Lettere

Quale futuro per l’ex Collegio S. Ambrogio?

Varese-Università-Insubria-2Si rimane sorpresi ogni giorno per le ‘novità’ che riguardano piazza della Repubblica. Agli inizi: il nuovo teatro nella Caserma. Ma come poteva starci, con le dimensioni necessarie per un teatro, nell’area della Caserma? La Soprintendenza ha comunque annullato questa ipotesi. Poi si è affermato un nuovo orientamento: facciamo il teatro nuovo dove adesso c’è il ‘teatro tenda’.

Quando si farà, la città (ma solo per un due o tre anni !) farà a meno di una sala per il teatro. Ma un nuovo ‘masterplan’ annunciato prevede anche la demolizione dell’ex Collegio S.Ambrogio per fare nuovi condomini, che renderebbero più attuale la visione della piazza.

Incredibile pensata. L’edificio dell’ex Collegio non solo costituisce un ‘fondale’dignitoso e di rilievo architettonico nella piazza verso la collina di Bosto, ma rappresenta un pezzo di storia e di una presenza religiosa ed educativa nella città. Poi sede significativa dell’Università. Ancora oggi ospita il Rettorato e l’aula magna frequentata per iniziative culturali cittadine molto partecipate. Ha sofferto recentemente, e inspiegabilmente, di una mutilazione fuori vista con la demolizione di un’ala interna.

Ma il restante, ampio e dotato edificio, con ambienti diversi molto accoglienti con finiture di pregio, in buona misura oggi utilizzati, può costituire la sede principale per le attività culturali che si vogliono insediare nella piazza, con ben altra accoglienza e dotazioni rispetto alla ex Caserma che potrebbe esserne un’integrazione se necessario, con la sua condizione rusticana destinata dagli inizi a una pura presenza militare. Sarebbe quindi pura follia insistere su un programma irragionevole di demolizione.

Incredibile sostenere che la piazza potrebbe giovarsi dall’edificazione di nuovi edifici: stiamo forse ritornando alla cultura irresponsabile degli anni ’50?

La città, si sostiene, ha bisogno anche del teatro Ma occorre che ci chiariamo di quale teatro ha bisogno la città reale. La Città reale considerata dalla società Oikos che aveva avviato lo studio del PRG agli inizi degli anni ’90, è di oltre 150 mila abitanti, e comprende oltre al Capoluogo le comunità vicine che il Capoluogo deve finalmente interpellare per guardare insieme un futuro possibile.

La proposta di PRG (poi trascurata dalla Giunta di allora) considerava l’opportunità che Varese si dotasse di un Centro congressuale di dimensioni e dotazioni adeguate a quelle dei centri congressuali esistenti europei ed extra europei di cui forniva ampia e articolata descrizione. Non essendo con evidenza adeguata la disponibilità delle Ville Ponti. Sottolineava l’attrazione paesistica del nostro territorio, la sua dotazione di collegamenti ferroviari, autostradali, la vicinanza di Malpensa. La rilevanza di un complesso edificato in vista dei laghi e delle Alpi, ma vicino al centro cittadino, con una grande sala congressuale e teatrale di almeno 1500 posti, di altre sale minori, laboratori culturali, organizzazione di servizio adeguata, parcheggi defilati. Condividevo la proposta come vice presidente della Commissione urbanistica. Nel 2003 ho fatto anche uno studio specifico al riguardo.

Credo che sia possibile affrontare un progetto ambizioso di questa rilevanza, rappresentativo della Città reale, del Capoluogo e delle altre autonomie locali compresa la Provincia.

Penso che l’obiettivo del teatro ‘alla settecentesca’ , dopo aver distrutto negli anni’50 quello esistente, sia ormai anacronistico. Una nuova struttura teatrale deve poter avere anche funzione congressuale.

Non vi sono alternative per il nostro futuro. Dobbiamo impegnarci su un percorso impegnativo con una realizzazione articolata per parti autonome. Con un impegno finanziario non limitato alle disponibilità delle istituzioni.

E’ una scommessa necessaria di rilevanza sociale, culturale, economica. Della grande Varese che si risveglia dopo cento anni.

Ovidio Cazzola architetto

28 novembre 2014
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3 commenti a “Quale futuro per l’ex Collegio S. Ambrogio?

  1. Giovanni Zappalà il 3 dicembre 2014, ore 16:50

    Condivido appieno le osservazioni dell’architetto Ovidio Cazzola. Siamo sempre alle solite : ‘demolire’. E’ un verbo che dovremmo scordarci, visto gli errori degli ultimi anni. ‘Sbagliare è umano…,’ ma perché perseverare? E poi per quale motivo portarci in casa un maggior traffico con i servizi assistenziali Asl ? Non sarebbe più opportuno ‘decentrare’
    anche, e non è cosa secondaria, per contenere l’inquinamento? Perché ogni cosa bisogna realizzarla in centro città?

  2. claudio il 4 dicembre 2014, ore 13:22

    ‘cONDOMINIANO” NON DEMOLISCONO. dEMOLIRE HA IL SIGNIFICATO INTRINSECO DI AZZERARE. QUI INVECE PRIVATIZZANO.

    Claudio

  3. Angela Magi il 4 settembre 2015, ore 12:18

    condivido totalmente le osservazioni dell’architetto Cazzola. Perchè demolire il Collegio e non valorizzarlo come centro culturale e/o come casa dello studente e sede di ricerca scientifica mantenendo le caratteristiche di didattiche formative. La struttura interna è ancora valida anche se ora è utilizzata in modo disordinato e approsimativo (compreso il parcheggio interno) e la piccola Chiesa interna (indecoroso). Sarebbe un di + e non un di – per la città di Varese
    Angela

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