Varese

Varese, Al via la rassegna “Gocce”, da Ritsos a Nietzsche

Adriano Gallina, direttore della rassegna

Adriano Gallina, direttore della rassegna

Giovedì 15 gennaio 2015, alle 0re 21.00, presso il Teatro Nuovo di Varese, la grande attrice Elisabetta Pozzi darà l’avvio alla terza edizione di “Gocce. Teatro contemporaneo tra pensiero e memoria”, con il suo spettacolo “Elena”, per la regia del varesino Andrea Chiodi.

“Gocce”, organizzato da Ragtime in collaborazione con Filmstudio 90, persegue l’obiettivo di avviare un itinerario volto alla ricostruzione sistematica, a Varese, di uno spazio di programmazione aperto al grande repertorio del nuovo teatro italiano e che con questo si identifichi: un repertorio di teatro d’arte rivolto in primo luogo alle giovani generazioni che in quest’area della scena più facilmente incontrano temi e linguaggi prossimi al loro immaginario.

La rassegna si rivolge quindi ad un pubblico non rituale, che si reca a teatro anche perché avverte il bisogno di esperienze culturali che creino inquietudini, lascino un segno, attivino emozioni, producano spazi per il pensiero. Una dimensione che oltrepassa l’idea del teatro come intrattenimento fine a se stesso o ricerca esclusiva della risata e della spensieratezza per farsi al contrario occasione di dibattito, occhio aperto sulla contemporaneità e sulle sue contraddizioni, vera e propria piazza per la riflessione di una comunità su di sé attraverso quel che accade in scena, attraverso la relazione con un’arte che si confronta con il mondo. E’ l’antica dimensione della polis, che pare poter sopravvivere – in tempi di smemoratezza, indifferenza, crisi, chiusura – solo attraverso la ricostruzione di spazi protetti, in cui abbia luogo realmente un incontro.

Così, per il terzo anno, proponiamo otto spettacoli di grande qualità, altrettante Gocce gettate nel mare della cultura cittadina, muovendoci tra pensiero e memoria: coerentemente con il ruolo di un teatro che – nelle parole di Paolo Grassi – non sia “una decorosa sopravvivenza di abitudini mondane o un astratto omaggio alla cultura. Il teatro resta il luogo dove la comunità adunandosi liberamente a contemplare e a rivivere, si rivela a se stessa; il luogo dove fa la prova di una parola da accettare o da respingere: di una parola che accolta, diventerà domani un centro del suo operare, suggerirà ritmo e misura ai suoi giorni”.

Anche se ce ne scordiamo, non abbiamo tempo o preferiamo non pensarci, siamo fatti di storie e di domande: la stagione tenta, per qualche serata, di dedicare a tutti un tempo e un luogo per pensare.


GOCCE 2015: IL PROGRAMMA

Il cartellone, così, si apre con ELISABETTA POZZI che, il 15 gennaio 2015, ci regalerà il suo Elena, per la regia di Andrea Chiodi: un’altra Elena di Troia si scopre ai nostri occhi, grazie al monologo lirico che il poeta Ghiannis Ritsos compose nel 1970. Lontana dagli stereotipi, è una donna del presente a noi più vicino, che valuta la propria esistenza, seppur eccezionale, attraverso un vero e proprio ribaltamento dell’immagine di Elena che la tradizione letteraria ci ha donato.

La stagione proseguirà – in occasione della Giornata della memoria – con la riproposta per le scuole della prima produzione di RAGTIME, Il ragazzo di Noè (26 gennaio, ore 10.00): liberamente ispirato al romanzo Il bambino di Noè, dello scrittore francese Eric-Emmanuel Schmitt, lo spettacolo racconta la storia dell’amicizia – che matura nel 1942 negli orrori delle persecuzioni naziste – tra un bambino ebreo ed un sacerdote cattolico che lo protegge. Un’amicizia che diverrà, per il piccolo, un cammino indimenticabile di formazione, comprensione e crescita tra storia, cultura e necessità della conservazione della memoria.

Il 12 febbraio il sipario si aprirà su ANDREA BRUNELLO, che ci proporrà Il principio dell’incertezza: una vera epropria lezione di meccanica quantistica ispirata allo straordinario lavoro di Richard Feynman. Un uomo che ama l’universo. Il metodo scientifico che si confronta con la pseudoscienza. Un segreto…

La stagione prosegue, il 26 febbraio con l’intensa forza interpretativa di CHIARA FAVERO (su testo e regia di Luciano Colavero), che ci propone una commovente interpretazione della figura di Madame Bovary: la conoscono tutti, anche chi non ha letto il romanzo che porta il suo nome. Su di lei sono stati realizzati film e spettacoli teatrali. Su di lei hanno scritto canzoni, saggi, studi, parodie, imitazioni. Il suo nome ha definito una malattia dell’anima: il bovarismo. Una personalità che supera i confini del romanzo che la contiene. Emma Bovary è l’amante, la romantica, la sognatrice, la madre che non vuole essere madre, la moglie che non vuole essere moglie, l’idealista, l’insaziabile, la squilibrata, l’insoddisfatta, l’entusiasta, la depressa, la donna senza speranza, la gran dama, la contadina, la donna alla moda, la puttana, la donna in fuga dalla realtà, che desidera sempre essere diversa da ciò che è, la donna che rovina se stessa, consapevolmente, ma senza potersi fermare, la donna che insegue la vita, che non si accontenta, che vuole di più, la donna che mente, anche a se stessa, la donna che vuole morire e nello stesso tempo vuole vivere a Parigi…

