Varese

Varese, dov’è finito il nuovo teatro? Dibattito del Pd allo Zamberletti

Da sinistra Mirabelli, Belli e Civati in Comune a Varese

Da sinistra Mirabelli, Belli e Civati in Comune a Varese

Sabato 22 novembre, alle ore 11, presso il Caffè Zamberletti a Varese, si terrà l’appuntamento “Come intendere oggi il teatro: interazione con gli spazi circostanti”, promosso dal Pd cittadino di Varese. Il confronto, che sarà coordinato da Bruno Belli, sarà introdotto dal segretario cittadino Pd Luca Paris, e vedrà intervenire Laura Gianetti, presidente Ordine degli Architetti di Varese, l’ingegner Alberto Mazzucchelli, che ha firmato il masterplan di piazza Repubblica, l’avvocato Davide Galimberti, esperto di Diritto amministrativo e urbanistico, e Filippo De Sanctis, direttore del Teatro di Varese.

Un incontro che, secondo quanto hanno sottolineato questa mattina gli organizzatori, sta in mezzo al guado: punta a ragionare di piazza Repubblica in termini urbanistici, ma affronta anche i contenuti culturali di un futuro teatro che potrebbe sorgere a Varese.

“E’ il caso di ripartire dall’ABC per quanto riguarda la cultura a Varese – dice Bruno Belli -, perchè da 15 anni non si fa. Anche per quanto riguarda la prossima vita teatrale varesina, ci sono diversi aspetti che non sono stati valutati. Il nostro confronto vuole ragionare su aspetti concreti, partendo dal basso, consapevoli che il momento dei grandi slogan è finito”.

“Il 27 novembre arriverà in Consiglio il masterplan di piazza Repubblica – rimarca il consigliere comunale Pd Andrea Civati -. Dopo gli interventi di Maroni e i suoi annunci, l’Accordo di programma doveva essere siglato il 30 ottobre: siamo a metà novembre e non si è ancora visto. Vigliamo parlare di tutto questo. Senza dimenticare della virata del Comune che, dopo essersi accanito sul teatro alla Caserma Garibaldi, oggi ha abbandonato quel progetto impraticabile e ha deciso di ospitare presso l’ex Caserma un polo culturale multifunzionale”.

 

12 novembre 2014
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10 commenti a “Varese, dov’è finito il nuovo teatro? Dibattito del Pd allo Zamberletti

  1. Ruggero Alzati il 12 novembre 2014, ore 19:25

    Un abbandono via l’altro da parte della Giunta finchè abbandoneranno anche loro, solamente se i varesini non li rivoteranno Parcheggio a Villa Augusta, Unificazione delle Stazioni, nuovo teatro, Sacromonte e Prima Cappella…..centro storico sporco ed abbandonato che pare ormai Scampia city, mentre non sappiamo piu’ come respingere i turisti alle porte della Land of Turism. Un successo via l’altro. Un polo culturale multifunzionale è una buona idea ma resterà un’idea. Buon lavoro a Paris, Mirabelli e Bruno Belli ,che il ciel li aiuti

  2. Giulio G. il 13 novembre 2014, ore 13:15

    “Il momento dei grandi slogan è finito”, caro Belli: probabilmente Lei ha ragione, le “grandi” opere non hanno prodotto niente.
    Speriamo che renderete concreto questo ABC di cui tutti abbiamo bisogno e non solo nel campo della cultura.
    Ha ragione il lettore che parla di abbandoni. Che il PD a Varese voglia realmente una svolta non soltanto a parole?

  3. Mariella il 14 novembre 2014, ore 11:01

    Mi auguro che ne PD varesino abbiano davvero la volontà di partire da questo ABC, del resto la presenza di Belli farebbe credere ad un discorso serio e responsabile, però resta il timore che alla maggior parte dei politici di oggi – nostrani compresi – gli slogan siano restati appiccicati perché “ad effetto”.
    E poi, mi ricordo alcuni accesi scambi di battute, in passato, tra Mirabelli e Belli, proprio su Varesereport. quando non sempre le idee dei collimavano (almeno, da quanto leggevo – ricordo il giardino dedicato a Gentile, oppure la revoca della cittadinanza a Mussolini).
    Chi è Maometto e chi la montagna? Possiamo esserne illuminati?

