Varese

Varese ricorda il concittadino Don Vittorione. Ma la sala è quasi vuota

L'iniziativa svoltasi in Sala Montanari a Varese

L’iniziativa svoltasi in Sala Montanari a Varese

Un pomeriggio dedicato ad un grande varesino: don Vittorio Pastori, più popolare come Don Vittorione, il ristoratore che, prima come laico e poi come sacerdote, spese la vita nell’aiuto agli ultimi tra gli ultimi in Uganda. Un personaggio che tanti ricordano a Varese, con cui tanti varesini hanno avuto rapporti e contatti nel corso degli anni. Eppure, in occasione del ricordo di oggi, un’iniziativa che vedeva tra gli organizzatori il decanato di Varese, oltre a godere del patrocinio del Comune, la Sala Montanari è stata riempita solo da alcune decine di presenti. Segno dei tempi, immagine di una città in declino?

L’iniziativa si è svolta a cura del Club Robur-Oratoriani che ha proposto l’appuntamento a 20 anni dalla morte, ma anche a 30 anni dalla sua ordinazione sacerdotale avvenuta, in un tripudio di popolo, il 15 settembre 1984, al Palasport di Varese, segno del legame profondo con la città natale, ricordato, in apertura dell’incontro, da uno degli organizzatori, Angelo Monti: “Varese ha dato i natali a Don Vittorione, ma forse si è dimenticata di lui”. In effetti, non si sono viste né autorità civili, né rappresentanti della Chiesa varesina, con la quale Vittorione ha avuto rapporti profondi e duraturi.

E’ poi intervenuto Carlo Ruspantini, direttore di Africa Mission – Cooperazione e sviluppo, movimento che Don Vittorione fondò a Piacenza, città in cui era giunto come vescovo monsignor Manfredini, prevosto di San Vittore a Varese, il presule con cui Don Vittorione aveva un legame fortissimo di collaborazione. Ruspantini ha ricordato come l’opera del sacerdote è proseguita dopo la sua morte: la realizzazione di pozzi per l’acqua in Uganda. “Il millesimo pozzo – ha detto Ruspantini – lo abbiamo presentato a Papa Francesco, che ci ha rivelato la sua volontà di recarsi in Uganda e ci ha invitato a proseguire l’opera di Vittorione”.

Prima di vedere il suggestivo docu-film “Africa Mission”, ha preso la parola il regista milanese Tomaso Pessina che ha realizzato la pellicola in occasione del 20° anniversario della morte di don Vittorione. “Ho conosciuto don Vittorione sentendo racconti, ascoltando ricordi – ha detto il regista -, ma non sapendo mai quanto fosse realtà e quanto fosse mito”. Poi il regista, con un suo soggiorno di tre mesi in Uganda, ha cercato di rintracciare le tracce lasciate dal sacerdote e così ha realizzato il film.

Il docu-film ci accompagna in un viaggio nell’arida regione del Karamoja, dove un bambino di strada di nome Otijang, torna insieme ad “Africa Mission” al villaggio natale poverissimo, per ricongiungersi alla propria famiglia. Immagini di estrema miseria, di soprusi verso i più deboli, di paesaggi di sconcertante e selvaggia bellezza. Ma anche un messaggio di speranza lanciato da uomini come Don Vittorione, di cui la pellicola offre immagini d’epoca in cui Don Vittorione grida contro l’indifferenza e l’assenza di volontà di concreta dedizione. Un varesino di cui forse pochi ricordano la grande anima utopica e profetica.

 

 

 

7 dicembre 2014
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