Lettere

Viaggio in Germania

Sono appena ritornato da una bella ed interessante vacanza in Germania. Ero partito con la testa frastornata dalle polemiche politiche italiane contro i tedeschi che si “rafforzano a spese degli altri Paesi della comunità”, che la “Germania è la nemica dell’Italia che bisogna uscire dall’euro e ripristinare la lira, solo così l’Italia potrà riprendersi ecc.” Man mano che mi inoltravo nella realtà economica, sociale, culturale e politica tedesca ( favorito anche da una mia sufficiente conoscenza della lingua e soprattutto da quella ottima di mia moglie) nella mia testa l’eco delle polemiche italiane contro i tedeschi si affievoliva ed assumeva contorni diversi.

Entravo in autostrada e non pagavo il pedaggio; mi rifornivo di gasolio e lo pagavo un euro e 29 centesimi al litro. Sono entrato in buoni ristoranti o in birrerie famose e non ho mai pagato le cifre astronomiche che paghiamo in Italia. In alcune occasioni ho invitato degli amici a pranzo ed in cinque ho pagato 111 euro: cioè meno di 23 euro a persona (conservo ancora il conto che mostro agli amici increduli). Il pranzo comprendeva per tutti non meno di 350 grammi di carne buona e tenera  a testa, verdure miste, patate, gnocchetti (Spätzle), vino o birra, caffè.

Se si pensa che in Germania le pensioni e gli stipendi sono di gran lunga superiori a quelli italiani, possiamo dire che il costo della vita è per i tedeschi   ancora  accettabile. Il prezzo del biglietto d’ingresso nei musei, ben tenuti e curati e con visita guidata, non ha mai superato gli otto, dieci euro a persona. Nelle strade non si incontravano mendicanti se non raramente e si trattava sempre di disabili accertati. Gli immigrati di nazionalità diverse sono numerosi, ma non si vedono in giro a vendere nulla, perché ciò è vietato, ma soprattutto perché la stragrande maggioranza è integrata, con un proprio dignitoso lavoro o comunque assistita socialmente.

Nei paesi e nelle città il verde pubblico è molto diffuso e la speculazione edilizia presso che inesistente; nelle città i muri non sono imbrattati da scritte varie. La circolazione è controllata. Del resto a scoraggiare eventuali trasgressori ci pensano  le multe salate dei tanti autovelox installati sin nei piccoli  centri. Le attrezzature sportive sono in ogni centro numerose  ed adeguate; le piste ciclabili sono diffuse e coprono lunghe distanze per tutta la Germania. Nei boschi, ben tenuti e puliti, vi sono numerosi sentieri  dove non si vedono, come da noi, frigoriferi e televisori abbandonati, ma nemmeno carte e/o bottiglie e lattine. Le scuole di ogni ordine e grado sono ben tenute. Ne ho visitato un paio, cose che faccio ormai da quasi quarant’anni, e le ho trovate funzionali (Tv in quasi tutte le aule, sale studio, biblioteche, videoteche fornitissime, mensa scolastica, palestre,  piscine,  parchi ecc.) .

Gli insegnanti sono  pagati adeguatamente  e seguono una formazione in servizio con regolarità. Passando in autostrada dalla Baviera all’Assia, dove poi ci siamo fermati, abbiamo visto cantieri aperti da per tutto. In autostrada lavoravano di giorno e di notte, a ritmo serrato anche  sotto la pioggia  battente a rispristinare le corsie danneggiate dal passaggio massiccio dei camion. I cartelli ai lati delle corsie fissavano i tempi perentori stabiliti per l’ultimazione dei lavori. Niente a che fare  per intenderci con i nostri tempi biblici della Salerno – Reggio Calabria o con quelli della Pedemontana. Ci hanno confermato gli amici che, in caso di non rispetto dei tempi, le multe per le ditte appaltatrici sarebbero state pesantissime e per i funzionari  e i politici corrotti  sanzioni dure e carcere e fine della loro carriera amministrativa e/o  politica.