  4. Fabrizio Mirabelli il 14 novembre 2014, ore 14:40

    Fra me e Bruno Belli, in passato, c’è stato più di uno scambio di battute piuttosto acceso, proprio qui su Varesereport. E’ vero. Ma, come potrà confermare lui stesso, sono stato proprio io a favorire la sua decisione di avvicinarsi al PD. Perché? Perché mi sono reso conto, conoscendolo meglio, che è una persona di grande valore e che un suo contributo in termini di idee e di impegno civico, può essere estremamente utile a Varese. Per quanto mi riguarda, apprezzo molto il suo rigore, la sua schiettezza e la sua indipendenza di giudizio. Belli dice, sempre, quello che pensa e, oggigiorno, è una virtù più unica che rara. Probabilmente, anche in futuro, su qualche cosa continueremo a pensarla in maniera diversa, come è normale che sia, ma ci unirà il progetto, che stiamo costruendo insieme, per rilanciare la nostra città. Ripartendo dall’ABC e lavorando fianco a fianco, sarà più facile capirci e migliorarci reciprocamente per riuscire, davvero, a dare il massimo di noi stessi ai varesini.

  5. Bruno Belli il 14 novembre 2014, ore 18:02

    Ovviamente mi ritraggo a fronte delle troppe lodi che mi rivolge, invero immeritate, e che non posso, non devo e non voglio sottoscrivere, ma concordo “in toto” con quanto scritto da Fabrizio Mirabelli, per quanto riguarda il rapporto che si è creato tra di noi e, quindi, tra di me ed i membri del PD varesino che, fino ad ora, ho avuto il piacere di incontrare.
    Con Angelo Zappoli, poi, stiamo coordinando le 2 fasi del progetto culturale “Vivere Varese” che dovrà, in seguito, essere siglato, al quale partecipano persone d’indubbio valore, molte anche piuttosto giovani (progetto il più concreto possibile, ecco perché l’importanza di 2 fasi).
    Ma forse è proprio questo che, infine, mi ha convinto ad “entrare” nel PD varesino: l’attenzione dei partecipanti alle questioni, la preparazione, l’entusiasmo, la vivacità d’idee e di riflessioni di cui si rendono capaci i più giovani – e non dimentichiamo che tre consiglieri comunali, Civati, Conte ed Infortuna, non hanno raggiunto ancora la soglia dei 30 anni – e l’esperienza di chi, come Mirabelli, Corbetta, Oprandi e coloro che, a caldo, non mi vengono alla mente, è utilissima per chi, come il sottoscritto, dalla “teoria” deve passare necessariamente alla “pratica” (una sorta di “pensiero ed azione” di mazziniana memoria).
    Non ultimo, proprio per quella libertà di pensiero riconosciutami, che se mi fosse negata, sarebbe la stessa causa di un mio “abbandono”, il merito finale di avermi “inglobato” è del segretario cittadino Luca Paris, il quale, realmente, sta indicando un segnale concreto relativo al cambiamento proprio del modo di rapportarsi tra la politica e la città, senza slogan tonituranti, bacchette magiche in stile “Fata Smemorina” (proprio quella del “bidibi bodibi bu” – e, qui, di “smemorati” politici / politicanti ne contiamo “ad abundantiam”), o inopportuni protagonismi, ma trattando le Persone da pari a pari, come dovrebbe sempre essere, non da “sudditi” o da semplici “numeri”.

  6. Giò il 15 novembre 2014, ore 13:16

    Bene. A questo punto “Vivere Varese” diviene uno slogan che si aggiunge agli altri, e tale resterà fino a quando non potremo leggere i contenuti di questo (per ora) fantomatico progetto culturale. Fin qui siamo alla politica dell’annuncio. Ma vorrei essere smentito oggi stesso, con la messa online e la condivisione pubblica dei suoi contenuti e la possibilità di aggiungere commenti. Questa sì, sarebbe una svolta e sarebbe trattare le “persone (la “p” maiuscola non serve se si scrive con onestà intellettuale) da pari a pari”.

  7. Bruno Belli il 15 novembre 2014, ore 17:01

    Egr. GIO’ (se si scrive con onestà intellettuale e senza “secondi fini”ad ogni modo ci si firma per esteso, senza timore alcuno, come fa sempre il sottoscritto) le rispondo solo due cose, perché sono educato:

    1)parlavo di slogan tonituranti (del tipo, “grandi opere”, “grandi strade”, “grandi parcheggi”, “ferrovie supersoniche”, il tutto ancora non completato e, talora, in dubbio di completamento stesso), mentre “Vivere Varese” significa solo tornare a frequentarla, conoscerla, giacchè, in questi ultimi 7 / 8 anni, è molto calata la frequentazione del centro varesino, sempre più in degrado, trattato fin anche come un “cesso” .
    Come un “cesso”? Sì, e le farò solo un esempio: giovedì sera, verso le 19,00, in Via Como, 2 “giovinotti birraioli” orinavano nel tratto di strada che dal marciapiede prospiciente la scuola Mazzini si reca alla palestra della stessa (stavo recandomi a prendere mia sorella che terminava una lezion di “fitness”), giacchè, fin dal mese di settembre, le luci fulminatesi non sono ancora state sostituite dalla nostra solerte attuale macchina comunale (e mi pare, tra l’altro che il “polo Mazzini” sia la “creme”, il nodo centrale da cui si dovrebbero snodare i progetti varesini per il prossimo EXPO, l’altra bufaletta “all’italiana”). E non solo la via Como soffre di questo: -anche transitando di fronte al vecchi Liceo artistico in Viale Milano – per fortuna mi capita di andarci di rado – il puzzo di orina umana (non animale, ché gli odori si distinguono benissimo) regna sovrano.
    Mi pare che, concretamente, senza slogan, la questione del degrado sia stata più volte denunciata ed abbia prodotto una mozione di Giampiero Infortuna (PD):

