Lettere

Astuti: il Pd? Un partito più smart

Samuele Astuti

Samuele Astuti

Lo scorso 30 ottobre si è svolta la conferenza organizzativa del Partito Democratico della Provincia di Varese. Si è trattata di un’assemblea molto partecipata, a cui ha preso parte anche il Segretario regionale del PD Alessandro Alfieri.

Le elezioni europee dello scorso 25 maggio hanno sancito, infatti, un ottimo risultato per il Partito Democratico, un successo che ha premiato il cambio di rotta della segreteria Renzi avvenuto a dicembre 2013. Il 40,8% ottenuto alle ultime elezioni è un risultato certamente straordinario ma che, paradossalmente, ci deve spingere ad una serie di riflessioni inerenti l’organizzazione interna del Partito.

Non possiamo in alcun modo, infatti, sederci sugli allori a compiacerci del risultato ottenuto. In una fase post-ideologica come quella che stiamo vivendo, infatti, il consenso elettorale è estremamente fluido (o liquido, per dirla con Baumann) e i flussi elettorali sono molto mobili. Ci troviamo di fronte, cioè, a un elettorato che non sente di poter adottare più un approccio fideistico, dogmatico verso una formazione politica. L’elettore diviene molto più pragmatico, fermo restando la presenza di valori fondamentali e principi di riferimento, soprattutto per quanto concerne le tematiche eticamente sensibili.

Queste considerazioni preliminari mi danno l’opportunità di fare alcune riflessioni sui differenti ruoli di chi partecipa, in vario modo, alle attività del nostro Partito. Durante l’Assemblea sono stati numerosi gli interventi di coloro che hanno rimarcato l’importanza degli iscritti, che rappresentano l’ossatura, l’asse portante del nostro Partito. Essi detengono un bagaglio di competenze, esperienze politiche e amministrative imprescindibili. La dedizione, ad esempio, con cui molti iscritti si prendono cura delle varie feste che popolano la nostra Provincia d’estate rappresenta un esempio per tutti noi.

Nello stesso tempo è emersa la consapevolezza che non si può pensare di riproporre il modello di partito ereditato dal Novecento, attraversato da una crisi che si ripercuote su tutte le grandi organizzazioni partitiche in Europa. Bisogna prendere atto che le forme di partecipazione alla vita pubblica sono fortemente mutate rispetto a prima: oggi le organizzazioni politiche necessitano di canali personalizzati, di proposte operative complementari a quelle tradizionali rappresentate da riunioni, assemblee e congressi di Partito.

In sostanza, quale partito vogliamo? Per usare le parole di Ilvo Diamanti penso si debba guardare con interesse a un “partito ibrido”, in cui la condivisione di idee sui social network e più in generale in rete integri e sia propedeutico alla partecipazione diretta. Tony Blair parlava di “un organismo il più possibile aperto alla società”, in cui a forme tradizionali di militanza si accompagnino modalità diverse di partecipazione. Un partito che si apre alla discussione e diviene quindi più forte e rappresentativo delle numerose istanze della società. Un partito che fa dell’ascolto un suo valore fondante, a patto che non si tratti di un ascolto sterile ma che produce decisione.

Ancora, bisogna impegnarsi per costruire un partito che si impegna a trovare forme innovative di finanziamento per sopperire alla mancanza di fondi pubblici, attraverso le già citate feste e il crowdfunding e che agisca secondo il principio dell’accountability, con un forte senso di responsabilità rispetto alle risorse umane e finanziarie a disposizione.

E infine, ma forse questo è l’aspetto più importante, vorrei un partito non solo “di” giovani ma anche “per” giovani, che possa essere attrattivo per loro: ciò significa rivolgersi a loro con modalità e canali, diversi, più diretti e immediati proponendo forme di aggregazione che non replichino in fotocopia quanto fatto dagli adulti ma che propongano modalità organizzative nuove e più smart.

Il Partito Democratico della Provincia di Varese, tra i primi in tutta Italia ad avviare questo tipo di discussione, non vuole lasciarsi sfuggire l’occasione di definire il suo profilo per presentarsi alle prossime sfide ancora sempre più competitivo e vincente.

Samuele Astuti

Segretario provinciale Pd di Varese

11 novembre 2014
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Un commento a “Astuti: il Pd? Un partito più smart

  1. sandro sardella il 12 novembre 2014, ore 19:34

    in consenso liquido .. fluttua .. sentir parlare di partito come .. formaggini .. il cittadino è
    un consumatore di consenso .. non lasciarsi sfuggire l’offerta .. tot punti .. una smart !!!
    olè .. si cambia .. portarsi avanti .. ma .. c’è posto !!???????????

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