Molta attenzione viene data anche alle questioni ecologiche e al risparmio energetico. Pale eoliche e pannelli solari sono molto diffusi nelle campagne. La Merkel pensa di ridurre l’emissione di CO2 del 42% e di ottenere un risparmio energetico oltre l’attuale  20%. Per non parlare delle agevolazioni fiscali che spingono a ristrutturare o a costruire gli immobili in base a normative ecologicamente compatibili e al risparmio energetico. Questo tipo di economia sta creando nuovi posti di lavoro per  specialisti in reti idriche ed energetiche, geologi, architetti del territorio ecc. Certo anche la Germania ha i suoi problemi e tutta l’Europa ne ha. Ma i  risultati positivi pur conseguiti  in situazioni di crisi  o  nella difficile fase della riunificazione   non sono piovuti dal cielo,  ma sono il frutto di sacrifici, di riforme politiche, culturali, economiche, civili e sociali improntate al senso di responsabilità e   socialità che la Germania ha saputo  realizzare a  tempo debito. Cosa che non ha fatto l’Italia in tutti questi  anni, lasciando mani libere ai corrotti, agli evasori ed alle mafie.  Ed è  quello  che  appare da una ricerca di Tre istituzioni culturali (Fondazione Gramsci, Fondazione Einaudi e la Sissco) con l’aiuto di un nutrito gruppo di studiosi, che  ha cercato di raccontare gli ultimi trenta anni della storia nazionale con risvolti internazionali.

Che Italia emerge da queste ricostruzioni? Secondo Simonetta Fiori ( che ha recensito per la Repubblica i  tre corposi volumi: “L’Italia contemporanea dagli Ottanta a oggi”, frutto della ricerca) viene fuori anzitutto l’immagine di un Paese “che subisce l’impatto della globalizzazione senza essere in grado di fornire risposte. Un’Italia smarrita e paralizzata, incapace di governare i processi migratori, ignara del declino demografico, sempre più schiacciata sotto il peso di interessi e corporativismi. E vieppiù fragile nel contesto europeo. “Ma possiamo fidarci degli italiani?”- si chiedono gli autori. Pare che la domanda sia destinata a ripetersi nelle alte sfere della diplomazia tedesca. Gabriele D’Ottavio ha scovato negli archivi di Berlino una lettera privata inedita scritta da Rolf Lahr, ex- ambasciatore della  Germania   a Roma, già da  tempo in pensione, al leader della socialdemocrazia Willy Brandt, nel dicembre del 1975.

L’impietosa fotografia degli italiani è lo specchio attraverso il quale siamo condannati a essere visti (sfigurati?) per i successivi decenni. Inaffidabili. Corrotti. Insomma, il “grande malato” d’Europa. Fino all’epitaffio finale che ha un sapore profetico: «Un giorno la Comunità  europea potrebbe esser costretta a scegliere se farsi guidare dal vagone più lento del convoglio o lasciarlo indietro». Lo sguardo scettico della Merkel ha radici antiche”.  Non è mia intenzione affrontare nell’economia  di questa lettera i complessi  problemi politici ed economici della crisi della  Comunità europea e del ruolo della Germania e dell’Italia in questo contesto, ma riflettere sull’origine della diffidenza che gli stranieri nutrono nei confronti degli italiani. E’ sufficiente dare uno sguardo distratto ai  molti resoconti  di viaggio che tra il  Seicento  e  il  Settecento facevano i tanti intellettuali europei attratti dal  fascino del “Bel Paese” per capire che  la diffidenza è di vecchia data.  

Del resto   due  altri conoscitori ed amanti  degli italiani e del nostro Paese, i tedeschi: A.  Schopenhauer, e il letterato e drammaturgo  J. Goethe, così scrivevano. Dice il filosofo :”Eccomi di nuovo fra questa gente malfamata, che ha volti così belli e animi così cattivi… essi sono fini e astuti e, quando vogliono, sanno perfino sembrare onesti e leali; e nondimeno sono così perfidi, disonesti e impudenti, che la meraviglia ci fa dimenticare lo sdegno. Le loro voci sono terribili: se a Berlino uno solo urlasse per la strada in maniera così rimbombante come fanno qui a migliaia, accorrerebbe tutta la città.”

Romolo Vitelli 

19 novembre 2014
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