Lettere

Non-voto e crisi dei partiti

imagesCAMJ47OECaro Direttore bene hai fatto a stigmatizzare il dato “sconfortante” del calo di votanti alle Regionali di Emilia Romagna e Calabria perché sebbene non siano fatti di interesse “locale” – ovvero non trattasi di vicenda sulla quale è focalizzato il Tuo quotidiano on line – la notizia è comunque di interesse “pubblico” e per questo riguarda anche noi.

Leggo questa rinunzia ad avvalersi del diritto di voto come fatto estremamente negativo, soprattutto se si considera il livello di civiltà di una Regione come l’Emilia Romagna. Segnali decisamente preoccupanti anche dalla Calabria dove i cittadini avevano la possibilità di affidare le loro speranze di cambiamento alla politica ed invece se ne sono rimasti a casa.

Credo che ormai per questa maggioranza di non votanti la motivazione sia unica: sfiducia e convinzione che, tanto, nulla cambierà a prescindere da chi verrà eletto.

Concetto pericolosissimo, ma peraltro non del tutto errato, perché gli esempi che vengono dalla politica non sono sempre positivi, anzi.
Ma la politica è un “male” necessario, una malattia autoimmune inserita nel corpo della democrazia e se si vuole che questo corpo viva bisogna convivere con la malattia e pensare di guarirla con le giuste medicine, fortificando gli anticorpi, eliminando i batteri e le infezioni.
Altrimenti si lascerà “morire” il corpo e scomparirà la democrazia e tutte le possibilità che ci rimangono di vivere in una società civile, rispettosa e socialmente avanzata.

Ma qual’è la medicina giusta?  Bella domanda…
Il mio convincimento è quello che sia necessario, tra l’altro, rivedere profondamente il concetto stesso di “partito”, ormai diffusamente considerato come centro di affari e non di idee.

Ormai i partiti sembrano tutti uguali e se fino a pochi anni orsono sarebbe stato impensabile solamente ipotizzare un’alleanza tra centrodestra e centrosinistra, oggi assistiamo anche a questo, a dimostrazione del fatto che i partiti non si caratterizzano più da “idee”, ma semmai da interessi, molte volte anche personalistici.

Per questo e per il fatto che le persone (per fortuna) ragionano ancora, siamo spettatori di un fenomeno interessante da non sottovalutare affatto, ovvero la nascita di un sistema “alternativo” al classico, cioè quello dei cittadini che si organizzano in Comitati, Gruppi, Associazioni, Liste Civiche, che partecipano senza bandiere alla vita delle loro città.

Questi cittadini sono le persone che la politica buona deve riuscire a coinvolgere, sono gli anticorpi, la medicina giusta per rinnovare il sangue e far guarire il corpo.

Sono persone che non hanno una tessera, che non vivono di politica, che hanno senza dubbio le loro “preferenze”, ma che possono permettersi di “ripudiare” le linee del loro partito di riferimento per portare avanti le loro idee.

E se è vero che oggi i partiti non si caratterizzano più per il sistema politico ideale a cui ambire (socialismo, comunismo, socialdemocrazia, monarchia, fascismo e quanto di altro) ed i leaders non vengono più visti come pensatori, ma semmai come dirigenti, ben vengano questi cittadini che smarcati dalla politica tout court si fanno portatori di questioni concrete.

I partiti dovranno saper ascoltare, senza pregiudizi e senza lusinghe utili a captare la benevolenza di chicchessia; i politici dovranno essere solo lo strumento tecnico utile a trasferire in attività amministrativa positiva ciò che di buono potrebbe arrivare da queste persone, così come la politica avrebbe dovuto fare sempre, cioè ascoltare.

Credo che siamo arrivati alla fine della politica tradizionale, alla fine del sistema nel quale i cittadini votavano perché credevano alla forza degli ideali che il loro partito trasmetteva, perché se uno era comunista altro non poteva fare che votare PCI, perché il segretario di quel partito era a sua volta comunista e da tale pensava e si comportava.

Adesso non si capisce più nulla. La gente è orfana anche di questo naufragio di idee e di valori che erano sottesi al partito e non ha più interesse a votare per far vincere il suo ideale.

Ora hanno più importanza le persone rispetto alle idee, l’apparenza più che la sostanza, l’immagine invece che l’appartenenza.

E sebbene vi sia un distinguo da fare tra le persone che fanno politica, questo appiattimento di idee ha fatto si che la gente abbia cominciato a rinunziare al voto, “tanto sono tutti uguali” ed infatti lo sono.

A me la politica piace ancora, ci credo e cerco di stare attento a ciò che succede ed in questo week end elettorale ho visto, anzi tutti abbiamo visto, l’ottimo successo che il movimento a cui appartengo (Lega Nord ndr.) ha avuto in Emilia Romagna.

Prendere il 20% in una regione “rossa”, dove tutto è tinto del colore del Lambrusco da sempre, dove dominano le cooperative, una regione laboriosa, “ricca” e non solo economicamente, “è tanta roba” come direbbe mio figlio adolescente.

