Varese

Il Mediterraneo arcaico e fascinoso di Gianadda rinasce a Varesevive

Da sinistra Redaelli, Romano e Gianadda

Da sinistra Redaelli, Romano e Gianadda

Davvero appassionante il percorso fotografico “Mediterranée” proposto alla sede di Varesevive. Novanta “scatti”, rigorosamente in bianco e nero, firmati da un personaggio poliedrico e singolare, creativo e geniale come Léonard Gianadda, fotoreporter, ingegnere, Accademico di Francia, filantropo e mecenate.

Negli anni Cinquanta, per la Radio televisione della Svizzera francese, si recò in Italia, Spagna, Tunisia, Marocco, Egitto, Libia, paesi che il giovane fotoreporter guardava con curiosità e simpatia, alla ricerca di volti e paesaggi arcaici. Ora una parte di quel percorso, riscoperto dopo mezzo secolo di oblio, è visibile in una bella mostra curata da Jean-Henri Papilloud e Sophia Cantinotti.

Ad ospitare le immagini di Gianadda è la mostra che questa mattina è stata inaugurata alla sede di Varesevive, associazione presieduta da Giuseppe Redaelli, in collaborazione con Nicoletta Romano, direttore della rivista Living, con il patrocinio del Comune di Varese, del Ccr di Ispra, della Fondazione Comunitaria del Varesotto e della stessa Fondazione Gianadda che ha sede a Martigny in Svizzera. Una carrellata di immagini di forte impatto, dove si mescolano immagini di divi del cinema, scatti legati alla quotidianità di poveri villaggi mediterranei, fotografie dedicate a paesi europei (eccezionali gli scatti “sulle tracce di Charles Peguy” realizzati in Francia). Non manca un’Italia rappresentata da scene di vita “catturate” nelle periferie romane, le stesse raccontate in quegli stessi anni da Pasolini, e negli angoli siciliani ricreati da Guttuso.

La qualità delle immagini è eccezionale. Scatti nitidi, che colgono l’anima degli uomini e delle donne immortalati: la mente corre subito ad un maestro come Cartier-Bresson. La galleria che è giunta a Varese dopo essere stata presentata al Museo Puskin di Mosca, evoca un mondo primitivo, lontanissimo dall’oggi, ma che conserva intatto il suo fascino. Le poche parole che Léonard Gianadda rivolge ai varesini all’inaugurazione sembrano riferirsi ad un universo personale, a radici biografiche e famigliari dalle quali tutto ha avuto inizio, e trovano conferma nell’arrivo improvviso dei cugini italiani che gli fanno interrompere, commosso, l’intervento al vernissage.

Un piccolo evento culturale di grandissima qualità, che è raro vedere a Varese. Un evento che è stato impreziosito da un momento musicale su invito che, ieri sera, ha dato subito la misura del livello dell’evento: si sono esibiti infatti il violinista Lucio Degani e la flautista Clementine Hoogendoorn Scimone. Virtuosismo allo stato puro, che è stato introdotto dal maestro Claudio Scimone, fondatore e direttore dei Solisti Veneti, ma soprattutto amico fraterno del fotografo. Un programma che andava da Vivaldi a Paganini, con note barocche che hanno fatto volare ancora più alto la bella mostra di immagini firmate da Gianadda, dimenticate e ora riscoperte.

 

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15 novembre 2014
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