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Regione, Contro legge ammazzasuolo presidio Legambiente al Pirellone

pirelli - Copia“Carissimo Roberto Maroni lei dovrebbe venire nella mia scuola. E dovresti sapere che è crollata con bambini dentro, invece di fare quelle scemate di tagliare tutti gli alberi dovrebbe rifare la mia scuola di 89 anni da tutta la mia scuola dalla prima alla quinta.” Questa lettera che è arrivata a Legambiente Varese indirizzata “x il capo lega ambiente da leggere a Roberto Maroni” è stata scritta da una bimba di quinta elementare della provincia di Varese, e la zia che ce la consegna ci spiega che è stata scritta con foga appena le si è accennato cosa comporterebbe la legge sul suolo che sarà votata martedì in Consiglio Regionale.

Contro questa legge #ammazzasuolo è stato indetto un presidio domani alle 10 davanti al Pirellone da Legambiente insieme ad altre associazioni. Riteniamo che questa legge vada nella direzione sbagliata proprio in giornate in cui l’importanza della protezione del territorio e del suolo è all’evidenza della cronaca per il maltempo.

Cara Bambina noi certamente seguiremo il consiglio che hai scritto sulla busta: “provate a raccogliere le firme nelle scuole dei bambini così salverete il mondo” e proveremo come abbiamo sempre fatto ad ascoltare e amplificare la voce dei più piccoli e di chi come te ama il mondo, a partire dalla protesta di domani.

Ecco l’appello al Consiglio Regionale che accompagna la mobilitazione di domani:

Al Presidente del Consiglio regionale e ai Consiglieri regionali. Signor Presidente, signore e signori componenti dell’Assemblea legislativa lombarda, nelle prossime ore dovrete esprimervi sul progetto di legge recante ‘Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato’. Si tratta di un testo che ci lascia sconcertati, per la palese contraddittorietà tra titolo e dispositivo della norma. Il riferimento è in primo luogo alla norma transitoria (art. 5) che dispone un periodo di moratoria durante il quale sono fatte salve tutte le previsioni dei piani urbanistici vigenti (stimate nell’ordine di 55.000 ettari di nuove urbanizzazioni su suoli agricoli!), stabilendo un limite di tre anni per il convenzionamento degli interventi attuativi, a cui per di più vengono concesse agevolazioni (rateazione degli oneri) e accelerazioni procedurali, prevedendo una straordinaria facoltà di interventi sostitutivi in caso di mancato rispetto dei ristretti tempi di istruttoria comunale.

Intento della legge non pare quello di contenere l’urbanizzazione espansiva, ma di fornire un formidabile impulso alla concretizzazione di diritti edificatori, in una contingenza di mercato in cui molte imprese rischiano con ciò di incorrere in sovraesposizioni debitorie e rischi di fallimento. Potrebbe persino accadere che tra le imprese in grado di avvalersi della norma possano annoverarsi quelle che gravitano nella contiguità della criminalità organizzata, tra le poche in grado di disporre di adeguata provvista finanziaria, ancorchè di provenienza illecita, per investimenti ad elevato rischio.

Rileviamo poi tra le incongruenze l’esclusione dalla contabilità del consumo di suolo delle opere pubbliche o di interesse pubblico, come se tale attributo bastasse a certificare l’assenza di impatti: una norma illogica oltre che contrastante con il diritto comunitario, l’interesse pubblico non può infatti giustificare l’indiscriminato abuso di risorse naturali o la localizzazione in aree incompatibili, o il mancato ricorso a misure di mitigazione e compensazione ambientale.

Ancora, segnaliamo la devitalizzazione di quel timido ma prezioso disincentivo al consumo di suolo costituito dall’art. 43bis della l.r. 12/2005 che, nel fissare una maggiorazione d’oneri per le trasformazioni urbanistiche di terreni agricoli ‘allo stato di fatto’, ha permesso di alimentare il fondo regionale aree verdi, destinato a finanziare interventi in aree protette: la sostituzione dell’espressione ‘allo stato di fatto’ con le definizioni del tutto aleatorie introdotte dal PdL (in virtù delle quali sono agricole solo le aree azzonate come tali) rende inapplicabile tale disposizione in tutti i casi di interventi edilizi coerenti con le previsioni urbanistiche.

Da questa non certo esaustiva premessa comprenderete come la norma appaia tutt’altro che scontata nei suoi effetti, e potenzialmente controproducente agli obiettivi dichiarati. Rileviamo che l’estrema rapidità con cui essa è stata sottoposta e dibattuta ha impedito anche di utilizzare gli strumenti conoscitivi e previsionali che avrebbero potuto essere messi in campo dalle strutture di valutazione tecnica e giuridica di cui lo stesso Consiglio Regionale si è dotato. Siamo così in presenza di un DdL che nella migliore delle ipotesi non innova il quadro legislativo nè introduce misure efficaci per limitare il consumo di suolo. Nella peggiore delle ipotesi, che reputiamo estremamente probabile, questa norma rischia di essere perfino profondamente peggiorativa del quadro attuale.

Ciò di cui invece sentiamo il pressante bisogno sono urgenti provvedimenti economici e regolativi diretti a sostenere e agevolare il recupero e la rigenerazione degli spazi urbani degradati, sottoutilizzati o dismessi, vera problematica attuale dei nostri centri urbani; questo anche attraverso apposizione di maggiori oneri sulla trasformazione di aree libere e, al contrario, alleggerimenti fiscali e procedurali per la trasformazione di aree già edificate e da riqualificare.

Per questo ci appelliamo alla vostra autonomia intellettuale e politica, affinché vogliate attivarvi per un rinvio della votazione finalizzato a una seria e trasparente ponderazione degli effetti che questa norma è in grado di produrre.

17 novembre 2014
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