Forse questo è l’unico segnale positivo che traggo dal voto dell’ultimo week end e che completa il mio pensiero, cioè che da ora per vincere bisognerà far andare i cittadini a votare e per coinvolgere gli elettori ci vorranno idee e non solo persone con belle facce sui manifesti.

Perché le facce si confondono ma le idee no.

Giulio Moroni

24 novembre 2014
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6 commenti a “Non-voto e crisi dei partiti

  1. Bruno Belli il 25 novembre 2014, ore 13:51

    L’analisi che fa Giulio Moroni è perfetta, condivisibile, seria, ponderata. Nessuno che abbia un po’ di intelligenza non la sottoscriverebbe, tanto è “civica” (civile) e “trasversale”.
    Anche il richiamo ai comitati vari ed alla necessità di ascoltare i cittadini (questi sono anche coloro che la pensano diversamente e che, quindi, possono appartenere ad u “gruppo” – politico o culturale – diverso) è esemplare e, soprattutto oggi, doveroso. Più a parole che con i fatti.
    L’importante è che si creda veramente in quanto si scrive e che lo si faccia, dimostrandolo con il comportamento personale, senza limitarsi alla “propaganda”.
    E qui sono più perplesso, perché, se non vado errando Giulio Moroni è lo stesso che, per lungo tempo, inserito nella mia mailing list riceveva volentieri le iniziative che svolgevo a Varese prima dello scorso settembre.
    Quindi, ricevute quelle successive, che mi vedono anche “parte” di un partito – la medesima posizione che Egli riveste – cortesemente e, secondo i crismi della legge che cito sempre in calce alle mie missive online, mi ha chiesto di essere cancellato dai contatti (e non è l’unico, ce ne sono altri…)
    Allora, perché, se ci si deve ascoltare e comprendere – con i fatti, non con le parole – si decide di “non considerare” l’altro?

    E non è un discorso “sofistico” il mio, io che ho sempre voluto far collimare il pensiero con l’azione, credendo veramente i questo binomio.

    Quindi, al lettore si devono regalare le “pillole di saggezza” quando noi siamo i primi a mettere in pratica quello che suggeriamo…con onesta intellettuale, quella stessa che molti sono pronti (in malafede) a negarmi.

    Cordialmente,
    Bruno Belli.

  2. Cittadinosuperpartes il 25 novembre 2014, ore 17:07

    Non a caso Moroni cita il Partito Comunista, perche ‘ anche lui sa che essere comunista significa prima di tutto essere coerente, onesto idealmente, avere disciplina, perseguire il bene comune e dimostrarlo giornalmente in ogni propria azione, dal segretario del partito all’ultimo militante Oggi di fronte allo sfacelo morale ed ideale del nostro paese giganteggia anche un Renzi ed un Alfano qualsiasi. Si e’ combattuto e morti, per ottenere il sufragio elettorale, ora siamo al disinteresse totale, si eleggono i vertici di una regione con un pugno di voti,la gente e’ sfinita da 20anni di promesse che ci hanno condotto allo sfacelo e resi poveri anche materialmente come se non peggio del dopoguerra.

  3. gerva il 25 novembre 2014, ore 21:21

    Col suo bel modino l’avv. Moroni, ha detto di esser contento del successo della Lega in Emilia. Bisognerebbe dare un occhio al numero dei voti piu’ che alle percentuali. Sono contro il Suffragio Universale, come lo sono stati Giuseppe Zanardelli, Filippo Turati …..e la Lega dovrebbe rileggersi le proposte di Umberto Bossi quando chiedeva che gli stranieri che volevano ottenere la cittadinanza italiana o solo il diritto di voto, avrebbero dovuto sostenere degli esami.Ben detto ed ancora meglio se agli stessi esami fossero sottoposti gli italiani che non sanno che differenza corre tra ruoli del Parlamento e del Governo,ma votano. Prezzolini ha scritto cose simpatiche sul tema, mentre Montanelli diceva anni orsono che tre erano le emergenze in Italia, L’istruzione, l’istruzione, l’Istruzione e quindi la scuola.Gli ignoranti, veri responsabili dei danni provocati col voto devono essere trattenuti agli arresti domiciliari nei giorni destinati alle tornate elettorali. Ci siamo andati vicini con le percentuali. Se il settantacinque per cento degli italiani è semianalfabeta, la prossima tornata potremmo avvicinarci al venticinque dei votanti, finalmente.