Il 19 marzo sarà la volta di quello che può essere definito senza alcun dubbio il più importante protagonista (e teorico) del teatro di narrazione italiano: MARCO BALIANI, che ci offrirà il suo capolavoro assoluto, Kohlhaas tratto dal racconto di Heinrich Von Kleist: attore, regista e drammaturgo tra i più originali nel panorama teatrale italiano, Baliani, solo sulla scena, seduto su una sedia, vestito di nero, per circa 90 minuti, incanta un pubblico di ogni età, narrando la storia realmente accaduta, nella Germania del 1500, di un mercante di cavalli, vittima della corruzione dominante della giustizia statale. La spirale di violenza generata dal sopruso subito dal protagonista offre lo spunto per una riflessione sulla questione della giustizia e sulle conseguenze morali che la reazione dell’individuo all’ingiustizia può comportare. Baliani, attraverso la sua mimica, la sua gestualità, riesce a coinvolgere anche lo spettatore più distratto, facendogli immaginare i cavalli del protagonista, le sue paure, la sua sete, la sua vana attesa di giustizia e la decisione finale di scegliere il cappio di una forca.

Il 26 marzo siamo lieti ed onorati di regalare alla nostra città uno tra gli spettacoli più intensi ed importanti del nuovo teatro dell’ultimo decennio: SAVERIO LA RUINA porterà in scena il suo pluripremiato Dissonorata. Un delitto d’onore in Calabria. Premio UBU 2004 “Migliore attore” e “Migliore novità italiana” , “Miglior interprete di monologo”, La Ruina ci racconta l’ennesimo caso di sopraffazione familiare perpetuata ai danni di una donna. Cresciuta in un paese della Calabria del dopoguerra, costretta a rimanere “zitellona” fino a quando la sorella maggiore trovi marito, Pasqualina cede alle pressioni del suo pretendente; incinta e abbandonata, è condannata dal clan familiare che cospargendola di petrolio tenta di bruciarla, epilogo estremo di una tradizione culturale che non riconosce la dignità femminile. 

Il cartellone prosegue il 23 aprile con lo spettacolo che ha rivelato il grande talento di uno tra i più interessanti attori/autori dell’ultima generazione: TINDARO GRANATA, che la città ha avuto la fortuna di conoscere in occasione di una sua recente reinterpretazione dei “Promessi Sposi” nell’ambito del Festival “Tra Sacro e Sacro Monte” (“Il sugo della Storia”, per la regia di Anrea Chiodi): in Antropolaroid, Tindaro racconta di figure familiari, di generazioni, di una terra, la Sicilia, da cui poi anche allontanarsi. Con il proposito di andare a Roma, diventare attore, fare del cinema… Perché dentro questo spettacolo ad alta condensazione e intelligenza teatrali, ci sono, rielaborate con molta sensibilità, schegge di storia dello stesso interprete in scena, con quel titolo che fonde insieme la ricerca antropologica con lo scatto fotografico, la memoria trattenuta nell’immagine, racconto tramandato, vissuto profondamente: passando attraverso i decenni in molteplici ruoli, ad ogni età, maschio e femmina, tra giochi, balli, lavoro, relazioni familiari, paure, brevi passaggi ogni volta a comporre dialoghi, legami, situazioni, lui solo e tanti. 

La stagione si concluderà infine, il 7 maggio, con L’ultima Aurora, una nuova produzione di RAGTIME (con cast in via di definizione) dedicata alla figura, alla vita e al controverso pensiero di Friedrich Nietzsche: muovendo dal suo celebre aforisma “Ci sono tante aurore che non hanno ancora brillato“, lo spettacolo proporrà (in bilico tra Samuel Beckett e Thomas Bernhard) un monologo a cavallo tra delirio e lucidità, grandezza e fragilità nella malattia, cercando di rappresentare – lungo un excursus attraverso tutta la sua opera – le ultime ore di un Friedrich raccontato in mille aneddoti, tra la sua musica e le sue urla, la sua “fatalità” e il bilancio di un’intera esistenza

9 dicembre 2014
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Un commento a “Varese, Al via la rassegna “Gocce”, da Ritsos a Nietzsche

  1. Segreteria il 9 dicembre 2014, ore 17:48

    Grazie per l’articolo, Direttore.

    Ad unica integrazione (il che motiva la notevole anticipazione della comunicazione), se possiamo, aggiungeremmo quanto segue:

    E’ aperta la campagna abbonamenti e prenotazioni.

    Il costo del biglietto è il medesimo per tutti i singoli spettacoli: intero 15 €, ridotto (convenzionati, soci COOP, tesserati ARCI) 12 €, studenti e Family Card 10 €.

    Le forme di abbonamento previste sono due, e precisamente:

    Abbonamento a 7 spettacoli:
    Intero, 84 € – Ridotti e convenzioni, 70 € – Studenti e Family Card, 55 €

    Abbonamento a 4 spettacoli a scelta:
    Intero, 52 € – Ridotti e convenzioni, 44 € – Studenti e Family Card, 35 €

    Gli abbonamenti potranno essere acquistati presso la nuova sede Ragtime C/O ARCI, in via Montegolico 14 a Varese previo appuntamento.

    Per informazioni, http://www.arciragtime.itarciragtime@gmail.com – Tel. 334.2692612

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