit è sold out

La copertina del volume

La copertina del volume

Lanciato a Varese il volume “La Varese che vorrei“, una pubblicazione curata da Alberto Lavit, con il sostegno di Lions Club Varese Host, Associazione Culturale Parentesi, Fondazione Comunitaria del Varesotto, e il cui ricavato andrà ad un service sociale e ad uno culturale. Un’opera che propone ottanta contributi di varesini che spiegano come vedono la città e come la sognano. Alla sua presentazione, ieri sera, lo Spazio Lavit è andato sold out, segno dell’interesse che l’iniziativa ha suscitato.

Nel volume, curato da un punto di vista grafico, con grande originalità, da Charlotte Orsi Mazzucchelli, si incontrano riflessioni saggistiche, poesie, disegni, immagini fotografiche. Tanti i modi per dire Varese e il suo futuro. Ad introdurre la presentazione lo stesso Alberto Lavit, che ha ricordato che il volume è stato dedicato a Gaudenzio Pedoja e Antonino Mazzoni. E’ stata invece Laura Orlandi a provocare il dibattito che si è sviluppato con gli interventi di numerose firme del volume.

Il giornalista Andrea Giacometti ha sottolineato, in apertura, come il volume possa essere considerato un modo per dibattere di temi riguardanti la città dopo una lunga discussione, un po’ per addetti ai lavori, che ha accompagnato il nuovo Pgt. Ma soprattutto il libro è un’occasione per ribattere sulla centralità della cultura come motore per una riflessione sulla città e il suo destino. Alcuni esponenti politici e istituzionali hanno brevemente preso la parola: il presidente della Provincia, Gunnar Vincenzi, il vicesindaco Mauro Morello, i consiglieri comunali Stefano Crespi e Rocco Cordì.

Diversi gli interventi che hanno richiamato temi e proposte contenute nel volume. Tra i vari interventi quelli di Giuseppe Terziroli, Stefania Barile (intervenuta con una delegazione del terza C del Liceo Scienze Umane del Manzoni), Nicoletta Romano, Ambrogina Zanzi, Carlo Meazza, Bambi Lazzati, Dino Azzalin, Carla Mocchetti, Manuela Lozza, Raffaele Nurra e altri ancora.

A Giuseppe Armocida il compito di concludere il confronto, come già fatto per quanto riguarda il volume. E da Armocida, con il consueto stile leggero e brillante, la previsione che il volume, da oggi, camminerà nella città, offrendo spunti e provocazioni a chi voglia riflettere e impegnarsi per una Varese diversa. E certamente migliore.

18 dicembre 2014
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2 commenti a “Ottanta modi per parlare di Varese. E lo Spazio Lavit è sold out

  1. alberto il 18 dicembre 2014, ore 11:49

    Sarebbe bello che anche qui sotto le pagine di Varese Report continuasse la tavola rotonda iniziata ieri su LA VARESE CHE VORREI.!!!

  2. Rocco Cordì il 19 dicembre 2014, ore 21:33

    GRAZIE ALBERTO. Finora ho letto solo i titoli dei contributi pubblicati nel libro curato da Alberto Lavit “La Varese che vorrei“, ma tanto mi basta per impegnarmi a leggerlo. Varese può contare su mille intelligenze attive e creative che hanno però il difetto di agire spesso in solitudine. So bene che viviamo tempi in cui il rapporto tra politica e cultura è stato reciso, producendo gli effetti devastanti che chiunque ne abbia voglia può vedere. Purtroppo la politica oggi “vincente”, lo dico con rammarico, è quella che si nutre di potere e non di cultura. Perciò spero che gli ottanta contributi di varesini (con quelli di tanti altri che ci hanno provato in passato) che spiegano come vedono la città e come la sognano, possano essere lo spunto, l’occasione, per definire percorsi e obiettivi che alimentino una nuova stagione di impegno democratico e partecipazione civica. La cultura intesa come visione e progettualità propositiva può essere, ne sono certo, una risorsa straordinaria per aiutare Varese ad uscire dalla crisi attuale che, oltre agli aspetti economici e sociali, investe la sua identità e la sua capacità di immaginarsi e costruire il futuro. Grazie ancora ad Alberto per l’invito e il bel libro da studiare!.

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