  4. giuliomoroni il 25 novembre 2014, ore 22:47

    A Bruno Belli: “touchè”… cioè preso in castagna. In effetti ho chiesto di essere cancellato dalla Sua mailing list una volta saputo che aveva indossato la casacca del PD diventando così un intellettuale organico detto alla Gramsci. Con tutto il rispetto per la scelta mi e’ apparso come una sorta di “tradimento” dell’idea di intellettuale free agent che avevo di Belli. Certe persone dovrebbero essere patrimonio dell’umanità non asserviti a nessuno. Ciò non significa che Belli da oggi non sia più Belli, ma ho il dubbio che lo possa fare.
    A Cittadinosuperpartes: condivido al 100%. Ho enorme rispetto e considerazione del PCI e della sua storia, della sua gente. Ci manca. Ma ciò che scrive il Cittadinosuperpartes non mi da alcuna speranza per il futuro. L’analisi e’ impietosa e senza via d’uscita. Non mi offre alternative.
    A Gervasini: Intervento ruvido alla Benetti. Esistono paesi dove votano in pochi anzi pochissimi e la democrazia più o meno esiste. Esistono paesi dove non si vota mai e la democrazia non esiste. U.S.A. e Corea tanto per non fare nomi. Allora dobbiamo intenderci sulle parole di Gerva che considero peraltro una provocazione intelligente. Se abolissimo il suffragio universale chi ci governerebbe? Un dittatore? Un’oligarchia? Qualche generale? Un re? Scelto da chi? O dovrebbero votare solo i “laureati” perché questo e’ ciò che traspare da certi passaggi del Gerva. Mao Tse Tung ci ha insegnato che si può governare per alzata di libretto rosso un paese grande come mezzo mondo. Ma io resto del l’avviso che il diritto di voto sia la scriminante tra la civiltà ed il selvaggio felice. Ciò a cui ambiscono certe persone e’ farci credere che nulla possa cambiare anche se votiamo e questo perché nulla deve cambiare e le idee devono morire. “Panem et circense”, cioè state boni che ci pensiamo noi. Sicche’ o si fa la rivoluzione o si cerca di reagire con le idee buone o cattive che siano. Per non finire frullati in un mondo alla Matrix.

  5. Daniele Zanzi il 26 novembre 2014, ore 13:29

    Benissimo, analisi condivisibile quella di Moroni. La competenza anziche’ l’ appartenza, la voglia di partecipare, la fine di surretizi steccati dove , al di la’ delle intelligenze, si pensa che si debba votare a destra perche’ con la sinistra non si scrive o viceversa: parole e idee condivisbili specie nei cittadini che hanno dato vita a comitati spontanei dove non si e’ apolitici, ma bensi apartitici( almeno fintantoché i partiti sono solo centri di potere e di arroganza). Ma una domanda sorge: ma queste esternazioni come possono conciliarsi con le affermazioni di dileggio, di sufficienza , di fastidio, di utili idioti fatte, se non dal Moroni, da gran parte dei suoi compagni di merende nei confronti dei tanti varesini che hanno avuto l’ ardire di dire la loro su alcune querelle cittadine? E si che il Moroni e’ il capogruppo. Della Lega in Consiglio Comunale. Alla prima occasioni che riporti queste considerazioni in Consiglio Comunale e voti di conseguenza. Che non sia invece in atto anche da parte della Lega & Associati la rincorsa ai Comitati ?

  6. gerva il 26 novembre 2014, ore 22:07

    Caro Moroni, ho preso il tuo sempre garbato scritto come pretesto per affermare altro e cioe’ che, dato per scontato che qualcuno deve pur governare, non son tanto il numero dei votanti che a me personalmente importa ma chi vota e ha diritto al voto. Mi son letto gli interventi di Giuseppe Zanardelli e di Filippo Turati, in Parlamento, CONTRO il suffragio universale e qui non c’è lo spazio per parlarne ma se cento e passa anni fa era il censo, la fedina penale pulita, il reddito, oggi la discriminante puo’ esser SOLO l’ignoranza intesa come mancanza di informazione, di nozioni, di capacità di analisi. I figli dei contadini si sono laureati, come i figli dei borghesi e “di sciuri”.
    “ …riconosciamo tutto cio’ che hanno di sacro i diritti individuali, ma crediamo non si abbiano diritti senza doveri, crediamo che il diritto di giudicare implichi il dovere di conoscere, e che il primo dovere di chiunque è chiamato a decidere col proprio voto le sorti del Paese sia quello di procurarsi le nozioni indispensabili per sapere cio’ che fa.” scriveva Giuseppe Zanardelli, grande giurista e grande ministro, come tu ben sai.
    Aveva sacrosante ragioni Umberto Bossi, ripeto, quando parlava di esami da far sostenere agli stranieri che chiedevano il diritto di voto alle amministrative. Se si introducesse questo principio anche solo per noi ” padani ” le percentuali scenderebbero al 10 percento dei votanti e poco di piu’ per gli aventi diritto al voto perchè tutte le statistiche europee lo confermano, siamo il popolo piu’ vecchio e ignorante in Europa.
    Filippo Turati ” andava giu’ ” piu’ pesante:
    ” —-il Suffragio Universale creera’, specialmente nel Mezzogiorno, nuovi contingenti elettorali ebeti, corruttibili, raggirabili al servizio del padrone medioevale e dei ciarlatani”.
    Contingenti elettorali ebeti, corruttibili, al servizio dei ciarlatani. Disse proprio ” ciarlatani”.
    Intanto nel Mondo si sperimenta altro. Nella British Columbia e nell’Ontario si eleggono gli amministratori PER SORTEGGIO. Come non pensare ai sorteggi dei giudici popolari, alla Repubblica di Venezia che del sorteggio faceva ampio uso, senza andare alla storia ateniese.
    Una battaglia dovrebbe unirci tutti: quella contro l’ignoranza, l’indifferenza, l’apatia.
    Saluti

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