    Quindi, “Vivere Varese” potrebbe significare semplicemente “illuminare, laddove si debba illuminare”, “controllare, dove si debba controllare”, siglare un accordo vigile tra il Comune e le forze dell’ordine…ecc. ecc.

    2) Proprio per evitare di proporre castronerie (sono fine: ma “cazzate” andrebbe molto meglio) o di effettuare voli pindarici, senza essere poeti come l’antico greco, stiamo definendo con massima attenzione (bilanci comunali alla mano) il progetto culturale che sarà presentato proprio ai cittadini, chiedendo loro le eventuali integrazioni, puntualizzazioni, ecc. E’ solo questione di (poco) tempo, di pazienza…e l’ ABC verrà fuori… Un mesetto e mezzo…dopo che la Befana avrà “scopato” le sporche strade della città.
    E, sono sicuro, ci sarà chi, forse come Lei, magari affermerà “bella cosa; è cosi semplice, banale!” – sì tanto semplice e banale da non averci pensato. Del resto, io non sono un politico, quindi, già per definizione devo avere qualche marcia in meno dei soliti “lorsignori”.
    Semplice, come l’uovo di Colombo!!! Ma fu Colombo a schiacciare il culo all’uovo per farlo star in piedi. Mica gli altri, quelli del “tanto semplice”!!!

    E la prossima volta, siccome io non nego mai una risposta ed un confronto a nessuno che si ponga in termini civili, dato che pone domande e che si aspetta, dunque, risposte “concrete”, si firmi per esteso, con molta “onesta intellettuale”. Altrimenti “meglio fora se aveste taciuto”! Grazie.

    Bruno Belli.

  8. Giò il 16 novembre 2014, ore 09:58

    Bene! Dopo questa serena risposta mi sento tranquillo e fin da ora trattato “da pari a pari”. Riassumendo: quando la Befana avrà “scopato” le strade di Varese ricolme di immondizia, dopo che il fumo del falò di S.Antonio avrà preso il posto dell’odore di “orina umana (non animale, ché gli odori si distinguono benissimo)” che delle nostre vie è contrassegno assieme a quello dell’immondizia, dopo che Belli col PD locale avrà, al termine di un mese e mezzo di tentativi, “schiacciato il culo” all’uovo di Colombo, altrimenti si rischia di dire “cazzate”, finalmente potremo conoscere il famoso progetto culturale: “l’ABC verrà fuori!”. Naturalmente il tutto condito da minacciosi inviti a firmarmi per esteso, inviti che, ovviamente, vengono estesi solo a me o a quanti, molto educatamente, vedono dei rischi in certe affermazioni e chiedono lumi. Quelli che lodano, lodano, lodano, possono continuare a firmarsi col solo nome o con uno pseudonimo.
    Ma ripeto: chi voleva la dimostrazione di un nuovo corso, ossia di una politica gentile e non arrogante, l’ha avuta nella sua risposta.
    Grazie.
    Giò

    PS
    Ma la calma, non era la virtù dei forti?

  9. r.gervasini il 16 novembre 2014, ore 17:39

    Caro Gio’, immagino chi tu sia e quindi ricordando l’on. Trombetta e l’irraggiungibile Toto’ ripeto l’invocazione “… ma mi faccia il piacere! “.

  10. giovanni dotti il 17 novembre 2014, ore 22:43

    Non vedo la necessità di nascondere la propria identità sotto uno pseudonimo (o nikname come oggi si usa dire) quando ci si rivolge ad una persona fisica con cui si vuole interloquire. In questo caso ammiro la disponibilità e la pazienza del prof. Belli che cortesemente ha voluto rispondere all’anonimo interlocutore, quando avrebbe potuto benissimo ignorarlo. Comunque il signor GIO’ farebbe bene a non abusare ulteriormente della sua e della nostra pazienza, ed usare una terminologia meno volgare e aggressiva. Riservi i suoi strali alle belle iniziative dell’attuale Amministrazione Comunale, che ci costano un sacco di soldi e che non servono a migliorare la vita ai Cittadini di Varese.

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